
La riforestazione e il rimboschimento sono ora la priorità per poter sopravvivere sulla Terra.
Il progetto è ambizioso, importante e sostenibile. Il motore di ricerca Ecosia devolve l’80% dei ricavi prodotti dagli annunci pubblicitari che compaiono durante le normali ricerche, per riforestare i territori del mondo devastati da calamità naturali e dall’uomo.
Leggi anche: E’ nato Ecosia, il motore di ricerca ecologico
Web ecologico: Ecosia, il browser green

Fondato da Christian Kroll a dicembre in Germania, il browser è nato contestualmente alla “Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2009” tenutasi a Copenaghen.
Grazie ad accordi con il WWF, Yahoo, Bing e Chrome, il sistema permette di promuovere la cultura green, partecipando anche ai programmi ecosostenibili internazionali The Nature Conservancy e Plant a Billion Trees. Il sistema, a detta del suo fondatore, utilizza energia prodotta da fonti alternative e rinnovabili e neutralizza la produzione di CO2, non solo quella prodotta dalle infrastrutture del sistema ma anche quella prodotta dagli utenti attraverso i progetti di compensazione del carbonio.
Leggi anche: Ecosia, il portale green sfida Google
Dopo 10 anni di attività, il progetto Ecosia è cresciuto molto, migliorando il sistema ed investendo ulteriori risorse, tanto da raggiungere e superare la quota di 66 milioni di alberi ripiantati nel mondo.
Ma c’è qualche perplessità sul sistema di gestione green del browser. Pur promuovendo l’ecosostenibilità, sembra che le infrastrutture fisiche utilizzate non siano tutte effettivamente “green”. Alcuni server a cui si appoggia non sono alimentati da fonti energetiche totalmente sostenibili. Inoltre, il fatturato ed il bacino d’utenza prodotto da Ecosia non è paragonabile alla forza economica e sociale di Google; quindi, difficile pensare che Ecosia possa “imporre” la sua ideologia alla livello globale e ad avere i fondi necessari per far piantare gli alberi e pagare i dipendenti e tutte le spese di gestione. Resta comunque un progetto molto interessante che deve far scuola, da apripista, agli altri, soprattutto ora che il polmone verde del mondo è in grave pericolo.
Leggi anche: Clima: caldo estremo, la Teoria di Gaia è vera
L’Amazzonia va a fuoco

Da tempo, l’Amazzonia è nelle mire della speculazione. Con un territorio che supera i 7 milioni di chilometri quadrati, la Foresta Amazzonica occupa il 65% del Brasile e si estende in Colombia, Perù, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Guyana, Suriname e Guyana francese. Negli anni Quaranta del Novecento, i governi decisero di sfruttarne le risorse forestali e minerarie. Nel corso degli anni, furono costruiti villaggi, strade e campi aumentando rapidamente la deforestazione. Con il nuovo millennio, i governi, la comunità internazionale e gli ambientalisti sono riusciti a fermare queste dinamiche, arginando anche gli illeciti e la speculazione. Ma la riserva mondiale di biodiversità e di ossigeno da alcune settimane è sotto attacco. Numerosi incendi sono stati appiccati in vari punti durante l’estate per ottenere nuovi pascoli e terreni agricoli e nuove aree per attività umane. Il governo Bolsonaro, decisamente poco ambientalista, dopo un primo momento, ha inviato l’esercito a spegnere i roghi e chiesto aiuto alla comunità internazionale.
Leggi anche: Amazzonia in fiamme: a rischio il 20% dell’ossigeno del Pianeta
Il rimboschimento nel mondo
Grazie ad un maggiore rispetto trasversale dell’ambiente, oggi ci sono progetti, non sempre ben compresi e condivisi da alcuni, mirati a piantare alberi sia nelle città e sia in zone abbandonate, prive di vegetazione.
Il sito treedom, secondo quanto dichiarato, è l’unica piattaforma web al mondo che permette di piantare un albero, in un punto qualsiasi del mondo, e seguirlo a distanza online. Il sito, nato nel 2010 a Firenze ha già piantato 600mila alberi in Africa, Italia, America Latina e Asia. Tutto ciò, grazie ai contadini locali.
Con l’iniziativa “Green Legacy”, l’Etiopia ha piantato in un solo giorno 350 milioni di alberi. L’idea è ricreare il patrimonio forestale perduto a causa del climate change e delle attività umane. L’obiettivo di quest’anno è piantare 4 miliardi di alberi in tutto il pianeta.
In Colombia, a Medellin, l’amministrazione comunale ha realizzato 30 corridoi verdi in diverse zone urbane. Così, l’area urbana, dove vivono 4 milioni di persone, ha abbassato di 2 gradi, e persino di 3 gradi in alcuni quartieri, la temperatura cittadina. In questo modo, hanno ridotto drasticamente l’utilizzo di condizionatori, i decessi connessi con l’inquinamento ed il caldo ed evitato le isole di calore.
L’Australia, invece, intende piantare entro il 2050 un miliardo di alberi. in questo modo ridurrebbe drasticamente l’inquinamento prodotto anche a causa dell’utilizzo ancora eccessivo di carbone.
Il rimboschimento in Europa

C’è una grande attenzione al verde in molti Paesi europei, nel Regno Unito e nei Paesi Scandinavi, così come nei Paesi del centro e dell’Est Europa.
La Francia, per sopperire all’avanzata della siccità ed allo spostamento progressivo e naturale delle foreste verso Nord, ha deciso di acquistare dai Paesi del Sud i semi di piante naturalmente più resistenti alla siccità e alle temperature più elevate. In questo modo, il Governo intende ripristinare la vegetazione cancellata dai cambiamenti climatici. Si calcola che la foresta francese catturi un sesto della produzione di gas serra della nazione.
Leggi anche: Giardini urbani: a Parigi proposta di legge per aumentare il verde pubblico
Il noto imprenditore tedesco Paul Gauselmann, invece, in occasione del suo 85esimo compleanno, ha donato 85mila alberi da piantare in tutto il mondo.
Il rimboschimento in Italia
In Italia, a Bari prosegue la piantumazione di alberi nel centro abitato. A breve sarà pronto il nuovo parco urbano nell’area dell’ex caserma Rossani con 192 alberi, mentre a Firenze sono previsti sgravi sulla tassa dei rifiuti a chi pianta alberi. anche San Marino propone di piantare alberi, adottandoli. Il sindaco di Orvieto, invece, ha ricevuto una mozione della Lega-Salvini che propone il progetto di piantare un albero ogni bambino nato o adottato. A Milano, associazioni ed aziende donano alla città alberi e piante al termine degli eventi.
Leggi anche: Bari: verde in città, il Bilancio arboreo di Bari tra luci e ombre
Insomma, in ogni parte del globo si piantano alberi, lo sanno tutti che sono necessari per la vita sulla Terra. Ma perché in altre zone, anche molto vicino a noi, vengono eliminati chirurgicamente? Perché una parte della popolazione non vuole il verde sotto casa ma lo pretende durante le ferie e le vacanze?


