Palazzo della Gazzetta, la protesta di Consulta Ambiente, Italia Nostra e Sviluppo Sostenibile

Il palazzo della Gazzetta del Mezzogiorno (foto: Affari Italiani)

Il documento che porta la firma della Consulta comunale all’Ambiente e delle associazioni Italia Nostra e Sviluppo Sostenibile, chiede la tutela dello storico palazzo della Gazzetta del Mezzogiorno e il rispetto degli edifici che rappresentano la storia di Bari. Ma rivolge anche una serie di  riflessioni sulle trasformazioni edilizie in corso e a venire, a quanti si candidano a governare i processi di trasformazione e sviluppo della nostra città. Ambient&Ambienti apre un dibattito e invita tutti quelli che vogliono esprimersi a farlo con noi

 

Apprendiamo dalla stampa che è stata depositata la richiesta   di permesso per l’abbattimento del palazzo ex sede della Gazzetta del Mezzogiorno progettato dall’architetto Onofrio Mangini    in via Scipione L’africano e  per la successiva realizzazione di 76 appartamenti ad uso residenziale.

L’edificio è compreso nell’Atlante  delle opere  di architettura moderna e contemporanea da tutelare, compilato dalla ripartizione Urbanistica, nel rispetto della Legge Regionale n.14/2008, ma  evidentemente a nulla servono le Leggi e i Decreti che mirano alla Tutela del patrimonio architettonico esistente in quanto la Regione Puglia prevede nella Legge sul Piano Casa  l’ampliamento del 35% della volumetria esistente in caso di demolizione e ricostruzione,  e l’Amministrazione ovviamente concede permessi di costruzione a chi ne fa richiesta.  

Manca la volonta’ di tutelare e manca la memoria storica della citta’

Alcune riflessioni sorgono spontanee per essere rivolte a quanti si candidano a governare i processi di trasformazione e sviluppo della nostra città ovvero:

  1. La città subisce una ulteriore perdita di un edificio che per la sua architettura e per la presenza all’interno delle rotative originali rappresenta una pregiata archeologia industriale, a causa di una mancanza di tutela da parte di amministratori che ignorano il valore della testimonianza storica di edifici che hanno fatto scuola in tutto il paese da un punto di vista architettonico e culturale e che dovrebbero essere tutelati dalle Istituzioni (Soprintendenze) preposte. Bari è una città priva di memoria storica e lo abbiamo verificato anche nei casi in cui sono state abbattute ville di stile liberty (villa Vera e Villa Tilde) lungo Via Amendola per consentire di edificare complessi residenziali distruggendo anche l’esiguo verde esistente.
  2. Il palazzo di 120 metri che dovrebbe sorgere a ridosso dell’ex Fibronit nel rione Japigia

    In una città, quale Bari che perde ogni anno abitanti e residenti  ci chiediamo a chi sono destinate le centinaia se non migliaia di cubature ad uso residenziale che sorgono più numerose dei funghi nelle foreste umide?  Palazzi che hanno invaso e continuano ad invadere la citta anche in sostituzione di pregiate ville antiche che avrebbero dovuto essere tutelate dalla legge esistente, o eliminando le rare aree a verde destinate a quartieri la cui qualità di vita è fortemente compromessa da una elevata densità abitativa e una insufficente politica di mobilità sostenibile?

  3. Per non parlare della proposta di costruire un grattacielo di 120 metri che è stata riportata in giorni recenti sui quotidiani locali.  Tale edificio con il suo verticalismo  non  risulta organico con la storia e l’architettura della nostra città ma ne incarna la negazione della sua identità e della sua vocazione ad un ambiente più verde ed ecologicamente sostenibile. 

La richiesta

La nostra richiesta è di completare e approvare entro il 2024 il nuovo PRG adeguandolo alle reali esigenze di crescita residenziale della città e bloccando ogni nuovo progetto di lottizzazione o variazione di  PRG per progetti depositati  da tempo  e con permessi scaduti per adeguarli  alle reali necessità della città e dei suoi cittadini, senza tener conto di interessi diversi e/o eventuali sbarchi di extraterrestri che giustificherebbero le cubature previste  dal vecchio Piano Regolatore e forse già superate grazie ad un Piano Casa  e una cultura basata sull’investimento nel mattone che ha da sempre caratterizzato ed influenzato la storia della nostra città.

 

Antonella Calderazzi (Consulta Ambiente del Comune di Bari)

Elda Perlino (Associazione Sviluppo Sostenibile)

Liliana Spagnolo (Italia Nostra)

 

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