Riciclo: le retine delle cozze si possono riutilizzare

Anche le cozze danno una mano ai progetti plastic free. Uno studio ENEA ha dimostrato che si può dare nuova vita al polipropilene utilizzato per allevare i mitili.

Riciclo: a Polignano si sperimenta il cestino mangiaplastica

Anche le retine delle cozze si possono riciclare. Il polipropilene, il materiale che compone la retina utilizzata per la produzione di cozze, può essere recuperato e riciclato. Il procedimento è stato sviluppato dall’ENEA, su incarico dell’A.M.A., Associazione Mediterranea Acquacoltori che riunisce circa il 70% di miticoltori italiani, e finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo.

Il dott. Eraldo Rambaldi, direttore dell’A.M.A. , spiega ad Ambient&Ambienti in cosa consiste il progetto.

cozze mitili allevamento plastica polipropilene
Il polipropilene, il materiale che compone la retina utilizzata per la produzione di cozze, può essere recuperato e riciclato. Il procedimento è stato sviluppato dall’ENEA, su incarico dell’A.M.A., Associazione Mediterranea Acquacoltori

«Nell’ambito delle iniziative che l’Associazione porta avanti per la valorizzazione e la crescita sostenibile della molluschicoltura nazionale, abbiamo di recente sottoscritto una convenzione con l’ENEA, e più precisamente con il Laboratorio di Biodiversità e Servizi Ecosistemici nella persona del dott. Loris Petrelli, finalizzata alla classificazione e modalità di recupero delle retine per mitilicoltura, attualmente in uso durante le diverse fasi di allevamento delle cozze sia in mare che in ambienti lagunari.

In estrema sintesi – spiega Rambaldi – , il progetto intende caratterizzare il materiale organico associato alle retine derivante dalla lavorazione (bisso e frammenti di mitili), valutare gli effetti di eventuali processi di degradazione e la possibilità di recupero e riutilizzo del polimero, sviluppare un processo di trattamento, prevalentemente chimico, per consentire la rimozione della componente organica aderente alle retine ed infine valutare i costi/benefici derivanti dai risultati del progetto in termini di riciclo e riutilizzo delle retine per cozze. I risultati dell’indagine dovrebbero consentire la possibilità di un più agevole riuso delle retine utilizzate dai mitilicoltori, con un minor impatto verso l’ambiente marino ed un orientamento verso sviluppi di sistemi di economia circolare del polipropilene utilizzato».

Leggi anche: Inquinamento: come usare i mitili, veri depuratori naturali, per bonificare l’acqua

I mitili spazzini del mare?

I mitili dunque sono depuratori naturali: oggi possono rappresentare la soluzione migliore per pulire fiumi e mari? Per i curatori del progetto, senza dubbio.

«I molluschi bivalvi oggetto di allevamento, mitili, vongole veraci e ostriche – continua Rambaldi – , in quanto organismi filtratori e allevati secondo metodi estensivi, sono in grado di sottrarre dall’ambiente significative quantità di nutrienti, principalmente azoto e fosforo, oltre alla CO2, utilizzata per la formazione dei gusci. Ben altre sono le azioni da intraprendere per ridurre l’inquinamento dei nostri fiumi e mari, ma sicuramente le pratiche colturali della molluschicoltura possono dare un contributo alla riduzione del carico trofico di determinate aree costiere. I molluschi bivalvi in alcuni casi, non nel nostro Paese, sono utilizzati anche per le loro proprietà di “depurazione” delle acque del mare. In questo caso però, a causa della possibilità di accumulo di sostanza dannose alla salute umana, non sono utilizzati per il consumo alimentare».

Leggi anche: Polesine, Rovigo: un territorio protetto dove la natura dà spettacolo

Riciclo: dalle cozze un progetto plastic-free

Le materie plastiche sono il male più grande per il mare e la pesca: un progetto come quello da curato da ENEA ed A.M.A. può servire ad eliminare la plastica già presente nelle acque? Il dott. Rambaldi non ha dubbi«Le materie plastiche presenti nei mari e negli oceani rappresentano uno dei principali mali di tali ambienti, oltre agli inquinanti chimici agli impatti antropici e ai cambiamenti climatici, e per tale motivo la nostra Associazione da diversi anni si concentra con massimo impegno verso pratiche di allevamento sostenibili, nuove tecnologie a ridotto impiego di prodotti plastici e verso una maggiore sensibilizzazione dei nostri operatori verso pratiche a maggiore sostenibilità a cui si associano una migliore qualità del prodotto e dell’ambiente di allevamento. In tale ottica AMA è impegnata in progetti verso un uso più sostenibile delle retine per la mitilicoltura, vedi studio ENEA, verso progetti di messa a punto di tecniche innovative di allevamento che non necessitano delle plastiche, sulla definizione di siti idonei per lo sviluppo del settore e valorizzazione dei servizi ambientali collegati alla molluschicoltura».

Leggi anche: Eliminare plastica con la pesca e il turismo

Polignano e il cestino mangiaplastica

Seabin bidone contro inquinamento marinoRiciclare la plastica e fermarne la produzione sono l’imperativo di oggi. Ma l’invasività delle materie plastiche nel mare costringe le nazioni ad escogitare nuovi sistemi per raccoglierla. Alcuni Paesi, come l’Italia, si sono affidati al seabin. Il cestino galleggiante che filtra l’acqua raccogliendo anche le microplastiche. Molto efficace nei porti, in questi giorni è stato installato anche a Polignano a mare. Ci sono altri progetti ad hoc, come la pesca della plastica con i pescherecci, che però attendono una normativa da parte dello Stato che autorizzi e regolamenti queste pratiche.

Leggi anche: Pesca dei rifiuti in mare a Manfredonia: tra 400 kg di immondizia, spunta una tartaruga

Articoli correlati