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Chimica verde e ricerca, il futuro del risparmio energetico

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Chimica verde e ricerca green sono fondamentali per sviluppare nuovi materiali a basso impatto ambientale e nuovi sistemi energetici rinnovabili

La chimica verde è il futuro del risparmio energetico.

La chimica è un aspetto importantissimo della natura e della vita in generale. I processi chimici, si sa, sono alla base dell’esistenza. Ma oggi, la chimica ha un ruolo fondamentale anche nella ricerca di nuovi materiali biocompatibili ed ecocompatibili. Grazie alla ricerca, si stanno sviluppando nuovi sistemi per ridurre i consumi energetici e produrre nuove fonti di energia rinnovabili a basso costo. In questo senso, la ricerca nelle Università e nelle aziende è indispensabile per l’ecosostenibilità. Da qui la nascita della chimica verde.

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Chimica. Ieri un danno, oggi una risorsa con la chimica verde

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Angela Agostiano, prof. ord. di Chimica-Fisica Dip. di Chimica Università di Bari – presidente Società Chimica Italiana

«Oggi la chimica non ha molto consenso perché le vengono addebitati una serie di grandi problemi ambientali, peraltro giustificabili». Ad esprimere questo giudizio Angela Agostiano, professore ordinario di Chimica-Fisica presso il Dipartimento di Chimica dell’Università di Bari nonché presidente della Società Chimica Italiana. Che chiarisce: «Ma la chimica, che era quella del petrolio, è molto cambiata negli ultimi anni. È diventata sempre più legata alla molecola ed alla comprensione del sistema. Noi chimici ci muoviamo sempre partendo dalla progettazione, tenendo conto delle direttive e delle necessità contingenti della società. Uno dei nostri obiettivi oggi è che la chimica verde, una chimica che metta al servizio di tutte le aree e di tutte le discipline che mirano ad uno sviluppo sostenibile».

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Green Chemistry, alla ricerca del risparmio energetico

«La cosiddetta chimica verde, la green chemistry – spiega la prof.ssa Agostiano – non è soltanto realizzare nuovi prodotti per l’energia, ma anche una ricerca nel campo dei materiali che produca pure efficienza energetica. In questo, il nostro impegno è globale. Siamo assolutamente favorevoli all’idea che l’energia sia a basso costo e sia per tutti. Questo obiettivo si può ottenere soltanto se riduciamo i consumi, creiamo un codice ed indirizziamo la nostra ricerca verso un orientamento sociale che consenta di poter sfruttare l’energia a basso costo».

La ricerca sulla chimica verde. Il motore immobile di tutto

La ricerca green in Italia a che punto è oggi?

«In Italia siamo abbastanza avanti nel campo delle energie rinnovabili. La chimica verde è un grosso motore. Ci sono gruppi impegnati su materiali molecolari alternativi, su fonti alternative di energia; lavoriamo moltissimo sulla catalisi. L’anno scorso, abbiamo aderito al documento di Parigi sull’ambiente prendendo una posizione netta sui danni che può dare un certo tipo di chimica e sul percorso da seguire per poter mantenere il controllo ambientale.

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Il problema più grande, invece, è il collegamento tra università ed aziende. La ricerca aziendale sulla chimica sostenibile non segue lo stesso percorso di quella universitaria. Ci sono investimenti ma non sempre incontrano l’Università. Ci sono però dei segnali: PON per dottorati industriali per far incontrare la ricerca ed i giovani con le aziende. Il legame tra le aziende e la ricerca anche nel campo della chimica verde è ancora legato ai contatti singoli dei ricercatori, non è ancora una cosa strutturata».

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Finanziare la ricerca, il caso Italia ed il caso Europa

Come si sostiene la ricerca?

«In Italia l’investimento nella ricerca è il più basso in Europa. In questo momento, non abbiamo una ricerca di base finanziata. Soprattutto nell’Università, per cui i ricercatori devono perennemente cercare finanziamenti perché non c’è un piano a lungo termine. È difficile anche in Europa. Con Horizon 2020, l’Europa ha dato delle priorità alle aziende, ma non sempre rispondono nella maniera giusta. Per cui, la percentuale di successo è ridicolamente bassa. Tant’è vero che l’Europa ha inviato un questionario per capire quali sono i problemi, perché evidentemente la valutazione dei progetti non funziona. Con una preparazione universitaria eccellente, i nostri giovani emigrano all’estero, dove trovano lavoro, ottengono finanziamenti, costruiscono gruppi di ricerca ed utilizzano attrezzature che in Italia non possiamo permetterci. La ricerca applicata, invece, finanziata dalle regioni, veicola gli investimenti solo verso alcuni specifici settori, a discapito della ricerca di base».

La ricerca è indispensabile. Gli investimenti ed i rapporti stretti tra ricercatori, Università ed aziende potrebbero sviluppare potenzialità enormi se solo la politica ed il governo avessero un approccio più “sostenibile”.

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