
Produrre energia ‘compatibilmente’ alla tutela del paesaggio. Territori e stakeholder pubblici e privati possono esprimere le loro osservazioni fino al 16 novembre su PugliaPartecipa, poi si andrà in Consiglio regionale
La sfida è esattamente questa: riuscire a produrre energia rinnovabile senza intaccare il patrimonio naturalistico della Puglia e senza stravolgere l’ambiente, tutelando i terreni agricoli e la bellezza paesaggistica e obbligando, al contempo, a realizzare impianti agrivoltaici di nuova generazione.
Dieci articoli per garantire il contrasto al cambiamento climatico, soddisfare il fabbisogno energetico regionale, valorizzare l’impiego di energia da fonti rinnovabili e favorire la decarbonizzazione del sistema energetico e industriale pugliese.
Dopo l’ok in giunta il 23 ottobre, la Regione Puglia ha dato il via all’iter di Consultazione pubblica sul Disegno di legge n. 222 del 23/10/2024 “Disposizioni per l’individuazione di aree e superfici idonee e non idonee all’installazione di impianti a fonti rinnovabili”. La Legge sulla partecipazione presuppone il coinvolgimento dei territori e degli stakeholder pubblici e privati fino al 16 novembre su PugliaPartecipa, per poi approdare in aula regionale. Sarà infatti il Consiglio pugliese ad esercitare il controllo sull’attuazione della legge e a valutarne gli effetti in termini di progressivo conseguimento degli obiettivi di produzione di energia da fonti rinnovabili.
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Aree idonee e non per installare impianti da fonti rinnovabili
“L’individuazione delle aree idonee – ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico Alessandro Delli Noci – rappresenta un momento di grande rilevanza per la Regione Puglia per due ragioni principali: da una parte affrontare il tema della dipendenza energetica e del raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2050 dalla strategia comunitaria relativi alla riduzione delle emissioni nette di almeno il 55 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, fatto che impone politiche di promozione delle fonti di energia rinnovabile (Fer) a tutti i livelli. Dall’altro, la consistente crescita nella produzione e nel numero di impianti da Fer che induce a valutarne e mitigarne gli effetti sul paesaggio naturalistico e culturale. Il disegno di Legge che abbiamo approvato in Giunta ha proprio l’obiettivo di raggiungere gli obiettivi di produzione di energia da fonti rinnovabili senza mai intaccare il patrimonio naturalistico e culturale e senza ledere all’identità dei luoghi. Questo iter di consultazione che coinvolgerà tutti i portatori di interesse, cittadini, imprese, associazioni ambientaliste, è fondamentale e mira proprio a raccogliere spunti e indicazioni per migliorare uno strumento normativo finalizzato a tutelare i territori pugliesi”.
Il Ddl individua nello specifico:
- le aree idonee per la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili, dando priorità all’impiego di strutture edificate (capannoni, aree a destinazione industriale, artigianale, per servizi e logistica) e per le quali è previsto un iter autorizzativo accelerato, con una probabilità di successo maggiore e in tempi ridotti;
- le aree non idonee, tutelate dal vincolo paesaggistico;
- le aree ordinarie, ossia aree diverse dalle precedenti, per le quali nei procedimenti di autorizzazione deve essere contemperata la necessità di tutela dei beni ambientali e paesaggistici in coerenza con le previsioni del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (Pptr) con la necessità di garantire la decarbonizzazione del sistema energetico e industriale regionale e il contrasto ai cambiamenti climatici;
- le aree vietate, aree in cui è vietata l’installazione di impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra nelle zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti, esclusi casi specifici previsti dalla Legge.
La differenza tra aree idonee e aree non idonee si concretizza in una differenza di tipo procedimentale:
- Per l’installazione di impianti in aree idonee è previsto un procedimento autorizzativo semplificato e accelerato, con parere paesaggistico non vincolante.
- Le aree non idonee invece non escludono l’insediamento, ma la procedura di autorizzazione è soggetta al vincolo paesaggistico, e per questo si è lavorato nella stesura di concerto con gli assessorati all’Ambiente e all’Agricoltura.
- Le superfici e aree ordinarie per l’installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, definite come quelle non ricadenti nelle fattispecie delle definizioni precedenti, sono soggette a procedimenti autorizzativi che devono contemperare la necessità di tutela dei beni ambientali e paesaggistici in coerenza con le previsioni del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale, con la necessità di garantire la decarbonizzazione del sistema energetico e industriale regionale ed il contrasto ai cambiamenti climatici.
