Stato orientale dell’Africa, il Kenya è un Paese che si può definire alquanto “complesso”. La struttura morfologica, ad esempio: dalla costa sabbiosa sull’Oceano Indiano agli altipiani interni, le zone desertiche e la presenza della famosissima Rift Valley; il clima: sebbene sia attraversato dall’equatore presenta climi molto diversi; le etnie: se ne contano più di settanta raggruppate in quattro ceppi linguistici.
In questo variopinto mosaico c’è un ente che vuol dare un ordine e una sorta di organizzazione almeno per quel che riguarda l’aspetto ambientale. È il Kenya Wildlife Service.
Cos’è il Kenya Wildlife Service – Nominato in modo più sintetico con l’acronimo KWS, il Kenya Wildlife Service è un’associazione statale nata nel 1990 «tramite – si legge nel comunicato stampa dello scorso 18 aprile – l’Atto del Parlamento con lo scopo di preservare le risorse naturali del Paese in maniera sostenibile».
La natura tutta, dalla fauna fino alla ricchissima vegetazione di piante, arbusti e fiori, è uno spettacolo per gli occhi e un fortissimo richiamo per il turismo, dando quindi il suo grosso contributo a uno dei principali introiti del Paese.
Per questo motivo diventa una necessità la salvaguardia naturale, un dovere dell’individuo, ma anche delle istituzioni; sono molteplici i compiti e gli impegni cui il KWS adempie: non solo la gestione dei Parchi Naturali, le Riserve Nazionali e i bacini idrici contro l’inquinamento, lo sfruttamento abusivo, il degrado dell’habitat ma anche una continua sensibilizzazione attraverso la formazione del personale, la ricerca scientifica e la partecipazione ai convegni internazionali.
La lotta al bracconaggio – Una questione più delle altre, tuttavia, sta a cuore al KWS: è l’incessante avversione al bracconaggio, una pratica che – malgrado venga condannata a più voci dalle organizzazioni ambientali su scala mondiale – non cessa di prendere piede, soprattutto in Africa. Benché i numeri siano più lusinghieri rispetto al passato e dimostrino un a tendenza in parziale calo, chiede un momento di riflessione sapere che sono ancora tanti i rinoceronti o gli elefanti uccisi a causa dei cacciatori .
Inevitabile per il Kenya Wildlife Service adottare dei provvedimenti ancora più severi contro questi individui e, infatti, sono già “in cantiere” nuove strategie per «contrastare il bracconaggio e tutti i reati contro la natura»: su tutte, ha creato un’Unità di Intervento Rapido che dà supporto ai Rangers che perlustrano i boschi e i territori considerati più vulnerabili e – per questo – maggiormente battuti dai cacciatori, nonché le aree adibite alle residenze e ai campeggi per i turisti; con questi, negli anni, sono sorti dei proficui sodalizi e delle vantaggiosissime collaborazioni. Per la sicurezza dei turisti. Per la sicurezza dell’ambiente e di chi ci vive.
I primi risultati si possono già toccare con mano cliccando sul sito del Kenya Wildlife Service, sfortunatamente tutto in inglese e privo di traduzione.


