Colmata di Marisabella, il Porto ne ha bisogno?

Lavori- ansa Marisabella
L'area interessata ai lavori di colmata dell'ansa di Marisabella nel porto di Bari

Considerata indispensabile per lo sviluppo  delle attività del porto di Bari, è invece per gli ambientalisti e il comitato Fronte del Porto un’opera inutile e dannosa. La Consulta per l’Ambiente: ”Si possono trovare soluzioni alternative”

Il completamento dell’ansa di Marisabella a molti baresi potrà dire ben poco, ma per chi conosce la storia della città e per chi invoca un suo sviluppo armonico in linea con la dimensione green e smart che la città vuole assumere, quella colmata rappresenta uno sfregio. Stiamo parlando del  completamento, partito da un anno circa, delle strutture portuali nell’area Pizzoli-Marisabella nel Porto di Bari, contro cui da tempo il Comitato Fronte del Porto sta conducendo una battaglia che in questi ultimi giorni è arrivata al calor bianco. Sulla questione si sono espressi diversi esperti.Oggi ospitiamo il parere della Consulta Comunale per l’Ambiente. Ma andiamo per ordine.

La partenza dei lavori

«Il completamento dell’ansa di Marisabella è un’opera pubblica di cui si ha traccia dal 1963 ma che rischiava di essere archiviata senza essere compiuta o che giungesse a compimento in modo maldestro. Siamo riusciti a riconvertire il progetto attraverso il lavoro di un osservatorio ambientale e oggi possiamo dare il via ai lavori». Così nel 2012 l’allora assessore regionale alle infrastrutture e mobilità Guglielmo Minervini commentando la presentazione dell’opera, affidata al Raggruppamento Temporaneo di Impresa costituito da GRANDI LAVORI FINCOSIT S.p.A. e NUOVA COEDMAR S.r.l.. Il completamento dell’ansa di Marisabella seguiva la prima  colmata di 200mila metri quadri nella stessa ansa prevista già dal Piano regolatore Quaroni e più volte confermata dagli esperti del Ministero delle OO.PP. realizzata tra  la fine degli anni ’80 e i primi anni  ’90 del ‘900.

Perché Marisabella

L’area prende il nome da “Mar Isabella”, ossia la zona prospiciente al mare dove sfociava il torrente Picone e che ai primi del ‘500 venne bonificata da Isabella, figlia del re d’Aragona Alfonso  e moglie del duca di Milano Giangaleazzo Sforza. (Per la cronaca la figlia di Isabella e Giangaleazzo, Bona, la cui presenza è testimoniata dal bel sarcofago dietro l’altare maggiore della Cattedrale di Bari, fu una vera e propria mecenate della città, come sua madre).

Fronte del Porto contro la colmata

Fino alla partenza dei lavori per la colmata,  l’ansa di Marisabella era una zona dai bassi fondali molto pescosa (addirittura vi si svolgevano gare sportive) e habitat ideale per una zona umida da proteggere.  Con l’avvio dei lavori di completamento dell’area portuale “Pizzoli-Marisabella” la situazione è cambiata. Nello specifico, oltre alla realizzazione di diverse banchine, il progetto prevede  la realizzazione di una scogliera in pietrame e scogli di contenimento della colmata di Marisabella, lunga circa 60m.; la colmata dell’ansa di “Marisabella” e dello specchio acqueo a ponente del molo “Pizzoli”, per ottenere un piazzale la cui superficie complessiva è pari a circa 30 ettari, e la sua pavimentazione stradale. Proprio questa ultima colmata di cemento ha sollevato la protesta del comitato “Fronte del Porto”, che in un documento ha stigmatizzato l’intervento, rimproverando all’Autorità di sistema portuale una sostanziale indifferenza ai problemi della città, primo fra tutti il consumo di suolo, come evidenziato dall’ultimo rapporto ISPRA, che incorona Bari regina della triste classifica.

«Già la prima infelice colmata – dicono Silvana Grilli e Matteo Magnisi, portavoce del Comitato –  che venne realizzata in un contesto sociale e politico poco sensibile  al rispetto dell’ambiente anche sul piano legislativo e oggi utilizzata impropriamente a parcheggio Tir,  ha già deturpato profondamente l’area stessa sul piano idro-geologico  e quella circostante con l’aumento sconsiderato del traffico Tir nel tessuto urbano  con considerevoli riflessi di nocività ambientale, oggetto di numerose e inascoltate proteste di cittadini». Ora si aggiungono, spiegano dal Comitato lo «strabismo del Ministero, committente dell’opera, delle Opere Marittime con l’apertura del cantiere un anno fa, e  dell’Autorità di sistema portuale, che  esalta la funzione della retro-portualità nella pianificazione del Porto di Brindisi nel recupero degli spazi,  e allo stesso tempo procede imperterrita nella realizzazione della colmata di Marisabella, pur  essendo noto non soltanto alla stessa, ma a tutti gli amministratori della città che le aree retroportuali per i servizi a parcheggio Tir sono urbanisticamente  presenti ma anche qui attribuite agli imprenditori del cemento con le lottizzazioni per civili abitazioni».