- Le aree in cui è invece vietata l’installazione di impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra coincidono con le zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti, ma è prevista la possibilità di installazione in alcuni casi specificati in normativa. E’ escluso il divieto per gli impianti di agrivoltaico sperimentale.
Puglia protagonista della transizione energetica
“La Regione Puglia – ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico, Alessandro Delli Noci – è una delle prime regioni italiane a legiferare sulle aree idonee. È stato un lavoro complesso e corale che ha visto collaborare quattro settori, lo Sviluppo economico, l’Ambiente, l’Agricoltura e l’Urbanistica e Paesaggio, con un unico obiettivo: rendere la Puglia sia protagonista del contrasto ai cambiamenti climatici che, come dimostrano i fatti disastrosi che hanno colpito l’Emilia Romagna, la Liguria, il Piemonte e la Calabria in questi ultimi giorni sono reali e sempre più frequenti, sia protagonista della transizione energetica, perché parlare di decarbonizzazione e autonomia energetica non ha senso se non ci diamo un piano e un’alternativa, come stiamo facendo.
Questo Ddl, che è più restrittivo della Legge nazionale, concentra le aree in cui insediare gli impianti al fine di tutelare i paesaggi e habitat naturali. Con questa legge riusciremo a raggiungere livelli notevoli di produzione di energia, e per questa ragione è indispensabile che il Governo garantisca tutte le condizioni affinché alla Puglia sia riconosciuto il ruolo di hub energetico non solo per la produzione di energia appunto ma per la produzione di dispositivi legati all’energia, fatto che consentirebbe lo sviluppo di un’industria specifica e quindi di nuova occupazione. Si aprirà adesso un’importante fase di consultazione all’interno delle Commissioni consiliari che si incaricheranno di coinvolgere i Comuni, le Province e tutti i portatori di interesse, vale a dire cittadini, imprese, associazioni ambientaliste. Il percorso partecipativo, fondamentale per apportare modifiche e migliorare questo importante strumento normativo, sarà anche online attraverso la piattaforma PugliaPartecipa dove ciascuno potrà, in maniera propositiva, offrire il proprio contributo”.

Se l’assessorato all’Agricoltura ha collaborato alla stesura del testo per quanto riguarda l’integrazione con le aree agricole e destinate al pascolo, secondo il consigliere delegato all’Urbanistica, Stefano Lacatena, la delibera è “uno sforzo legislativo notevolissimo, frutto di un ampio studio tecnico, con cui la Puglia oggi si rende protagonista e all’altezza di governare i processi più importanti che interrogano le istituzioni per oggi e per il futuro: possiamo dire con soddisfazione di aver fatto un ottimo lavoro nella redazione del Dl sulle Aree Idonee. Un provvedimento redatto con un approccio integrato: parliamo di energia e dei criteri di individuazione dei luoghi dove poter realizzare impianti di fonti rinnovabili. Abbracciamo, così, la sfida più grande: tutelare il nostro territorio, programmando uno sviluppo ordinato e ragionato degli impianti. Non solo: parliamo di decarbonizzazione del sistema energetico e industriale della Puglia. Un processo delicatissimo, che abbiamo il dovere di seguire dando linee certe e chiare a garanzia di tutti. Su questi binari, il legislatore pugliese si è mosso con grande consapevolezza: scongiuriamo il rischio di vedere impianti in zone di pregio sotto il profilo paesaggistico e, al contempo, rilanciamo la nostra Regione come hub energetico”.
“Dopo un lungo e faticoso percorso, abbiamo cercato di far prevalere i giusti interessi ambientali e di salvaguardia del territorio, nel quadro di uno sviluppo eco-sostenibile – ha dichiarato l’assessora all’Ambiente della Regione Puglia, Serena Triggiani – un lavoro che ha prodotto un provvedimento che consente lo sviluppo degli impianti da fonti rinnovabili richiesto dalle direttive Ue e dalla legislazione nazionale, rispettando i princìpi della minimizzazione degli impatti su ambiente, territorio, patrimonio culturale, paesaggio. Resta indissolubile nella nostra azione e strategia regionale la decarbonizzazione difendendo l’identità ambientale e paesaggistica della Puglia, allargando l’ambito delle aree non idonee”.
