Alluvioni e frane: disordine idrogeologico e mentale: percezione e priorità

Un particolare della frana a Niscemi

Alluvioni e frane hanno tempi di ritorno in Italia generalmente corti e obbedienti alla legge di potenza: molto frequenti le meno intense, più dilatate nel tempo, per fortuna, le più catastrofiche.

 

Giuseppe Spilotro (*)

Dopo l’alluvione di settembre 2022 nelle Marche scrivemmo un testo di cui riproponiamo alcuni brani.

Il giorno dopo l’ennesima catastrofe idrogeologica, l’alluvione delle Marche, con il suo carico di morti, dispersi e di devastazioni dei tessuti urbani e di quelli produttivi, comincia il dejà vu, la caccia ai responsabili, invariabilmente ricercati in tre categorie: i cambi climatici, la cementificazione del territorio, le opere non realizzate. Con riferimento alla classica equazione del rischio, il primo elemento, generalmente il più importante, serve a deresponsabilizzare un po’ tutti; il secondo serve a responsabilizzare un po’ tutti; il terzo serve a dire che qualcuno si era posto il problema e la babele, più che la giungla, dei procedimenti amministrativi, ha allungato, di fatto interrompendolo, l’iter amministrativo che avrebbe condotto alla realizzazione delle opere.

L’area della frana di Niscemi nel 2023 (Google Earth). Ben evidente una distensione in direzione SE del basamento argilloso al piede del versante

Anche se facilmente immaginabile, avevamo involontariamente preannunciato quanto ripetutosi immediatamente dopo con la brutale colata di fango che colpì Ischia ed oggi con la grande frana di Niscemi. Elemento comune a tutti gli eventi che oggi accadono è una loro storia, elemento fondamentale della loro prevedibilità, e l’esistenza di tecnologie che potrebbero informare: se la storia climatica sarà questa, stai attento fra x giorni.

Tutto questo è però lontano da una corretta gestione del tutto, e vi assistiamo in questi giorni con il rimpallo governi – opposizioni a scale locali o nazionali su chi ha fatto e soprattutto non ha fatto.

Tutta questione di percezione

Il testo precedentemente citato introduce il punto cruciale: si chiama Entropology, the study of human actions that lead to the disintegration and increasing disorder of highly evolved social systems.

Un alto Dirigente di una regione confinante evidenziava come nei processi approvativi di opere infrastrutturali, doveva interfacciarsi con ben 8 uffici regionali, avvolti da membrane semipermeabili: modesta comunicazione con l’esterno, nessuna comunicazione tra di loro. E’ il trionfo delle culture parziali, che diventano assolute. Ogni detentore della sua cultura parziale ha l’obbligo di affermarla con le sue procedure come assoluta e prevalente, con tentativi nulli di comprendere le posizioni degli altri. Stiamo parlando, di resistenze, incremento delle energie necessarie per raggiungere gli obbiettivi, tempi che si allungano senza certezze. Se poi i sistemi afferiscono alla categoria dei sistemi complessi, il tutto si complica ulteriormente, soprattutto per i toni delle affermazioni, ben lontane da capacità risolutive, e molto fuorvianti.

La frana di Niscemi ha raggiunto un fronte di circa 4 Km con una scarpata in rapida regressione di oltre una ventina di metri. Era stata sotto osservazione satellitare fino a qualche anno fa e soprattutto tuttora l’attenzione è fortemente focalizzata sul ciglio superiore e molto scarna su quello che avviene al piede. Dove la frana si è originata.

Quindi: difetto di percezione di condizioni e cinematismi in atto, ma soprattutto qualcuno è convinto che quel fenomeno, nella sua realtà fisica e socio-gestionale, fosse evitabile. Tutt’ al più, rallentabile, ma le case oggi crollanti sul bordo una volta erano non di molto distanti da quel bordo. Quindi, ancora una volta, difetto di una percezione di una fenomenologia in atto, lenta, ma in atto.

tendoni serre Mola di bari
Coperture a tendoni e a serre. Agro di Mola di Bari (foto Giuseppe Spilotro)

Inutile parlare di consumo di suolo, quando si parla delle case dei cittadini. Politiche dissennate si evidenziano anche nei nostri territori. Si dimenticano, per lo meno nelle nostre aree, lo spietramento selvaggio, contrabbandato come miglioramento fondiario, e quella che in contrapposizione alla cementificazione, chiamerei la plastificazione: le coperture a tendoni di plastica e le serre, che modificano il funzionamento idrologico dei territori, cioè la loro risposta agli eventi climatici, con conseguenze già viste in recenti alluvioni nelle nostre aree costiere.