Molti dubbi

manifestazione fronte del porto
L’ultima manifestazione del Comitato fronte del Porto prima del lockdown

Insomma, il Comitato Fronte del Porto rimprovera all’Autorità di Sistema portuale e al suo presidente Ugo Patroni Griffi di non voler procedere a una pianificazione delle esigenze dei porti  di Bari , Brindisi, Manfredonia, Barletta e Monopoli, che rientrano nell’autorità stessa. «Ci sarebbe da valutare se in itinere non sia cambiato l’oggetto dell’appalto e se quindi la stazione appaltante dovrebbe tenere conto del ridimensionamento operato e quindi, ad esempio, si pensi al mancato attracco delle navi; ciò, perché è da escludere che per raggiungere la profondità di 12-13 metri rispetto ai 3 metri attuali, non si sia preso in considerazione l’uso obbligatorio pericoloso e deleterio della dinamite per la città di Bari. Andrebbe come minimo rivisto il capitolato d’appalto e rifatta una nuova gara con l’oggetto cambiato. Sarebbe utile conoscere esattamente le idee che il Provveditorato Regionale alle Opere pubbliche, autorità appaltante, ha in mente se si dà per scontato che abbia delle idee chiare della qualcosa a questo punto si dubita che le abbia».

Il parere degli esperti

Sulla questione, che sta animando le pagine della stampa locale, sono intervenuti esperti che hanno proposto diverse soluzioni: Una di queste, per l’architetto e urbanista Arturo Cucciolla, sarebbe «la separazione dell’area dedicata al traffico passeggeri, dei traghetti e delle navi da crociera, da quelle che ospitano le attività commerciali e industriali, che oggi soffocano Bari vecchia con il traffico dei Tir fino a Santa Scolastica e che dovrebbero essere invece spostate rispetto al cuore antico della città»; mentre per Leonardo Damiani, docente di costruzioni marittime al Politecnico di Bari, il completamento del porto è necessario per lo sviluppo della Puglia, oltre che tale da restituire alcuni spazi alla città in zone di maggiore pregio (prospiciente al Castello svevo) essendo possibile concentrare l’operatività su Marisabella, con innegabili vantaggi per la vivibilità del porto».

Interviene anche il presidente dell’Autorità di sistema Portuale Ugo Patroni Griffi, per il quale l’opera «permetterà di razionalizzare diverse funzioni», da quella turistica a quella industriale, e snellirà il traffico di tir, con innegabili benefici per l’ambiente. Senza contare che l’opera non può essere fermata, visto che è vincolata ad un appalto di 70 milioni di euro.

Parla la Consulta per l’Ambiente

Sulla questione interviene anche la Consulta comunale per l’Ambiente.

«La Consulta per l’Ambiente non può che essere contraria alla colmata di Marisabella, ma questo non significa che non si possano individuare soluzioni alternative». E’ una posizione chiara ma al tempo stesso molto mediatrice quella che la professoressa Antonella Calderazzi, presidente della Consulta, esprime a nome delle associazioni che ne fanno parte. «Già in altre occasioni – continua la presidente della Consulta – feci notare al Presidente dell’Autorità portuale Patroni Griffi che la soluzione alternativa alla realizzazione della colmato poteva essere la parcellizzazione della stessa, lasciando lo specchio d’acqua antistante il porto. Ma la risposta fu che il progetto era stato approvato e che quindi si doveva necessariamente continuare e completare l’opera».

Completare l’opera non esclude soluzioni che cerchino di salvare la vocazione del Porto di Bari e al tempo stesso restituire alla città di Bari il rapporto col mare. La Consulta, quindi, è contraria a una distesa enorme di cemento «ma  se proprio vi sia la necessità di completare l’opera si potrebbe  riservare la presenza del mare nella parte più vicina alla banchina. Sarebbe stato opportuno, al  contrario, trovare  al momento della progettazione globale una diversa soluzione  alla intera colmata», conclude la Calderazzi.  Vanno ricercate delle soluzioni alternative, senza prendere posizione  per il no o per il sì’  “a prescindere”, mirando maggiormente alla funzione  del porto e alla necessità di dotarlo di spazi idonei al fine di  recuperare, al tempo stesso, quel rapporto con il mare che attualmente viene impedito ai cittadini dalla netta separazione  tra il porto e la città.

Articoli correlati