Polignano a Mare: Costa Ripagnola, parla Mimmo Lomelo – Prima parte

costa ripagnola
Il presidente regionale dei Verdi Mimmo Lomelo

Mimmo Lomelo, che attualmente ricopre la carica di Presidente regionale dei Verdi, nel 1997 era consigliere regionale della Regione Puglia. È stato colui il quale ha proposto, e ha fatto inserire nella legge regionale n. 19, l’emendamento che istituiva il parco naturale di Costa Ripagnola. Qualche giorno fa, ha depositato un esposto in tribunale, insieme all’architetto Caterina Bianco, presidente dell’associazione Pastori della Costa, che ha permesso alla Procura di Bari di aprire un’inchiesta. Su delega, i Carabinieri Forestali hanno acquisito l’intero fascicolo nella sede dell’Assessorato regionale all’Ambiente, compresa la relazione dell’ingegnere Barbara Valenzano che segnalava alcune criticità. La Procura vuole capire se ci sono stati illeciti in tutto l’iter burocratico.

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Sono passati 22 anni, come si è arrivati a questo punto?

«Ebbi quell’opportunità e cercai di sfruttarla, nonostante ci fosse un’amministrazione regionale di centrodestra, presieduta da Salvatore Distaso, che portò in aula questa proposta sulla aree naturali protette regionali. Nell’emendamento A7 era sottoposta ad area naturale protetta la fascia a valle della SS16, per delimitarla. Naturalmente, tutti i parchi regionali, poi, hanno bisogno di una procedura che prevede la perimetrazione e quindi l’istituzione con un disegno di legge delle stesse aree. Perché 22 anni? Intanto, non sono 22 anni. Quando ci fu la vittoria nel 2005 di Nichi Vendola e del centrosinistra, nel 2006 convocando una conferenza di servizi. Allora l’assessore all’Ambiente era Michele Losappio. All’epoca, i rappresentanti di Polignano, il sindaco Simone Di Giorgio, storsero il naso e quindi due sedute di conferenza di servizi non andarono a buon fine, perché c’era il timore che potesse essere bloccata tutta l’attività urbanistica. Quindi, noi non arrivammo in quella conferenza di servizi, aperta e mai chiusa, e non arrivammo ad una determinazione. Chiesi al collega Losappio di tenerla aperta nella speranza che gli amministratori dell’epoca, che era una giunta di centrosinistra, si convincessero a fare marcia indietro.

Devo dire che, ahimè, non avvenne. L’idea era di perimetrare con le carte, dopo un po’ di tempo nella discussione, naturalmente le aree non costruite, le aree non colpite da eventuali edificazioni o piani di lottizzazione. Le aree sono molto semplici: vanno da Cozze fino a San Giovanni, Cala Fetente, e poi vanno da Portalga fino al confine con Monopoli, Torre Incina. Sono due pezzi di costa ancora intonse, ci sono dei trulletti, dei depositi, sono due pezzi che raccontano visivamente l’immagine di una classe che non c’è più, che si è estinta per età, che era la classe bracciantile che andava là e faceva attività agricola; lì era pieno di fichi d’india, di fichi, coltivavano le patate, i pomodori… Col passare degli anni ci sono stati alcuni insediamenti non proprio in regola con il piano regolatore, che sono i campeggi Ripagnola, Royal Camping, poi Villaggio Adriatico e poi qualche altra cosa a San Giovanni e a San Vito, cioè le frazioni dove hanno costruito… È evidente che quelle non possono rientrare nell’area naturale protetta, devono essere stralciate. Si tratta di mettersi a tavolino e verificare le due zone ancora intonse e di salvaguardarle per evitare che si facciano altri scempi».

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Con una situazione del genere, con una legge che autorizza l’istituzione di un parco, come mai sono stati accettati i progetti della Serim e soprattutto quello della Giem che non viene mai menzionato?

«Perché il Piano Regolatore del 1979 prevedeva ben 24 milioni di metri cubi di cemento sulla fascia costiera. Erano insediamenti delle grandi famiglie di imprese edili di Bari che investivano per fare o multiproprietà o villaggi da costruire a valle della SS16. Nel corso degli anni è accaduto che con l’assessore all’Urbanistica Angela Barbanente,  ci si è convinti a spostare a monte della SS16 gli insediamenti, uno nella zona di Pozzo Vivo Torre Incina, della famiglia De Gennaro, e l’altra a Ripagnola, della famiglia Andidero. Hanno accettato, hanno fatto un accordo di programma e si sono spostati a monte. Naturalmente, la soddisfazione dopo tanto tempo è stata che nella conferenza di servizi del 29 luglio 2019, perfino Vittorio Andidero ha detto: “io ho capito con molto ritardo il valore aggiunto che può darti un’area naturale protetta con quelle caratteristiche; e quindi il mio investimento assume un valore superiore a quello che io faccio. Pertanto, sono e rimango convinto dell’area naturale protetta con la disponibilità ad utilizzare con dei lidi (mi pare ovvio, perché c’è in piedi anche il piano delle coste) la zona a valle e quindi il mare per i viandanti o i turisti, per gli ospiti che noi avremo.”. Ora dico, si sono convinti due grossi imprenditori di Bari a spostarsi a monte e poi viene uno che, in barba ai vincoli che ci sono, e sono pesanti, a una legge regionale, decide di stravolgere completamente quei trulli che sono una bellezza unica sulla fascia costiera».

Nella Legge Regionale n. 19 del 1997 si parla anche dei “Laghi di Conversano”. Sembra che l’area dei laghi confini con Costa Ripagnola. Ci sarebbe un lembo di terra di circa 500 metri che divide le due zone. Il Comune di Conversano ha proposto di far rientrare i laghi nel parco costiero di Costa Ripagnola…

«Quella dei laghi di Conversano non è un’area naturale protetta. Fanno parte di un progetto precedente che era “Life 2000”, con il quale ebbero un finanziamento europeo di 500 milioni di lire per intervenire. Non sono 500 metri, ma sono a circa 8 chilometri. Quelli sono riserve di acqua, dei pozzi enormi, dove si raccoglievano le acque reflue e servivano per poter dar da bere alla città di Conversano. Nel momento in cui si realizza l’ente di gestione – stiamo parlando di meno di un centinaio di ettari. Se consideriamo che il parco dell’Alta Murgia sono 103 mila ettari, quell’area è diventata un’area che ha aumentato il livello di attrattività di tutta l’Alta Murgia. Per cui, nel caso dei laghi di Conversano dipende dalla legge di perimetrazione e da che cosa tu vuoi mettere affinché l’ente di gestione del parco possa mettere insieme realtà diverse, terra e mare».

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