Bari: batteri che producono energia. La ricerca continua

Il dipartimento di Chimica dell’Università di Bari ed il CNR hanno dimostrato che si può creare energia elettrica con alcuni batteri. Tutto ciò grazie alla ricerca.

La ricerca. Grazie ad essa l’uomo cresce e va avanti, scopre cose nuove ed impara nuovi modi per utilizzare ciò che c’è già. A Bari, la chimica ha permesso all’Università ed al CNR, grazie al contributo dell’UE, di scoprire come alcuni batteri fotosintetici possano creare energia elettrica a “zero emissioni” da “sfruttare” per ogni attività umana. Un passaggio importante, anzi fondamentale, nell’ottica del rispetto dell’ambiente e dell’economia circolare.

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Dipartimento di Chimica Università di Bari

A distanza di due anni, siamo tornati sull’argomento con il prof. Gianluca Farinola, docente di Chimica Organica del Dipartimento di Chimica dell’Università di Bari, e con il prof. Massimo Trotta, ricercatore CNR dell’Istituto per i Processi Chimico-Fisici del Dipartimento di Chimica dell’Università di Bari. I loro gruppi stanno svolgendo una serie di test che stanno aprendo nuovi scenari rivoluzionari nella scienza e nella ricerca sull’energia, nell’ottica dell’ecosostenibilità e dell’economia circolare.

Ritorniamo a parlare della ricerca in corso nei vostri laboratori, in merito alla produzione di energia elettrica attraverso i batteri. A che punto oggi è quella ricerca?

Trotta: «I batteri fotosintetici sono l’unico tipo di organismo sulla Terra capace di raccogliere l’energia e conservarla. Tutti gli altri la usano o la dissipano in altre attività, come per esempio il calore. Gli organismi fotosintetici sono quelli che riescono ad invertire il processo di degradazione di energia. Per questa ragione sono considerati i prossimi salvatori del clima».

Da sinistra a destra: Nicoletta Mezzina (student), Gabriella Leone (PhD student), Giorgio Rizzo (phd studenti), Nicola Zappimbulso (phd student), Angela Punzi (ricercatrice UNIBA), Omar Hassan Omar (ricercatore CNR-ICCOM), Francesca Zonno, Danilo Vona (postdoc), Roberta Ragni (ricercatrice UNIBA), Alessandra Operamolla (ricercatore UNIBA), Maria Capozzi (ricercatrice UNIBA), Stefania Roberta Cicco (ricercatrice CNR-ICCOM), Gianluca Maria Farinola (professore ordinario)

Farinola: «Il progetto europeo è stato finanziato da Future and Emerging Technologies, una linea di finanziamento specializzata nel finanziare idee fortemente innovative ma anche fortemente a rischio della riuscita tecnologica, che però nel caso in cui dovessero rivelarsi effettivamente applicabili, avrebbero un impatto molto grande, potrebbero cambiare alcuni aspetti della tecnologia. L’UE ha scommesso 3 milioni di euro su cinque gruppi: due gruppi francesi, due gruppi svedesi e quello nostro italiano. Nel progetto entrano anche chimici e studiosi delle piante perché l’idea è estesa non soltanto ai batteri fotosintetici ma anche alle alghe ed alle piante superiori. È un’indagine a tutto campo».

Grazie a queste ricerche, dunque, possiamo ambire ad una vita completamente ecosostenibile…

Farinola: «Giusto. Per esempio: l’energia prodotta dai pannelli solari è considerata pulita, ma il pannello è fatto in silicio, che è un materiale artificiale che costa molto produrlo. Se al suo posto ci fosse una colonia batterica che nel corso della sua normale esistenza producesse energia elettrica, avremmo un processo ad impatto zero. Con questo progetto stiamo cercando di convincere i batteri a fare ciò che serve a noi. Tutto ciò lo facciamo grazie ai nostri ragazzi. Loro sono una priorità formativa. Per questo sono apprezzati a livello internazionale».

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Il gruppo del CNR. A sinistra, Michele Di Lauro (Visiting Scientist Dip. Scienze della Vita Univ. Modena e Reggio), al centro Massimo Trotta e Simona la Gatta, a destra Francesco Milano

Trotta: «Nel mondo della scienza, stiamo sempre sulle spalle di qualcun altro. Io e Gianluca siamo sempre coadiuvati da colleghi, collaboratori, studenti, borsisti che gravitano intorno a questi progetti di ricerca e che dal mondo accademico ricevono un riconoscimento con le pubblicazioni e con le tesi di laurea, ma al di fuori dal mondo accademico sono meno riconosciuti. Noi che siamo i coordinatori tendiamo ad essere più presenti, ma loro sono la vera anima delle ricerche, quelli che fanno il lavoro sporco ma indispensabile».

Tre di loro, la dottoranda Gabriella Puscemi di Palermo, il tesista Davide Schirone ed il laureando Marco Mossuto, entrambi di Bari, ci hanno spiegato entusiasti i loro ruoli all’interno del progetto.

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Angela Agostiano, prof. ord. di Chimica-Fisica Dip. di Chimica Università di Bari – presidente Società Chimica Italiana

Nella ricerca, Bari è avanti. Tanti ex studenti ora ricoprono incarichi di prestigio in contesti prestigiosi internazionali. Al Dipartimento di Chimica di Bari, per esempio, insegna la prof.ssa Angela Agostiano, presidente della Società Chimica Italiana; lo stesso Farinola è presidente della Divisione di Chimica Organica della Società Chimica Italiana e dell’EuCheMS, la Società dei Chimici Organici Europei, mentre Trotta è vicedirettore della rivista scientifica italiana Sapere. Nell’ambito della fotobiologia, lo studio degli effetti della luce solare ed artificiale sui sistemi biologici, Bari ha ospitato lo scorso anno il congresso italo-francese, mentre quest’anno ad ottobre ospiterà il congresso mondiale di fotobiologia dove Farinola e Trotta parteciperanno attivamente.

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La Chimica, ritenuta causa di tutti i mali, è fondamentale anche per guarirli. Se ricerca, investimenti e risorse umane “generano” le scoperte, politica ed informazione le “conducono” fuori dai laboratori.

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