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Iter regionale: tutti i passaggi che servono alla legge
Il disegno di legge varato dalla giunta pugliese è stato illustrato alle commissioni IV Sviluppo economico e V Ambiente del Consiglio regionale da Delli Noci, che ha sottolineato l’importanza della legge e della sua immediata emanazione per il futuro della regione, all’interno di un sistema complesso, fatto di azioni e impegni che convergono verso l’obiettivo generale di garantire il contrasto al cambiamento climatico, la soddisfazione del fabbisogno energetico regionale e la transizione energetica, valorizzando al meglio l’impiego di energia da fonti rinnovabili, nonché favorire la decarbonizzazione del sistema energetico e industriale regionale.
“Il nostro obiettivo – ha spiegato Delli Noci – non è limitato a dare esecuzione alle norme unionali e nazionali, per questo la nostra proposta è più restrittiva rispetto a quanto richiesto dal decreto legislativo nazionale 199 del 2021”. In base a questa normativa la Regione Puglia dovrebbe sviluppare nei prossimi un minimo di potenza energetica aggiuntiva da fonti rinnovabili pari a circa 7 giga. Come evidenziato dall’assessore allo Sviluppo economico, una parte rilevante del disegno di legge riguarda la norma transitoria, poiché – a fronte dei 7 giga da produrre nei prossimi anni – ci sarebbero pendenti istanze su base provinciale, regionale e statale pari a circa 80-90 gigawatt.
L’assessore ha chiesto al Consiglio di preservare l’impianto della norma proposta in merito, che prevede di non applicare le disposizioni della nuova legge ai procedimenti autorizzatori per i quali, alla data di entrata in vigore della stessa si sia perfezionata una delle procedure semplificate o sia stato conseguito il titolo di compatibilità ambientale laddove previsto, ovvero, negli altri casi, qualora risultino concluse con esito positivo, anche con prescrizioni, le conferenze di servizi previste per il rilascio dell’autorizzazione unica.
L’obiettivo dei 7 Giga Green (entro il 2030) e i 90 ‘pendenti’
“E’ un disegno di legge fra i più rilevanti – ha detto il presidente della V Commissione Michele Mazzarano, Pd – perché definisce il futuro della sostenibilità e della transizione energetica, per il quale si imporranno tempi strettissimi di valutazione e confronto in sede di commissioni congiunte, impegnate nell’audizione dei molti soggetti portatori di interesse”.
Per i consiglieri del M5S Marco Galante (capogruppo) e Cristian Casili è “un ddl che dà attuazione a quanto disposto dal decreto legge del Ministero dell’Ambiente del 21 giugno, ma come Regione Puglia possiamo e dobbiamo intervenire per far sì che lo sviluppo delle energie rinnovabili proceda di pari passo con la tutela del paesaggio. Per questo nelle prossime sedute sarà importante ascoltare tutti gli assessorati coinvolti, non solo quello allo Sviluppo economico ma anche Ambiente, Agricoltura e Urbanistica. Il processo di consultazione pubblica nelle commissioni consiliari competenti dovrà coinvolgere Anci, Upi, associazioni di categoria e i cittadini che potranno inviare le loro segnalazioni sul portale della Regione Puglia. L’obiettivo minimo è quello di raggiungere una produzione energetica aggiuntiva a fonti rinnovabili di 7 giga, ma al momento ci sono richieste pendenti per circa 90 giga. Assume per questo rilevanza la disposizione transitoria contenuta nel ddl, che prevede che chi ha già avuto una Via favorevole rientri nella legge nazionale 199. Un articolo sui cui chiediamo i dovuti approfondimenti, così come abbiamo dubbi sul parere paesaggistico non vincolante e sul fatto che nelle zone agricole sia vietata solo la realizzazione degli impianti fotovoltaici a terra. E come detto anche in audizione non basta dire che ci si è limitati a recepire quanto disposto a livello nazionale. Parliamo di un disegno di legge con obiettivi importanti come il contrasto ai cambiamenti climatici e l’abbandono delle fonti fossili, per cui serve un lavoro in sinergia di tutti gli attori coinvolti”.
