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Pesca dei rifiuti in mare a Manfredonia: tra 400 kg di immondizia, spunta una tartaruga

La Pesca dei rifiuti a Manfredonia ha totalizzato un poco invidiabile bottino: plastica, reti per cozze, ma anche una tartaruga caretta caretta. Una filiera di buone pratiche utile anche per i pescherecci

Più che di una pesca miracolosa, si è trattato di una pesca della vergogna: sulla banchina del molo di Ponente del porto di Manfredonia, nel Foggiano, i 10 pescherecci coinvolti nell’ultima tappa dell’iniziativa della pesca dei rifiuti, che rientra nel progetto europeo Clean Sea Life, hanno riversato il contenuto di 20 sacchi contenenti ciascuno dai 20 ai 25 kg di rifiuti.

Pesca dei rifiuti, una iniziativa condivisa

Nella paranza dell’inquinamento marino a largo della città del Golfo sipontino (così come nel resto d’Italia) c’è di tutto: dagli scarti dell’attività di pesca (retine per la mitilicoltura, scampoli di reti e lenze perse o abbandonate in mare) a flaconi di detersivi, passando per le immancabili buste e bottiglie di plastica. Tutta roba raccolta durante la Pesca dei rifiuti.

Intrappolata tra gli oltre 400 kg di immondizia, anche una tartaruga caretta caretta, tratta in salvo dai pescatori e affidata alle cure del Centro di recupero tartarughe marine di Manfredonia, che ha operato insieme ai volontari di Legambiente e MedSharks; recuperato in queste condizioni, l’esemplare è diventato l’emblema di ciò che l’uomo sta facendo al suo mare: ne sta limitando le risorse, soffocandone gli spazi vitali con plastiche e rifiuti di sorta.

«Il progetto Clean sea life ha un duplice obiettivo – spiega Federica Barbera (Aree protette e biodiversità Legambiente) – da una parte sensibilizzare la collettività sui danni dell’inquinamento marino; dall’altro, coinvolgere le categorie degli operatori del mare in attività concrete di pulizie. A Manfredonia stiamo lavorando in sinergia con le istituzioni, avviando un percorso condiviso che mira a costruire una filiera di buone pratiche per lo smaltimento dei rifiuti sbarcati dai pescherecci».

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Pesca dei rifiuti ok in Europa, ma in Italia…

La pesca di rifiuti è una pratica sperimentata con successo nel Nord Europa; in Italia, però, la mancanza di norme e procedure specifiche impedisce che questo tipo di attività si svolga regolarmente: in assenza di una filiera a terra che ne assicuri lo smaltimento, i copertoni, bidoni, bottiglie, reti abbandonate e sacchi di plastica che finiscono nelle reti vengono spesso rigettati in mare. L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto Clean Sea Life, cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma LIFE, che ha l’obiettivo di contrastare l’accumulo dei rifiuti marini lungo le coste italiane attraverso azioni di sensibilizzazione e la diffusione di buone pratiche di gestione fra gli operatori e autorità locali, regionali e nazionali, in collaborazione con i partner CoNISMa, Fondazione Cetacea, Legambiente, MedSharks, MPNetwork.

I rifiuti recuperati in questa particolare battuta di pesca sono stati differenziati e sottoposti ad un primo monitoraggio in loco, per poi essere conferiti in modo idoneo per effettuarne una più compiuta caratterizzazione. «Siamo molto orgogliosi di aver messo insieme i partner del progetto», spiega l’avvocatessa Innocenza Anna Starace, assessore all’Ambiente del Comune di Manfredonia. In mare o a riva, infatti, hanno collaborato, ognuno secondo le proprie competenze, il Comune di Manfredonia, la Capitaneria di Porto di Manfredonia e l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale.

Un codice per ogni rifiuto

Grazie alla sinergia tra istituzioni locali sarà possibile raccogliere informazioni sulla natura e quantità di rifiuti presenti sui fondali e mettere a punto un sistema per la loro gestione e smaltimento. «Attraverso progettualità come questa, sarà possibile attribuire un codice ai rifiuti che vengono dal mare. Per il Comune, infatti, è importante che attraverso questo tipo di campionamento, si riesca a far comprendere alla Regione e al Ministero competente che tali rifiuti non sono del Comune», puntualizza Starace. «Sono di tutti: smaltirli ha un costo che i Comuni, da soli, non possono sostenere».

Il progetto Clean Sea Life è iniziato a settembre 2016 e terminerà nel 2020.

 

(Copyright riservato: le immagini sono di proprietà di Maria Grazia Frisaldi)

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