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Filiera del grano, c’è l’accordo made in Puglia

Nella sede della Regione Puglia, firmato l’accordo di filiera del grano tra l’ASP Zaccagnino di San Nicandro Garganico (Foggia) e il Gruppo Casillo

Lo hanno ribattezzato il “più grande accordo di filiera del grano mai realizzato al mondo per quantitativi e superfici coinvolte”. C’è entusiasmo tra i promotori dell’intesa siglata da Coldiretti, Consorzi agrari d’Italia, Fdai (Firmato dagli agricoltori italiani), Gruppo Casillo e l’Asp Zaccagnino.

Filiera del grano, ecco l’intesa

Per 3 anni su 600 ettari dell’Azienda Pubblica di San Nicandro sarà coltivato ‘grano duro 100% italiano’ che sarà acquistato ‘sotto la trebbia’ da Molini Casillo Spa al prezzo minimo garantito di 0,26 euro al kg con un contenuto proteico tra 13,5 e 15% e al prezzo minimo garantito di 0,31 euro al kg per un contenuto superiore a 15%.

L’accordo prevede la fornitura 300 milioni di chili di grano duro biologico destinato alla pasta e 300 milioni di chili di grano tenero all’anno per la panificazione. L’intesa ha una durata di tre anni con la possibilità di una proroga per altri due, per un totale di 5 anni.

Il commento di Coldiretti 

«L’origine del grano è divenuta elemento obbligatorio sulle etichette di pane e pasta – ha commentato il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele -. E con l’accordo di filiera si sta mettendo un freno alla storica dipendenza del sistema industriale dal grano estero. Un numero sempre crescente di pastai ha deciso di non importare da Paesi a rischio glifosato, mentre gli agricoltori, davanti ad una giusta remunerazione del proprio lavoro, stanno dimostrando di essere pronti ad aumentare la produzione di grano in Italia».

L’Asp Zaccagnino

Protagonista dell’accordo che darà vita alla nuova filiera del grano è pertanto l’Asp Zaccagnino. Ha in sua proprietà terreni estesi complessivamente su 2.206 ettari, ubicati in sei comuni della provincia di Foggia (San Nicandro Garganico, Lesina, Poggio Imperiale, Apricena, San Severo e Foggia), dai quali trae la quasi totalità delle sue rendite. «Abbiamo avuto un importante lascito testamentario nel 1943 – evidenzia la presidente, Patrizia Lusi -. Sono arrivata due anni fa in azienda e c’era un po’ troppa chiusura. Il nostro impegno è stato quello di aprire verso l’esterno l’azienda».

Nella sede della Regione Puglia, accordo sul grano

Nella sede della Regione Puglia, accordo sul grano

E questo accordo è la concretizzazione dell’impegno. «Rappresenta per noi una modalità utile per essere competitivi sul mercato – continua la Luisi – . Risponde a regole internazionali dettate da un mercato globale e unica maniera per riuscire a valorizzare e tutelare nostro patrimonio agricolo è di fare sistema e mettersi insieme».

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Più controlli sul grano importato

Intanto, Coldiretti evidenza la caduta in picchiata delle importazioni di grano duro dal Canada nel gennaio 2018, dopo il crollo del 29% registrato nel 2017. Il Paese nordamericano, dopo molti anni di totale egemonia sui mercati, ha drasticamente perso il ruolo di leader dei Paesi esportatori di grano in Italia.

Il crollo delle importazioni di grano canadese – rivendicano però dall’associazione – è dovuta anche alla ‘guerra del grano’ di Coldiretti. ha portato all’etichettatura dell’origine obbligatoria che permette di conoscere l’origine del grano impiegato nella pasta e mette fine all’inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali, in una situazione in cui un pacco di pasta su sei era fatto con grano straniero, senza che questo fosse fino ad ora indicato in etichetta.

E Coldiretti Puglia chiede ancora il 100% dei controlli sul grano importato, la moratoria bancaria ed interventi finanziari per le imprese cerealicole. Oltre all’attivazione immediata della CUN nazionale cerealicola con base logistica a Foggia, il granaio d’Italia.

Filiera del grano, la protesta di M5s

La voce fuori dal coro arriva dal Movimento 5 Stelle. «In Italia – spiegano Saverio De Bonis e Giorgio Lovecchio – il pubblico è stato abituato a reagire positivamente quando vengono utilizzate parole come ‘biologico’ o ‘sociale’, senza poi considerare che sono molte volte degli slogan vuoti dietro i quali si nasconde poca sostanza. Anche in questo caso si è cercato di vendere un’operazione meramente commerciale, e peraltro messa in campo attraverso il patrimonio di un’Azienda pubblica, come virtuosa».

Sui dettagli dell’accordo, per i due, c’è poca chiarezza. «La realtà – sottolineano – è che ancora una volta, sotto l’ombrello della Coldiretti e utilizzando la parola “biologico”, si concede ad un produttore privilegiato una posizione di vantaggio attraverso un accordo di filiera che è nei fatti anticoncorrenziale. Questo dimostra come la Coldiretti sia utile prevalentemente agli amici. Noi, al contrario, speriamo che ci sia modo nel prossimo futuro di rivedere, con il contributo di tutte le associazioni di categoria, il futuro delle politiche agricole nazionali, partendo da presupposti diametralmente opposti, in modo da restituire una valenza reale alla parola biologico»

Accordo filiera del grano tra Asp Zaccagnino e Gruppo Casillo

Accordo sul grano tra Asp Zaccagnino e Gruppo Casillo

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