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Per Paolo Pagliaro, capogruppo La Puglia Domani: “Su questo disegno di legge – che condividiamo nell’impostazione (peraltro dettata dal Governo nazionale) di minimizzare l’impatto ambientale e la massima superficie occupabile dai nuovi impianti e da quelli già installati e da rinnovare – abbiamo alcune perplessità che porteremo all’attenzione delle Commissioni nelle prossime settimane, quando verranno ascoltati anche tutti i portatori d’interesse coinvolti nel processo di consultazione pubblica. L’ascolto e il confronto dei territori è quello che chiediamo da sempre per programmare in maniera condivisa l’insediamento di impianti eolici e fotovoltaici ed evitare ulteriori scempi. Dunque, come abbiamo sempre detto, ok agli impianti su aree degradate e industriali, cave dismesse, siti contaminati, tetti e parcheggi. E sì alle vetrate solari di nuova generazione e all’autoproduzione domestica e aziendale, evitando altre mega centrali. Ora alla Puglia, che già produce 6 gigawatt di energia da fonti rinnovabili, viene imposto di produrre almeno altri 7 gigawatt entro il 2030: più del doppio di quanto già genera, ma il parco progetti in esame al Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ammonta a 90 gigawatt. Da qui l’esigenza di porre paletti e argini, perimetrando le aree in cui insediare nuovi impianti. Cosa che – con numerosi atti consiliari e iniziative di coinvolgimento dei territori – chiedo insistentemente alla Regione fin dal mio insediamento in Consiglio regionale. Ora arriva finalmente il diktat del Governo, ed entro dicembre dovremo approvare questa legge. Ma occorre farlo con criterio, senza lasciare zone grigie che possano consentire nuovi impianti selvaggi e consumo di suolo nelle aree da preservare. A questo proposito, per le aree agricole vanno chiariti bene i vincoli per il no a nuovi impianti, perché non basta proibire i pannelli fotovoltaici a terra. Chiediamo regole per l’agrivoltaico, per evitare che diventi il cavallo di Troia per vetrificare altri ettari di campagna. E questo vale soprattutto per le aree interne del Salento, minacciate da un ulteriore sovraffollamento di pale eoliche e pannelli fotovoltaici sperimentali. Siamo favorevoli all’installazione solo su aziende già operative e non su fantomatiche imprese che hanno il solo scopo di sfruttare l’energia del sole e non di fare effettiva produzione agricola. Ci preoccupano inoltre il cumulo di impianti nella stessa area e la questione delle disposizioni transitorie: se abbiamo richieste di allaccio alla rete elettrica nazionale per quasi 90 gigawatt, non siamo d’accordo al via libera ai progetti che hanno già incassato una Via favorevole. Ogni progetto va rivisto e analizzato per i suoi impatti sul paesaggio, prima che sul suo potenziale produttivo. Perché la tutela del paesaggio, lo ribadiamo, dev’essere anteposta ad ogni altro interesse, senza sacrificare ancora il nostro territorio sull’altare della transizione energetica. Abbiamo già dato”.
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I geologi di Puglia: attenzione all’evoluzione geomorfologica ‘repentina’

Le leggi presentano un rischio concreto: cristallizzano una situazione. Se è vero che ogni impianto va valutato singolarmente, in base alle sue caratteristiche tecnologiche, all’impatto potenziale e al luogo in cui andrà posizionato, vanno tuttavia monitorati costantemente i parametri ambientali perchè, soprattutto in epoca di grandi cambiamenti climatici, possono mutare rapidamente.
A sottolinearlo è la presidente dell’Ordine dei Geologi Giovanna Amedei che ad Ambient&Ambienti dice: “L’attenzione resta alta e daremo il nostro contributo in sede di consultazione regionale perché l’evoluzione geomorfologica del territorio negli ultimi anni è molto repentina e spesso sono necessari monitoraggi e studi specifici per scongiurare ogni possibile effetto negativo“.
Il punto di partenza, spiega, è il decreto legislativo n. 199 che in sintesi stabilisce che “occorre individuare, in ogni Regione, le superfici e aree idonee all’accoglimento della costruzione ed esercizio degli impianti a fonti rinnovabili e delle infrastrutture connesse e quelle non idonee, oltre alle aree e superfici ordinarie e quelle in cui è vietata l’installazione di impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra. Il tutto si traduce in una riduzione pari ad 1/3 dei termini delle procedure di autorizzazione per impianti in aree idonee e il parere obbligatorio ma non vincolante in materia paesaggistica.
