Acqua potabile dall’aria: un progetto in Namibia, in Africa

La ONG Humacoo lavora in una scuola ad Opuwo, in Namibia, per convertire l’aria in acqua potabile.

L’acqua potabile è un bisogno sempre più impellente per gli abitanti del nostro pianeta.

Sebbene per l’ONU questa sia un diritto fondamentale per l’essere umano, fanno rabbrividire i dati che riportano i milioni di morti annui – più di tre – per non avere acqua, o per avere accesso alla sola acqua inquinata. Fa sensazione constatare che circa l’85% della popolazione vive nelle lande più aride e desolate. Fa riflettere pensare che la carenza d’acqua e tutto ciò che ne consegue – malattie e condizioni igienico-sanitarie fortemente deficitarie – è una condizione così diffusa.
Il continente più colpito, manco a parlarne, è l’Africa, e tra i Paesi maggiormente interessati, la Namibia.

Acqua potabile: si recupera dall’aria

Un’idea per cercare di dare un’inversione di rotta alla crisi idrica del Paese a sud dell’Africa – i cui abitanti sono estremamente poveri  – sebbene il sottosuolo sia ricco di diamanti e pietre preziose – è quella di riuscire a ricavare acqua potabile dall’aria.

Abbiamo già raccontato come il MIT (Massachusetts Institute of Technology) abbia messo a punto una tecnologia che permette di effettuare questa “miracolosa” operazione, sfruttando il sole e “trasformando” il vapore acqueo in acqua potabile.

Il principio è grossomodo lo stesso, e si pone l’ambizioso obiettivo di generare un’aspettativa migliore di vita a delle frange di popolazione ai margini in uno Stato già di per sé povero. Non solo acqua potabile. L’acqua servirà anche per uso medico, sanitario, per l’irrigazione dei campi, per l’innalzamento del concetto di igiene.

Acqua potabile: il progetto di Humacoo

Il progetto sul territorio namibiano è a firma della Onlus Humacoo (Human Cooperation ONG) e parte da una scuola primaria di Opuwo, la Hungua Primary School. Il proposito di riqualificazione della struttura permetterà ai circa 500 individui che la frequentano – alunni, docenti e personale scolastico – di avere accesso a più di 2500 litri d’acqua potabile giornalieri.

Il villaggio di Opuwo in Namibia, sede della sperimentazione

La scuola di Opuwo è, naturalmente, un punto di partenza. La “missione” di recupero di acqua potabile dall’aria è a più ampio respiro e si prefigge lo scopo di essere operativo anche presso altri istituti, specie nel settore ospedaliero; ad esempio, per l’ospedale di Managua, in Nicaragua, come dichiarato da Carlo Maria Tieri, direttore generale di Humacoo.
Con un quid in più. Un sistema tecnologico che rispetti l’ambiente e sia sinergico con esso, con le reti fognarie, con le limitatissime risorse idriche presenti in loco. Soprattutto che stimoli un senso di responsabilità nella popolazione locale, di crescita di coscienza oltre che di mezzi e risorse.
Perché l’acqua è un bisogno sempre più impellente, un capitale che, seppur presente (ancora) su vasta scala, dati alla mano è in costante diminuzione.
E non è una fonte inesauribile.

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