Sfruttamento ambientale: Ecuador in lotta contro una multinazionale petrolifera

In 30mila contro una compagnia petrolifera per combattere lo sfruttamento ambientale, ma la Corte al momento non dà ragione agli abitanti.

L’eco di una storia che viene dall’Ecuador, di sentenze e contro-sentenze, di riscatto e colpo di scena finale, di uno scontro sociale. Non si tratta di un film di denuncia, né di un documentario. È la semplice realtà. Da un lato la classe contadina, dall’altro una multinazionale petrolifera. In ballo lo sfruttamento ambientale di un lago.

Sfruttamento ambientale: una storia trentennale

Teatro della curiosa vicenda è il Paese sudamericano dell’Ecuador.

Uno degli scenari dell’inquinamento da petrolio: il lago Agrio

La trama. Dal 1964 la compagnia petrolifera (statunitense) Texaco ha iniziato un’intensa attività di estrazione di petrolio presso il Lago Agrio. Sulle sue coste vivono e lavorano circa 30mila contadini, che sono stati ribattezzati dalla cronaca gli afectados, i “danneggiati”.
Il perché è scontato: l’opera di trivellazione ed estrazione ha generato grossi danni ambientali, sia per quel che concerne flora e fauna di questa porzione di terra della Foresta Amazzonica sia per lo stesso Lago, le cui acque sono state inquinate.

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Sfruttamento ambientale: la protesta degli indigeni

Sono stati 15 di questi afectados ad inizio anni ’90 – precisamente nel 1993 – a muovere una class action contro lo sfruttamento ambientale operato da Texaco, chiedendo il riconoscimento del diritto alla salute e alla vita degli ecuadoregni. E come per Davide contro Golia, la storia biblica sembra ripetersi in Sud America.

La protesta delle donne amazzoniche contro le compagnie petrolifere

Nel 2013 la Corte Costituzionale dell’Aja ha dato ragione ai contadini, condannando la Chevron – che nel frattempo ha acquisito la Texaco – a risarcire l’ambiente,andando a bonificare le acque del Lago Agrio e l’ecosistema ivi presente. Con un costo non indifferente: 9,5 miliardi di dollari.
Sembra una storia d’ambiente a lieto fine, dove la ragione, il raziocinio prevale sugli interessi economici e politici; dove una multinazionale è costretta a rivedere il proprio operato (e la storia mondiale è piena zeppa di vicende insabbiate, archiviate o messe a tacere) e lo sfruttamento ambientale sonoramente punito. Ma è qui che arriva il colpo di scena.

Sfruttamento ambientale, la contro-sentenza

Se persino lo scorso 22 maggio – a seguito del ricorso di Chevron per la sentenza a loro sfavorevole – il Tribunale internazionale di giustizia ha continuato a dare ragione alle comunità indigene, fa ancora più clamore la contro-sentenza emessa la scorso 7 settembre.
L’Aja ha dichiarato nulla la precedente sentenza con relativa sanzione, poiché l’Ecuador sarebbe venuto meno al Trattato Bilaterale sugli Investimenti che esiste tra USA e Ecuador e che risale proprio al 1993.
Tutto resta sospeso, dunque.
Non sono bastati 25 anni di lotte e più di 50 anni per riuscire a chiudere questo caso.
Negli Stati sudamericani il rischio di una connessione tra superpotenze economiche – come po’ rappresentare una compagnia di petrolio – e istituzioni governative è molto più frequente che alle nostre latitudini. Ecco perché il verdetto dell’ultima sentenza e il protrarsi, il trascinarsi della vicenda non sono segnali ben auguranti per il Lago Agrio e l’ambiente circostante.
Perché se è vero che tutto resta sospeso, l’attesa seguita solo a portare ulteriori danni al territorio e lascia campo aperto allo sfruttamento ambientale della zona.
Con buona pace dei 30mila contadini dell’Ecuador.

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