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Il racconto di un’Italia (verde) diversa

Affrescare un paese partendo dalla sua coscienza verde, nella consapevolezza che senza quel racconto i rischi ambientali non potranno essere previsti. È il filo conduttore del pregevole volume L’Italia diversa, dove l’autore Gabriele Salari – giornalista ambientalista, è stato anche capo ufficio stampa di Greenpeace, attualmente nell’ufficio stampa del Corpo Forestale dello Stato –     passa in rassegna gli eventi che hanno scosso il paese: da Seveso a Chernobyl, dal decennio di forte crescita del polso green all’istituzione di nuovi parchi naturali, fino ai due lustri che si stanno chiudendo, ovvero dagli allarmi del 2001 fino alla recente tragedia di Fukushima. Proprio nel luglio 1976 l’Italia è scossa da una sorta di terremoto ecologico. Dall’azienda Icmesa di Meda fuoriesce una nube di diossina del tipo Tcdd, fra le più pericolose al mondo, che avvolge terreni e comuni limitrofi della bassa Brianza. Il disastro di Seveso ha segnato forse l’alba per una diversa coscienza ambientalista in Italia, perché toccò una consapevolezza forse fino a quel momento solo immaginata. Oggi guardare all’ambiente italiano significa sfogliare dati, appurare fatti e tentare da un lato di far prendere alla politica maggiore consapevolezza del tempo perso, dall’altro impedire altre violenze perpetrate dall’uomo.

E’ un Paese, il nostro (scrive tra le righe l’autore), le cui vicissitudini legate all’ambiente si sono evolute secondo un doppio e drammatico binario. Da un lato sono state costruiti nuclei urbani con la più bassa densità mondiale di verde pubblico e dall’altro si è proceduto alla distruzione della fisionomia territoriale italica. Altro aspetto sottolineato con interesse nel volume,  la cementificazione delle coste, ma non mancano i punti segnati a favore dell’ambiente: il pensiero corre alle iniziative per adottare i monumenti (come il costante impegno del Fai), alle campagne ambientalistiche negli istituti scolastici, allo sforzo culturale per far comprendere a fondo i benefici della raccolta differenziata. Un panorama utile a stimolare la politica affinché ragioni su un modello di ricerca che sia adeguato, ovvero accompagnato da normative precise e completamente osservate: anche in virtù di una rete di controlli severi ma non pachidermici. Il tutto per impedire altri drammi come l’alluvione in Veneto di dodici mesi fa, o il rischio contaminazione dell’Argentario all’indomani del disastro dell’isola del Giglio, quello di Giampilieri, o i più recenti in Liguria e Sicilia. Sempre nella convinzione che la carta di identità morfologica italiana presenta caratteri di assoluta straordinarietà: ragion per cui sarebbe da folli non ostacolare sul nascere episodi come la cementificazione selvaggia, l’invasione di aree naturali, la distruzione colposa e a volte anche dolosa di pezzi del paese che appartengono alla sua tradizione storica e culturale. Magari sforzandoci (tutti) di non dimenticare quanto detto da Charles Dickens che invitava a legare un albero di fico «nel modo in cui dovrebbe crescere, e quando sarai vecchio potrai sederti alla sua ombra».

Gabriele Salari, L’Italia diversa, l’ambientalismo nel nostro Paese, Gribaudo edizioni, 2011, pp. 240, 49 euro.

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