La tutela del clima tra i diritti umani. Sentenza storica (e occasioni sprecate)

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Dalla Corte europea dei diritti dell’uomo una sentenza che fa storia. Accogliendo la causa di alcune attiviste svizzere, è stato riconosciuto il legame tra diritti umani e obblighi climatici

 

Gli Stati – ha detto la sentenza europea – hanno il dovere di adottare applicare e adottare normative per mitigare l’effetto dei cambiamenti climatici.

Molto resta ancora resta da fare, anche se oggi le acque ambientaliste e climatiche si stanno muovendo molto di più formando una coscienza pubblica più sensibile ai rischi che si stanno correndo nell’ignorare gli allarmi scientifici sul riscaldamento globale.

Solo un mese fa, il Tribunale Civile di Roma aveva rigettato, per “difetto assoluto di giurisdizione”, la causa intentata da 203 ricorrenti contro lo Stato italiano. Con la campagna Giudizio Universale si citava in giudizio lo Stato per inadempienza climatica, ovvero per “l’insufficiente impegno nella promozione di adeguate politiche di riduzione delle emissioni clima-alteranti, cui consegue la violazione di numerosi diritti fondamentali”.

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Battaglia climatica intergenerazionale

Gli Stati – ha detto la sentenza europea – hanno il dovere di adottare applicare e adottare normative per mitigare l’effetto dei cambiamenti climatici (foto di Alfred Derks da Pixabay)

Nove anni fa un gruppo di attiviste ultrasettantenni di “KlimaSeniorinnen“, con la collaborazione di Greenpeace Svizzera, aveva sollevato il caso: le ondate di caldo, avevano detto, impedivano loro di uscire di casa. Preoccupate per le conseguenze del riscaldamento globale sulle loro condizioni di vita e sulla salute, avevano contestato alle autorità svizzere di non adottare misure sufficienti per mitigare gli effetti del cambiamento climatico (qui la loro azione legale).

Secondo la Corte dei diritti dell’uomo, la Svizzera “non ha adempiuto ai suoi obblighi in materia di cambiamenti climatici”  , ovvero (qui il testo della sentenza)  ha riscontrato “carenze critiche nel quadro normativo” come l’incapacità di quantificare i limiti delle emissioni nazionali di gas a effetto serra che impattano sulla salute umana. Per i giudici cioè, si viola l’articolo 8 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo perchè “un’azione inadeguata dello Stato per combattere i cambiamenti climatici aggrava i rischi di conseguenze dannose e minaccia il godimento dei diritti umani”.

Rosmarie Wydler-Wälti, copresidente della ong che ha superato le 2500 sostenitrici, ha commentato: “Questa sentenza non è solo una vittoria per la nostra associazione. È una vittoria per tutte le generazioni”.

Greta Thunberg, che manifestava davanti al tribunale di Strasburgo ha detto: “Da oggi dobbiamo impegnarci ancor di più, questo è solo l’inizio del contenzioso sul clima: in tutto il mondo, sempre più persone stanno portando i loro governi in tribunale per ritenerli responsabili delle loro azioni. In nessun caso dobbiamo tirarci indietro, dobbiamo lottare ancora più duramente, perché questo è solo l’inizio”.

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Le tre cause ambientaliste alla corte Ue

Sono state emesse dalla Grande camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo le attese sentenze su tre cause climatiche. I giudici erano chiamati a valutare se la mancata adozione da parte degli Stati di politiche climatiche in linea con gli impegni assunti con l’Accordo di Parigi configurasse violazione dei diritti dei loro cittadini. Due su tre cause sono state respinte ma è stata anche la prima volta che la Corte si è pronunciata sulle mancate misure per il clima.

