Xylella, con la Pac i tensioattivi giocano un ruolo strategico

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Cambiare approccio per una gestione più sostenibile della Xylella

 

L’impiego dei tensioattivi per contrastare la diffusione della Xylella risponde anche al nuovo fabbisogno della Pac. I contributi per gli agricoltori sono cambiati e si favoriscono gli inerbimenti. Cioè i coltivatori vengono pagati ad ettaro non tanto per la presenza di olivi quanto per gli olivi inerbiti”.

Cosa significa? Almeno una cosa: l’impiego dei tensioattivi può trovare “applicabilità” in quanto gli agricoltori non perdono le condizioni per accedere ai finanziamenti comunitari.

“Se la Regione Puglia obbliga a lavorazioni che precedono la data prevista dall’Ue per elargire i contributi, si crea la situazione critica per cui i coltivatori, per rispettare un obbligo, devono rinunciare a un finanziamento mentre con i tensioattivi si possono fare dei trattamenti invernali sull’erba che riescono ad azzerare la presenza giovanile della sputacchina senza perdere i finanziamenti”.

A spiegarcelo, con la precisazione che “i tensioattivi non hanno un impatto ambientale comparabile con i pesticidi o con l’olio essenziale di arancio”, il prodotto biologico principalmente impiegato per i trattamenti fitosanitari sugli ulivi, è Gianluigi Cesari, ricercatore esperto di agricoltura e sviluppo rurale che da anni collabora agli studi sulla Xylella fastidiosa.

“Siamo davanti a una possibile una svolta” ci dice osservando che “dopo 10 anni finalmente si sta cominciando a fare un bilancio della validità dei protocolli che sono stati finora applicati”. Non solo. Ribadisce quanto diventi importante “cambiare strategia per il controllo delle infezioni come ha spiegato il prof. Porcelli”, entomologo dell’Università di Bari.

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Cosa dice la PAC

Dal 1 gennaio è in vigore la nuova Pac (politica agricola comune) che ha introdotto alcune modifiche per contribuire al conseguimento degli obiettivi del Green Deal europeo. Ciò include l’introduzione di regimi ecologici, che incentiveranno maggiormente le pratiche agricole rispettose del clima e dell’ambiente e investiranno sul verde.

UE bandiera
L’Ue premia gli agricoltori se mettono in atto tre pratiche obbligatorie a beneficio dell’ambiente e in particolare del suolo e della biodiversità (Foto di Pexels da Pixabay)

In particolare l’Ue premia gli agricoltori se mettono in atto tre pratiche obbligatorie a beneficio dell’ambiente e in particolare del suolo e della biodiversità:

  • Diversificazione delle colture: una maggiore varietà di colture rende più resilienti il suolo e gli ecosistemi.
  • Mantenere prati permanenti: i prati favoriscono il sequestro del carbonio e tutelano la biodiversità (habitat).
  • Destinare il 5% dei seminativi a zone che favoriscono la biodiversità: aree di interesse ecologico (EFA), ad esempio alberi, siepi o terreni lasciati a riposo che migliorano la biodiversità e gli habitat.

Tra i vari criteri premiali destinati agli agricoltori c’è l’Ecoschema 2 che garantisce il pagamento di 120 euro ad ettaro a quelle aziende che hanno superfici occupate da oliveti, vigneti, frutteti, agrumeti, frutta a guscio, che prevedono l’inerbimento del terreno perché questo:

  • incrementa la biodiversità,
  • riduce il rischio di erosione,
  • riduce l’inquinamento aumentando l’immagazzinamento di carbonio nel suolo.

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Controllare l’infezione al primo pasto della Sputacchina

“Occorre una nuova strategia integrata nel controllo delle infezioni da Xylella”. Lo ha dichiarato il professore Francesco Porcelli, entomologo del Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti dell’Università di Bari.

“Occorre una nuova strategia integrata nel controllo delle infezioni da Xylella”. Lo ha dichiarato il professore Francesco Porcelli, entomologo del Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti dell’Università di Bari (foto Pixabay)

Dagli studi condotti in collaborazione con Alessandro Petrontino, Angela Maria D’Uggento, Annalisa De Boni, Cristiano Tamborrino, Domenico Valenzano, Francesca Garganese Giovanni Ottomano e Ugo Picciotti (Uniba), Angela Martinadonna, Fasma Diele (Cnr Iac), Iole Armenise (Cnr), Antonella Liccardo (Unina Federico II) e Annalisa Fierro (Cnr Spin), emerge che il controllo della trasmissione nelle aree infette e in quelle esenti può rallentare in modo significativo l’invasione di Xylella fino a fermare l’invasione del patogeno se si agisce tempestivamente. “L’efficacia del controllo dell’infezione – ha precisato il professore Porcelli – dipende dalla morte del vettore alla prima alimentazione”.

Il Philaenus spumarius L. (Sputacchina) regola l’invasione di Xylella fastidiosa pauca ST53 (Xf), infettando piante in Italia. Gli alberi infetti sono serbatoi del patogeno e sostengono i cicli annuali di invasione di Xf, attraverso l’acquisizione e la diffusione da parte di vettori residenti. I vettori causano danni più che proporzionali al loro numero, propagando il patogeno nel tempo e nello spazio più di una volta per vettore. Allo stato attuale, la soglia di azione per il controllo dei vettori è inaccettabilmente bassa nella pratica, dato che ogni vettore può acquisire Xylella anche solo assaggiando una pianta infetta e moltiplicare le infezioni nella finestra di vita degli adulti. “Il nostro approccio – spiega l’untomologo – suggerisce di controllare l’infezione 1 (la prima trasmissione che porta al processo infettivo su una pianta indenne), riuscendo a uccidere ogni vettore al momento della sua prima alimentazione su olivo con fattori di mortalità fisici, chimici e biologici. L’azione tenta di ridurre alla proporzionalità diretta ogni capacità di infezione del vettore”. Unna scarsa popolazione di vettori renderà rare le acquisizioni e le trasmissioni, portando all’isolamento del batterio nelle piante infette. La morte progressiva delle piante malate ridurrà la malattia a pochi focolai attivi, semplificandone la gestione.

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