Acqua potabile in esaurimento: serve gestione più oculata. Parla la prof.ssa Fidelibus del Politecnico di Bari

Le riserve mondiali dell’acqua sono a rischio, ma una gestione più oculata potrebbe evitare il peggio? Nostra intervista all’esperto prof.ssa Fidelibus

Alcune stime riportano che le riserve mondiali di acqua potabile potrebbero prosciugarsi rapidamente nei prossimi anni. Secondo alcuni ricercatori, oggi l’approvvigionamento idrico richiesto sarebbe superiore rispetto alla velocità di riempimento degli invasi. Le cause sono tante: l’inquinamento, il clima impazzito, il riscaldamento globale, le attività umane.

Ma per meglio capire la portata del problema, abbiamo intervistato la professoressa Dolores Fidelibus, professore associato di Geologia Applicata Area Scienze della terra del Dicatech Politecnico di Bari.

acqua potabile siccità«I ricercatori usano modelli climatici per prevedere i possibili futuri impatti del cambiamento climatico sul ciclo dell’acqua. Le proiezioni sono basate sugli scenari di emissione dell’International Panel for Climate Change (IPCC – il gruppo internazionale delle Nazioni Unite che studia il fenomeno dei cambiamenti climatici),  e dipendono anche dalle possibili evoluzioni delle emissioni dei gas clima-alteranti o gas-serra. Esse non sono in generale confortanti. Alcune proiezioni per la sola Europa mostrano cambiamenti significativi delle caratteristiche delle precipitazioni principalmente in Francia, Italia e Spagna, dove per il periodo 2021-2050 si attendono periodi di siccità più lunghi, frequenti e diffusi rispetto al periodo 1961-1990».

Come si “ricarica” la Puglia?

«In Puglia, l’acqua potabile proviene sia da invasi artificiali extra-regionali sia da risorse idriche sotterranee extra-regionali e regionali. Anche se in generale le proiezioni riguardano principalmente i sistemi idrici superficiali in Puglia quelli sotterranei, anche se  “nascosti”, godono di una qualche attenzione. Studi a scala europea prevedono una diminuzione della potenziale ricarica delle acque sotterranee nell’Europa meridionale; a scala pugliese studi dell’IRSA prevedono una siccità massiva intorno al 2030 che produrrà una diminuzione importante della ricarica delle acque sotterranee. Il rischio è realistico piuttosto che reale, date le numerose incertezze coinvolte, ma la preoccupazione (nel senso etimologico del latino praeoccupare = occuparsi prima, prevenire) “deve” entrare in scena».

Ma l’acqua può “finire”?

«Le preoccupazioni degli scienziati, almeno sulla base dei dati disponibili correnti, sono legittime riguardo le disponibilità. Il problema aggiuntivo è che la disponibilità d’acqua, anche quando ampia, va vista da luogo a luogo in rapporto alla domanda, alla tipologia di risorsa idrica e alla sua qualità.

Nelle regioni mediterranee lo squilibrio tra domanda e disponibilità di acqua è noto e diffuso. La siccità superficiale induce un aumento dell’estrazione dalle falde che poi non è facile compensare. Negli acquiferi costieri (come quelli pugliesi), l’acqua dolce viene progressivamente salinizzata e  variazioni climatiche del passato recente hanno già prodotto alterazioni  della  quantità e qualità delle acque dolci. L’impatto della siccità 1987-1991 non è stato più recuperato poiché lo sfruttamento non è mai rallentato ed altri periodi di siccità hanno sovrapposto i loro effetti negativi».

Quando l’acqua finirà?

«Dipenderà dal clima, dai nostri comportamenti e soprattutto dalla consapevolezza dei gestori della risorsa. Prima di finire in termini “quantitativi” l’acqua potrebbe finire (diventare quindi inutilizzabile perlomeno ai fini potabili) in termini “qualitativi” per salinizzazione della risorsa».

 

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