  • La condanna della Svizzera

Nel caso Verein KlimaSeniorinnen Schweiz e altri contro la Svizzera, la Corte di Strasburgo ha condannato la Svizzera per la mancata adozione di misure in materia climatica, riconoscendo di fatto la relazione tra difesa del clima e tutela dei diritti umani. La Cedu ha stabilito che il mancato raggiungimento degli obiettivi di riduzione del gas clima alteranti ha violato alcuni diritti umani. La sentenza dovrebbe costringere il governo elvetico a varare politiche climatiche più efficaci e può avere importanti ripercussioni su altri paesi europei.

  • Il caso portoghese

Non è invece stato positivo l’esito della causa Duarte Agostinho e altri V. Portogallo e 32 altri Paesi, presentato da 6 giovani portoghesi che hanno attribuito ai vari Stati inadempienze che secondo loro incidono sulla loro vita, sul loro benessere, sulla salute mentale. I giudici di Strasburgo hanno dichiarato inammissibile il ricorso. “Per quanto riguarda la giurisdizione extraterritoriale degli Stati convenuti diversi dal Portogallo, la Corte ha ritenuto che non vi fossero motivi nella Convenzione per estendere, tramite interpretazione giudiziaria, la loro giurisdizione extraterritoriale nel modo richiesto dai ricorrenti. Considerato che i ricorrenti non avevano intrapreso alcuna via legale in Portogallo in merito alle loro denunce, il ricorso dei ricorrenti contro il Portogallo è risultato irricevibile anche per mancato esaurimento delle vie di ricorso interne”. La dichiarazione di inammissibilità va dunque interpretata come una devoluzione alle giurisdizioni nazionali delle cause in materia.

  • Il caso francese

Il caso Carême c. Francia riguardava la denuncia di un ex abitante e sindaco del comune di Grande-Synthe, il quale ha sostenuto che la Francia non abbia adottato misure sufficienti per prevenire il riscaldamento globale e che tale fallimento comporti una violazione del diritto alla vita e del diritto al rispetto della vita privata e familiare. La Corte ha dichiarato il ricorso irricevibile in quanto la ricorrente non aveva lo status di vittima ai sensi dell’articolo 34 della Convenzione.

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Le reazioni di Giudizio Universale alla sentenza europea

“In altre parole – commenta Lucie Greyl dell’organizzazione A Sud e co-coordinatrice della Campagna Giudizio Universale – la Cedu ha rimandato ai giudici nazionali il compito di pronunciarsi sull’adeguatezza delle politiche climatiche e sugli impatti che la mancata azione ha sui diritti umani. Una ragione in più per impugnare la sentenza con cui il Tribunale ha dichiarato inammissibile la nostra causa”.

Ph Giudizio Universale

E’ di un mese fa la sentenza del Tribunale Civile di Roma ha rigettato la causa intentata da 203 ricorrenti contro lo Stato Italiano per “difetto assoluto di giurisdizione”. Eppure, il contenzioso sul clima contro lo Stato italiano (A Sud et. al. contro Italia) si basa proprio sulla minaccia ai diritti fondamentali causata dall’inadeguatezza delle politiche climatiche e affronta la mancanza di un quadro normativo sul clima e l’assenza di politiche basate sulla scienza. “L’altra novità importante è che il legame inscindibile tra azioni di contrasto ai cambiamenti climatici e tutela dei diritti da oggi ha nella pronuncia della Cedu un riconoscimento fondamentale per le nostre battaglie per la giustizia climatica”.

A commentare le sentenze anche il team legale di Giudizio Universale: “Prendiamo atto con favore della sentenza della Corte europea sul caso Klimaseniorinnen. Il riconoscimento da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo che lo Stato svizzero ha commesso una violazione collegata all’assenza di un calcolo del proprio bilancio di carbonio e alla mancanza di un quadro giuridico sufficientemente efficace per contrastare il cambiamento climatico, è un precedente importante per la giustizia europea e per il nostro caso nazionale. La sentenza ricorderà ai tribunali e al governo italiani che, al contrario, la richiesta da parte della società civile di protezione dei diritti fondamentali minacciati dall’emergenza climatica provocata dalle politiche climatiche insufficienti è giustiziabile.

