
Continuano le prese di posizione contro la proposta di abbattere lo storico edificio della “Gazzetta del Mezzogiorno” per costruire nuovi appartamenti. “Il Comune di Bari dica una volta per tutte cosa intende fare delle opere di qualità dell’Architettura del ’900, se lasciarle all’iniziativa privata o governare i processi urbani”.
E’ una nota di protesta quella che arriva dall’Ordine degli Architetti baresi ma anche un sollecito a tutte le amministrazioni locali pugliesi perché “ad oggi nessun Comune in Puglia ha ottemperato alla L.R. 14/2008” che tutela gli immobili definiti di valore storico, culturale e architettonico.
Il dibattito nasce dopo la proposta di realizzare nuovi appartamenti in via Scipione, a Bari, demolendo l’edificio costruito negli anni ’60 sui disegni dell’architetto Onofrio Mangini, che ha ospitato per oltre 40 anni la sede della Gazzetta del Mezzogiorno. Un’ipotesi giudicata “scandalosa” dalla figlia del progettista che, alla notizia, si era subito riservata di appellarsi alla Soprintendenza e al Comune per tutelare il patrimonio storico e architettonico dell’edificio.
Eppure, proprio nel cuore della città, in molti rimpiangono ancora l’abbattimento di un altro precedente illustre sempre legato al quotidiano: negli anni ’70 venne demolito l’imponente palazzo Dioguardi, dal maestoso prospetto liberty che si affacciava sulla piazza della Stazione di Bari.
Un condominio al posto di palazzo Mangini, sede storica della Gazzetta del Mezzogiorno

“Apprendiamo dalla stampa locale che un nuovo condominio sta per sorgere al posto della sede storica (dal 1972 al 2015) de La Gazzetta del Mezzogiorno progettata dall’architetto Onofrio Mangini, al civico 264 di via Scipione l’Africano. L’impegno dell’Ordine è sempre stato teso ad affermare il valore e la tutela dell’architettura del ‘900, l’edificio di Mangini ne è parte integrante, quale espressione fondamentale della cultura e dell’identità di una comunità e del suo territorio e la nostra azione è sempre stata mirata a promuovere la diffusione della conoscenza di quel patrimonio, in modo da incrementare la consapevolezza e il coinvolgimento dei soggetti attori e dei cittadini sui temi della qualità dell’ambiente urbano e del territorio”.
Così il presidente dell’Ordine degli Architetti Cosimo Damiano Mastronardi che ricorda: “Ad oggi nessun Comune in Puglia ha ottemperato alla L.R. 14/2008. Ci rammarica che il capoluogo di Regione, nonostante abbia sul proprio territorio pregevoli opere a firma di grandi architetti del passato come Dioguardi, Favia, Chiaia-Napolitano, Sangirardi, Mangini, Guaccero ed altri, non soggette a specifico Decreto di vincolo ministeriale, non abbia ancora predisposto l’apposita variante al PRG ai sensi dell’articolo 12 della legge regionale”.
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“Ribadiamo – sollecita il prof. arch. Nicola Martinelli, presidente di Urban@it e docente di Urbanistica al Politecnico di Bari – che il Comune di Bari possiede già un elenco di opere segnalate dai propri uffici nel 2014 ai sensi della L.R. 14/2008. Abbiamo proposto di portarlo in Consiglio Comunale per adottare l’apposita variante al PRG. Il sindaco dica cosa intende fare, se continuare ad assistere alla libera iniziativa privata, in coerenza con la vigente normativa urbanistica, o se vuole provare a governare questi complessi processi urbani, anche in considerazione del fatto che oggi Bari unanimemente viene considerata anche città turistica, e dunque deve fare una irrinunciabile riflessione sulla sua identità culturale e sulla immagine che intende offrire a turisti e city users per essere realmente attrattiva. In tale direzione strategica per lo sviluppo della città anche il patrimonio dell’Architettura Moderna deve essere tutelato e valorizzato”.
Così anche il consigliere dell’Ordine degli Architetti arch. Danilo Stefanelli: “Abbiamo stimolato l’Amministrazione comunale, con spirito di leale collaborazione tra Enti, affinché riconoscesse il pubblico interesse dell’ideazione e della realizzazione delle opere di Architettura”.
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‘Demolire è un’occasione persa’

Per l’architetto Mauro Sàito, presidente di Docomomo Italia Sezione Basilicata- Puglia ets. “Il tema della rigenerazione urbana degli edifici del ‘900 è delicato, perché riguarda sia il rispetto del diritto di proprietà costituzionalmente garantito che la tutela degli interessi collettivi insiti nella documentazione, valorizzazione e restauro di un esempio di riconosciuta qualità architettonica come il moderno palazzo della Gazzetta del Mezzogiorno.
È un’occasione persa la soluzione che prevede l’abbattimento di questo edificio posto in un quartiere popoloso e densamente urbanizzato sostituendolo con un altro edificio residenziale. Un progetto di maggior utilità pubblica avrebbe potuto sfruttare lo spazio pubblico potenziale dell’attuale piazza di accesso all’edificio di Mangini (sotto la quale un tempo giravano le rotative del giornale), prevedendo una permeabilità, almeno pedonale, tra via Scipione l’Africano e via Raffaele Gorjux.
Nei volumi esistenti da ristrutturare avrebbero potuto ubicarsi destinazioni d’uso d’interesse collettivo, attraverso un’operazione di “agopuntura urbana”: spazi verdi e di aggregazione aperti al quartiere, oltre che attività di servizio ovvero luoghi di lavoro e di residenza ispirati a nuovi modelli insediativi, diffusi nella società italiana e internazionale post-pandemia. L’eventuale rinuncia a quest’edificio storico (l’Archivio della Gazzetta del Mezzogiorno è oggetto di vincolo del MIC), da parte di una proprietà sensibile alla storia culturale del giornale pluricentenario, avrebbe potuto comportare un’innovativa proposta architettonica altrettanto qualitativa (condivisa e non autoreferenziale), oggi limitata invece ad una mera sostituzione immobiliare”.
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Bari e il consumo di suolo
La professoressa Antonella Calderazzi, docente di Architettura e composizione architettonica del Politecnico di Bari, è presidente della Consulta Ambiente del Comune di Bari: “È una operazione speculativa che non rispetta la storia della città e l ‘architettura che ha segnato un’epoca. La legge regionale sul Piano Casa non tutela la cultura ma facilita ulteriore consumo di suolo consentendo anche la distruzione non solo di edifici storici ma anche dell’esiguo verde esistente”.
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L’ultimo rapporto pubblicato da Ispra, “Il consumo di suolo in Italia 2023”,conferma il processo del consumo del suolo che ha raggiunto la velocità di 2,4 metri quadrati al secondo, avanzando, in soli dodici mesi, di altri 77 km2, oltre il 10% in più rispetto al 2021. Questo non solo incide sull’esposizione della popolazione al rischio idrogeologico ma rende anche le città sempre più calde: nei principali centri urbani italiani, la temperatura cresce all’aumentare della densità delle coperture artificiali, raggiungendo nei giorni più caldi valori compresi tra 43 e 46 °C nelle aree più sature. Bari, nel rapporto Ispra, si colloca tra i capoluoghi regionali con valori maggiori rispetto al 2022: +12 ettari, dopo Roma (+ 124 ettari, per un totale di oltre 70.300 ettari), Venezia (+37 ettari), Milano (+26), Trento (+17), Palermo (+17) e Bologna (+14).
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