Bari, colmata di Marisabella: SIGEA chiede un confronto

ansa marisabella
L' ansa Marisabella al porto di Bari (Foto Facebook)

Una lunga e forte nota della Società Italiana di Geologia Ambientale richiama l’Autorità di Sistema Portuale a riprendere un confronto interrotto e sollecita le associazioni ambientaliste e della società civile a fare sentire la loro voce

La ripresa dei lavori di completamento della colmata di Marisabella al Porto di Bari è stata recentemente al centro di un dibattito, a favore e contro, sugli organi di stampa locali. Anche Ambient&Ambienti ha fornito il suo contributo ricostruendo la trentennale vicenda. Ora si è arrivati al punto che la storia della colmata non ammette rimandi e posizioni poco chiare e impone un confronto tra la società civile e istituzioni. E’ questo che ha spinto la SIGEA – Società Italiana di Geologia Ambientale – Sezione Puglia,  a scrivere una nota molto circostanziata in cui chiede  all’Autorità Portuale di avviare un confronto con la Consulta Comunale dell’Ambiente di Bari (che riunisce le Associazioni di protezione ambientale e quelle che rappresentano la società civile) «per affrontare e chiarire – precisa il presidente di SIGEA Antonello Fiore – tutte le questioni di carattere tecnico-scientifico e ambientali rimaste aperte per il completamento della  colmata di Marisabella di Bari, aprire una discussione e ricordare la necessità della partecipazione».

 La colmata

La Colmata di “Marisabella” Porto di Bari: l’incompiuta. Richiesta di un confronto sulla ripresa dei lavori”. Con questo titolo prende avvio la nota della SIGEA redatta dal geologo Antonio Paglionico, rivolta all’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale e alla Consulta Ambiente del Comune di Bari nelle figure dei loro Presidenti  Ugo Patroni Griffi e Antonella Calderazzi.

Subito un affondo: vero è che la colmata rappresenta una delle tante opere incompiute d’Italia, ma vero è anche che la ripresa dei lavori “ripete scenari di decisioni assunte dai “poteri forti costituiti”, assertori anche di metodi verticistici, tecnocratici e vetero-economicistici, riguardanti delicati interventi che, avendo un forte impatto sul territorio, interessano le comunità locali” come negli anni ’90, quando “decisioni assunte dalle Autorità locali venivano giustificate da valutazioni relative a perdite di risorse economiche, di competitività e di posti di lavoro. Tali elementi erano allora, e sono oggi, utilizzati per proporre soluzioni tecniche, forse non sufficientemente e opportunamente valutate nella loro globalità rispetto a potenziali, ma possibili, modificazioni fisico-ambientali “irreversibili” a cui sarebbero sottoposte le aree interessate dall’intervento antropico”. E stride, secondo SIGEA, la distanza siderale tra la condivisione delle decisioni  attuata decine di anni fa da Autorità Portuale e associazioni ambientaliste e l’attuale rapporto tra Associazioni di protezione ambientale, rappresentanti la Cittadinanza Attiva, e l’Autorità Portuale. Insomma, il passato era all’insegna di quella partecipazione ora fortemente appannata.

Quelle osservazioni non tenute in conto

Lavori- ansa Marisabella
L’area interessata ai lavori di colmata dell’ansa di Marisabella nel porto di Bari

La nota di SIGEA insiste sul silenzio dell’Autorità Portuale che, malgrado le gli sviluppi dell’opera a livello nazionale e transnazionale, non ha ritenuto di dover interpellare – o almeno  interessare –  Associazioni e Comitati : “non è stato possibile, neanche su richiesta, ottenere dall’Autorità del Sistema Portuale dell’Adriatico Meridionale, anche se in via transattiva e concordata, la documentazione relativa al futuro completamento dell’opera”.