La scala geometrica della percezione

Le ferrovie e le strade di una volta consideravano integrate nel loro esistere la manutenzione ordinaria, che evidentemente, secondo valutazioni ancora attualissime, avrebbe ridotto la necessità di quella straordinaria. E quindi, ogni certo numero di chilometri, esisteva la casa cantoniera o il casello ferroviario. Con personale che viveva il territorio e con manutenzione (= lavoro) giornaliero sorvegliava lo stato dell’infrastruttura e del territorio contermine e interveniva dove necessario e possibile: percezione in tempo reale. Oggi non esistono più né le case cantoniere, né i caselli ferroviari; le manutenzioni si fanno quando il processo degenerativo è evidente e il livello di pericolosità ha superato la soglia di accettabilità del rischio. Cioè, il giorno prima della frana, se tutto va bene, ma più spesso, come ampiamente verifichiamo, il giorno dopo. Situazione non accettabile, considerando che oggi la sorveglianza del territorio si può avvalere di tecnologie neanche più modernissime. Rilievi LIDAR, monitoraggi a scansione Laser e soprattutto le tecniche di rilevamento satellitari. Queste ultime inoltre possono godere di archivi retrospettivi anche superiori a 15 anni.

Il ruolo della percezione

Come si presenta il paesaggio spietrato della Murgia

Si tratta di fare in modo che la possibile criticità sia correttamente prevista e trasferita al gestore pubblico. Spesso il processo si interrompe qui. Perché?  Sovrapposizioni multiple, assenza di percezione a livello degli organi di gestione del rischio, conflitti di competenza, anche errori di valutazione, talvolta intenzionali. Infrastrutture in aree in frana le ho viste costruire recentemente, peraltro, non assistite da sistemi di monitoraggio. Ed a Bari, su quella che una volta era la foce del torrente Picone sta sorgendo un complesso edilizio ci ben 140 appartamenti di lusso. E sempre a Bari qualcuno è seriamente intenzionato a interrare per 800 m a 10 m sotto il livello mare Corso V. Veneto e la parallela camionale. Il tutto a soli 26 milioni di euro. Ognuno ha il suo Ponte.

Quali priorità per Niscemi?

Ultima riflessione: la priorità. Categoria che viene dopo l’utilità e prima della sostenibilità.

Qualcuno ha chiesto in questi giorni lo storno dei fondi destinati al ponte sullo Stretto per Niscemi (e altre aree critiche). Per fare cosa? Quella frana non è difendibile, salvo una ridefinizione del suo bordo e del suo piede. Quindi, ok a una parziale delocalizzazione dell’abitato.

L’area dei Campi Flegrei (immagine google maps)

Ma ci sono altre priorità che meriterebbero attenzioni maggiori di un ponte che al suo centro a pieno carico oscillerà di qualche metro. Penso agli abitati al contorno dei campi Flegrei e dell’area Vesuviana. Un giorno accadrà, tanto che esiste un piano di Protezione Civile, condiviso dagli ex Governatori di Puglia e Campania, secondo il quale quel giorno, di sfollati la Puglia ne ospiterebbe 70mila. Dove? Nello stadio della Vittoria, come i migranti della Vlora? Non sarebbe prioritario delocalizzare quegli abitati in aree più sicure oggi?

La vera priorità: miglioramento della governance

Conclusioni: le irregolarità climatiche e la crescita dei territori urbanizzati incrementano pericolosità e rischi che non si mitigano senza i corretti interventi strutturali, ma la priorità, anche perché a costo quasi nullo, deve andare al miglioramento dell’efficienza delle governances, cioè rimuovere gli attriti derivanti da un po’ di disturbi mentali e comportamentali di vario genere che ritardano le percezioni, modificano le priorità (e spesso ignorano anche la sostenibilità). La tecnologia per farlo, c’è.

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