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Etichette cibi. Grano e riso ora sono tracciabili

Il Ministero delle Politiche Agricole Ambientali e Forestali istituisce la nuova etichettatura per la tracciabilità dei cereali. Così, maggiore trasparenza e certezza sulla provenienza

La nuova etichettatura di grano e riso che riporta l’origine è una realtà. I due decreti interministeriali sono entrati in vigore il 12 febbraio 2018 per il riso ed il 13 febbraio 2018 per il grano duro.

Etichette cibi: cosa c’è scritto

La legge impone che sulle confezioni di riso deve essere riportato il Paese di coltivazione, di lavorazione e di confezionamento. Sulle confezioni di pasta di grano duro deve essere riportato il Paese di coltivazione e di molitura. Se le fasi avvengono in Paesi diversi, sia per il riso che per la pasta possono essere utilizzate le diciture “Paesi UE”, “Paesi non UE” oppure “Paesi UE e non UE”. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, ad esempio in Italia, si potrà usare la dicitura “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

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Etichettatura, un passaggio fondamentale per il grano pugliese

La Puglia è tra i primi produttori e consumatori di grano mentre l’Italia è la prima al mondo. L’ etichettatura permette ora di tutelare la filiera del “Made in Italy”, di certificare la qualità del grano e di riscoprire antiche varietà e tecniche che la grande produzione e l’importazione dall’estero hanno quasi cancellato dalle nostre tavole.

«Gli agricoltori – spiega  Angelo Corsetti, Direttore di Coldiretti Puglia – se tecnicamente sostenuti, garantiscono un livello qualitativo elevato. A pesare negli ultimi anni sono state le importazioni in chiave speculativa che si concentrano nel periodo a ridosso della raccolta e influenzano i prezzi. Noi chiediamo il blocco delle importazioni a dazio 0 e il 100% dei controlli sul grano importato. Chiediamo inoltre la moratoria bancaria ed interventi finanziari per le imprese cerealicole. Infine chiediamo l’attivazione immediata della CUN nazionale cerealicola con base logistica a Foggia, il granaio d’Italia, e sostegni pubblici solo alle imprese che lavorano grano italiano».

Etichette cibi: ritorna la varietà e la qualità pugliese ed italiana del grano

«Finalmente sarà possibile sapere se nella pasta che si sta acquistando – riferisce la Coldiretti – è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate, proibito sul grano italiano, o se il riso viene dai campi della Birmania sequestrati alla minoranza Rohingya, contro la quale è in atto una pulizia etnica. In questo modo saranno riconoscibili e rintracciabili nelle etichette della pasta 4,3 miliardi di chili di grano duro italiano che insieme ai 1,5 miliardi di chili di riso garantiscono all’Italia il primato in Europa».

Etichette trasparenti: Coldiretti in prima linea

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Le ultime etichette cibi riguardano grano, latte, riso (foto Coldiretti)

Questa è una vittoria della Coldiretti.  Da sempre l’associazione si impegna a dare dignità alle produzioni italiane ed a difenderle da chi ha sempre cercato di “inquinare” il mercato italiano ed i suoi prodotti agricoli. La prima vittoria è datata 1° gennaio 2004, con il codice di identificazione delle uova. Dal 1° agosto dello stesso anno è toccato al miele. È invece datata il 3 agosto 2004 la legge di iniziativa popolare n.204 sulla etichettatura dei prodotti alimentari. Da allora, il 7 giugno 2005 è entrato in vigore l’obbligo di origine del latte fresco mentre per il pollo il 17 ottobre 2005. Dal 1° gennaio 2008, invece, è in vigore l’ etichettatura di origine per la passata di pomodoro. Il 19 aprile 2017 è entrato in vigore l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati.

La Comunità Europea, invece, ha investito sulla trasparenza delle etichette cibi dopo l’emergenza della mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca.

Insomma, ci sono voluti anni, ma alla fine è stato salvato un altro pezzo di “Made in Italy”. Intanto Coldiretti fa sapere che le prossime battaglie riguarderanno l’obbligo di indicare in etichetta l’origine della frutta utilizzata nelle bevande e quello della carne impiegata nei salumi. L’Italia deve essere sempre sinonimo di alta qualità. In tutti i settori. Anche nelle etichette dei cibi.

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