Per quanto riguarda il caso Duarte, registriamo una contraddizione riguardo al principio espresso dalla Corte Europea di irricevibilità del ricorso per mancato esaurimento delle vie di ricorso interne: non tutti i tribunali nazionali sono ricettivi alle controversie sul clima e i processi sono molto lunghi, mentre l’emergenza climatica ci impone azioni rapide. Il caso italiano ne costituisce un esempio, in quanto sono state attivate le vie di ricorso a livello nazionale in Italia, ma il tribunale domestico dopo quasi tre anni ha deciso che le richieste di tutela dei diritti fondamentali legate al cambiamento climatico non sono giustiziabili in Italia”.

Il bilancio dei pronunciamenti è comunque positivo, come hanno sottolineato gli stessi attivisti di Youth for Climate Justice, che ha promosso la causa Duarte: “La vittoria di KlimaSeniorinnen è una vittoria per tutti. La sentenza dichiara che l’inazione dei governi nella riduzione delle emissioni è una violazione dei diritti umani”.

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Il Wwf Italia: ottime notizie per il clima

Il WWF Young a Roma allo sciopero pe4r il clima del 25 marzo 2022

La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, dice il Wwf Italia, “segna un punto fondamentale per la climate litigation (contenzioso climatico) in Europa. Si apre una nuova fase che presto potrebbe coinvolgere anche l’Italia, dove tutte le norme interne devono rispettare i diritti e i principi garantiti dalla Corte Edu e dove la Corte costituzionale è tenuta a pronunciarsi sul rispetto dei predetti principi, la cui violazione è incostituzionale. È auspicabile, quindi, che l’orientamento della Corte Edu possa fornire un nuovo stimolo perché l’Italia al più presto conformi piani e misure alle ragioni della transizione ecologica, per esempio il Piano Nazionale Integrato Energia Clima attualmente in fase di revisione (entro giugno)”.

Inoltre, la sentenza costituisce “un ulteriore incentivo per l’adozione di una legge sul clima che definisca, tra l’altro, gli obiettivi climatici e le percentuali vincolanti di riduzioni delle emissioni di gas effetto serra, nonché i budget di carbonio settoriali derivanti dagli obiettivi di riduzione delle emissioni: le associazioni ambientaliste, Wwf in testa, la chiedono da tempo e hanno anche avanzato proposte concrete, raccolte dall’Intergruppo dei Parlamentari per il Clima”. Proprio in questi giorni è cominciato l’iter al Senato.

Nel merito, nel caso “Anziane per il clima” , la Corte ha condannato la Svizzera per aver violato l’art. 8 (Diritto al rispetto della vita privata e familiare) e l’art. 6 (Diritto a un equo processo) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Cosa significa?  “La Corte – scrive il Wwf – ha chiarito che l‘art. 8 ricomprende il diritto a una protezione effettiva da parte degli Stati contro i gravi effetti negativi del cambiamento climatico sulla vita, la salute, il benessere e la qualità della vita. Per questo, ha rilevato che la Confederazione Svizzera non ha adempiuto ai suoi doveri (“positive obligations”) ai sensi della Cedu, facendo leva sull’incapacità delle autorità svizzere di quantificare i limiti delle emissioni nazionali di gas a effetto serra, non raggiungendo neanche gli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati in passato. Di conseguenza, pur riconoscendo che le autorità nazionali godono di un ampio potere discrezionale in relazione all’adozione di leggi e misure, la Corte ha ritenuto che le autorità svizzere non abbiano agito in tempo e in modo appropriato per concepire, sviluppare e attuare le leggi e le misure opportune nel caso di specie. Elemento, questo, che viola i diritti umani”.

La Confederazione Svizzera, inoltre, è stata condannata anche per violazione dell’art. 6 Cedu, “non avendo i tribunali svizzeri fornito ragioni convincenti in relazione al mancato esame nel merito del ricorso dell’associazione, né preso in considerazione le convincenti prove scientifiche relative al cambiamento climatico”.

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