Eppure i problemi ci sono, da quello dello smaltimento delle acque pluviali urbane e di quelle sotterranee al costoso  sbancamento del fondale del porto prospiciente la Colmata per permettere l’attracco di navi passeggeri e/o commerciali.  Problemi, ricorda la nota di SIGEA, che da tempo la Consulta all’Ambiente e le associazioni ambientaliste avevano sottoposto all’Autorità portuale individuandone anche la risoluzione (un “canale di Guardia” a monte della colmata per smaltire le acque ed evitare la forte umidità di tutte le costruzioni prospicienti la colmata; il monitoraggio sismico con geofoni per evitare le conseguenze  – anche sui vetusti edifici circostanti, risalenti all0inizio del ‘900 – del “bombardamento” con la dinamite del fondale). Tutto è rimasto lettera morta.

Le richieste

Non usa toni soft la nota, che in conclusione chiede All’autorità del Sistema Portuale di avviare un confronto tra l’AdSP da una parte e le Associazioni ambientaliste e che rappresentano la società civile (riunite nella Consulta Comunale dell’Ambiente di Bari) “per affrontare e chiarire tutte le questioni di carattere tecnico-scientifico e ambientali rimaste aperte per il completamento della Colmata”. L’altra richiesta è di poter aver accesso ai vari documentie di poter esprimere liberamente le proprie opinioni tecnico-scientifiche e le valutazioni dei costi” in termini di consumo di risorsa naturale e sottrazione di benessere alla popolazione locale, e dei benefici che il completamento della Colmata comporterebbe. “Siamo certi che con un confronto aperto e partecipato potrebbero essere spiegate e comprese l’utilità delle opere da completare, anche se presentano un “elevato costo” per il territorio e per l’ambiente”.  Dunque una mano tesa, anche in considerazione di una vision più ampia, che contempla il riassetto e la riqualificazione dell’’area metropolitana di Bari in una dimensione più ampia.

Infine il forte richiamo alla partecipazione. “ È indispensabile comunque  – conclude la nota della SIGEA- che la cittadinanza attiva venga a conoscenza delle operazioni in essere e in divenire, anche per riaprire un dibattito chiuso da tempo, per fatti non legati a disattenzione, ma ad eventi contingenti. Noi siamo convinti assertori del fatto che le decisioni sulla Colmata di Marisabella non possono e non devono passare solo attraverso decisioni verticistiche e tecnocratiche-economicistiche, ma essere il più possibile partecipate e condivise: il percorso descritto più lungo e più complesso, è a nostro avviso auspicabile e perseguibile, al momento e nel prossimo futuro, per un Paese che pensa alla tutela dell’ambiente e al benessere dei suoi cittadini”. Questa sarebbe , forse, una bella applicazione della legge regionale sulla partecipazione, anche se non specificamente si preveda un dibattito su opere da completarsi.

Ma ora si sta attivando un completamento di un progetto? O si sta attivando il completamento di un’opera attraverso un nuovo progetto? Deve attivarsi una procedura di valutazione o di verifica per l’eventuale impatto del nuovo progetto di completamento? Ciò perché è mutato lo stato dei luoghi (sono passati ormai tanti lustri) ed è mutato il quadro ambientale e programmatorio, nonché la strategia di riqualificazione della città.

In ogni caso si tratta di dare risposta anche alla  richiesta di informazioni relative allo stato dell’ambiente e del paesaggio in attuazione della legge 7 agosto 1990, n. 241 ss.mm.ii.. Non c’è bisogno di dimostrare la sussistenza di un interesse giuridicamente rilevante per accedere alle informazioni, ma basta tenerci al proprio territorio. D’altronde basta rendere disponibile il provvedimento di esclusione dalla VIA del 2006 e quelli successivi di proroga di tale esclusione, includendo la documentazione tecnica consegnata a supporto delle richieste.

Le attendiamo per poterle discutere in maniera propositiva e contribuire al processo di conclusione dell’opera.

Il testo della nota

Articoli correlati