Dal punto di vista geologico in base a quanto sancito dal Dm, le Regioni dovranno in ogni caso considerare come non idonee le aree caratterizzate da singolarità geologiche oltre che, in base all’art. 6 ulteriori contesti paesaggistici come 1. reticolo idrografico di connessione della Rete Ecologica Regionale; 2. sorgenti; 3. versanti; 4. lame e gravine; 5. doline; 6. grotte; 7. geositi; 8. inghiottitoi; 9. cordoni dunari. Alle Regioni è attribuita la possibilità di stabilire una fascia di rispetto dal perimetro dei beni sottoposti a tutela, fino a un massimo di 7 chilometri di ampiezza che dovrà, in ogni caso, essere opportunamente differenziata a seconda della tipologia di impianto Fer”.
Se l’evoluzione geomorfologica richiede monitoraggi specifici e costanti per scongiurare conseguenze negative, “senza dubbio – dice Amedei – esiste la necessità di rendere la Puglia sostenibile sotto il profilo energetico, di perseguire il contrasto ai cambiamenti climatici, di conseguire la decarbonizzazione del sistema energetico e industriale regionale ma è anche importante ricordare che ogni territorio ha di base una geolitologia e una geomorfologia che, se non ben studiate e caratterizzate, possono creare problemi”.
Relativamente ai geositi, prosegue, “sono altresì riportati in numero limitato come strato informativo nel Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (Pptr) che risulta ad oggi non aggiornato con il censimento regionale effettuato ai sensi della LR 33/2009.
In merito al Pptr occorre anche evidenziare che tanti tematismi non stati inseriti nelle aree da escludere, come i coni visivi che rappresentano un carattere distintivo e caratterizzante del paesaggio pugliese mentre sarebbe auspicabile un maggior utilizzo del fotovoltaico come copertura degli immobili delle aree industriali, attualmente utilizzate solo in minima parte”.
Infine, sottolinea la presidente dell’Ordine dei geologi, va evidenziata anche “l’importanza dei sistemi geotermici a bassa entalpia, caratterizzati da una temperatura del serbatoio geotermico inferiore ai 90 °C. Tali sistemi possono essere utilizzati in gran parte del territorio pugliese, in quanto è possibile sfruttare il gradiente geotermico già al di sotto dei 15 metri di profondità dal piano campagna. Pertanto, la geotermia a bassa entalpia risulta uno strumento vincente in quanto, oltre ad essere disponibile ovunque sulla superficie terrestre, è una forma di calore pulita, rinnovabile, sicura nel tempo ed ecocompatibile”.
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Associazioni ambientaliste assenti all’appello regionale

In seduta congiunta le Commissioni IV e V hanno svolto le audizioni delle associazioni ambientaliste riconosciute dal Mase ma su 80 invitate per essere ascoltate in sede istituzionale solo nove hanno risposto all’invito, e solo sette sono intervenute.
Ecco, in sintesi, i principali rilievi:
- Federproprietà – Federazione Nazionale Proprietà Edilizia (Michele Di Donna): il testo normativo proposto dalla Giunta regionale non è specificamente regionale per cui andrebbe personalizzato, adeguato al contesto pugliese.
- Legambiente (Riccardo Almirante): agrivoltaico, biometano e biogas dovrebbero essere considerati in tandem.
- ItaliaNostra sezione Sud Salento (Nicolino Sticchi e Marcello Seclì): è opportuno coinvolgere maggiormente il territorio. Le energie rinnovabili vanno sviluppate compatibilmente con il territorio, dal punto di vista sociale ed economico. Per pianificare in materia è necessario una maggiore consapevolezza e conoscenza delle reali necessità territoriali.
- Anev (Simone Togni): maggiore attenzione va data all’estensione delle aree di rispetto nelle zone tutelate per evitare di compromettere l’obiettivo complessivo.
- Sigea (Salvatore Valletta): la Puglia dal punto di vista delle rinnovabili ha già dato tantissimo. Maggiore attenzione va data alla geotermia, tanto da ricordare che in Puglia nonostante siano stati censiti i geositi, la Regione non ha ancora provveduto a recepirli nel Pptr.
- Istituto Nazionale di Urbanistica (Francesca Calace): Con molti riferimenti alla proiezione della normativa nazionale senza le specificità regionali, c’è poca Puglia e manca una visione strategica per la regione posto che il decreto nazionale indica che devono essere contenute le caratteristiche e disponibilità delle reti energetiche e una compatibilità degli interventi con l’interesse pubblico sul territorio. È necessario orientare gli interventi con uno specifico riferimento alla capacità di sopportazione delle reti energetiche e della potenza da installare.
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