Permacultura per tutti

Alla base di questo libro ci sono principi ispiratori e pratiche di permacultura, un termine che identifica – grazie ad un neologismo derivato dalla fusione di permanent e agriculture (agricoltura permanente) – quella tecnica, nata intorno al 1978 ad opera di Bill Mollison e David Holmgren, che vuole “andare oltre l’agricoltura sostenibile per proporsi come sistema per progettare insediamenti urbani modellati sugli ecostistemi naturali, allo scopo di creare sistemi produttivi durevoli e sostenibili, ovvero in grado di automantenersi e rinnovarsi con un basso output di energia”. Questo significa – spiega l’autore di questo volume, arricchito nella sua versione italiana dalle schede di Deborah Rim Moiso sulle esperienze attive in Italia, come alla Cascina Santa Brera alle porte di Milano – “proporre un modello derivato dall’osservazione degli ecosistemi”, così com’è organizzato un bosco, guardando al sistema nella sua interezza, appunto al fine di ottemperare la “progettazione di insediamenti umani sostenibili”, com’è definita la permacultura stessa.

L’idea parte da un sistema integrato in cui le varie scienze si compenetrano rispetto alle pratiche agricole tradizionali, con una base etica che parla di cura della terra e delle persone, nonché di un’equa condivisione che riconosca i limiti fisici del Pianeta. L’esempio pratico è quello di un allevamento di galline in batteria oppure in permacultura. In questo secondo tipo di allevamento gli animali si nutrono di cibo che cresce sul posto in un “sistema per il foraggio avicolo” che prevede due dettami, ossia l’uso di piante perenni e il “posizionamento relativo” (piante e consumatori delle piante sono vicini). Di qui si passa al “pollaio mobile” (chicken tractor) con il doppio vantaggio di continuare ad assicurare loro del cibo, ma contemporaneamente di concimare e ripulire il terreno da erbacce e parassiti. Con altri due principi assolti: “ogni bisogno dovrebbe essere soddisfatto da più fonti” e “ogni pianta, animale o struttura dovrebbe svolgere più funzioni”. E così via…

Quindi si argomentano utili soluzioni come la coltivazione in casa e l’orto sul balcone, il recupero dell’acqua piovana e l’utilizzo di ortaggi perenni e auto-riseminanti, le aiuole a buco di serratura (organizzate tra piante che richiedono visite sporadiche oppure giornaliere) e le aiuole pacciamate (dove il terreno è coperto con materiali organici o cartone per uccidere le infestanti), la zonizzazione di un’azienda agricola (tra bestiame, colture estensive, orto…) e ancora, l’allevamento con l’uso degli alberi come foraggio, i cereali senza aratro, il potenziale dell’acqua e così via, suggerimento per il pane di ghiande compreso. Nella pratica dunque, bisogni soddisfatti da risorse interne e prodotti riassorbiti dal sistema, come principio anche per gli esseri umani. Esseri umani che in Italia si sono messi in rete, con corsi e incontri nazionali della omonima Accademia di Permacultura nata nel 2006.

Patrick Whitefield, Permacultura per tutti, Terra Nuova Edizioni, pp. 213, euro 10,50

 

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