Giornata mondiale dell’Ambiente: finiremo sommersi dalla plastica?

"Sconfiggere l'inquinamento da plastica"
Sul riciclo della plastica siamo ancora molto indietro (Foto Pixabay)

Il 5 giugno si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente. Quest’anno, ci si concentrerà sul tema “Sconfiggere l’inquinamento da plastica”

 

Il 2025 segna il 50° anniversario della Giornata Mondiale dell’Ambiente, poiché la prima conferenza indetta dalle Nazioni Unite si tenne a Stoccolma il 5 giugno 1972 per incoraggiare la consapevolezza e l’azione a livello mondiale a favore dell’ambiente. La Conferenza sull’ambiente umano, nota come Conferenza di Stoccolma, ha segnato una svolta nel promuovere una politica ambientale internazionale. Oggi la salvaguardia dell’ambiente è al centro dell’Agenda 2030 che dedica il 15° fra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) al tema “Proteggere, ripristinare e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire in modo sostenibile le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e invertire il degrado dei suoli e fermare la perdita di biodiversità”.

Plastica e microplastiche killer

Giornata mondiale Ambiente sommersi dalla plastica
Uno studio pubblicato su Pnas ha scoperto che in media un litro di acqua in bottiglia contiene circa 240.000 microplastiche (Foto Pixabay)

Il tema di questa edizione è più urgente che mai: la lotta all’inquinamento da plastica. La scelta di concentrare l’attenzione sulla plastica cade esattamente due mesi prima che i Paesi si riuniscano per negoziare un trattato globale per porre fine all’inquinamento da plastica. Ogni anno,  sottolinea Ispra, “100.000 mammiferi e un milione di uccelli marini muoiono a causa dell’intrappolamento all’interno delle reti da pesca abbandonate o dopo aver ingerito i frammenti che esse rilasciano in mare”. Non dimentichiamo poi ,che il recupero di reti e attrezzi da pesca abbandonati o persi accidentalmente in mare è essenziale anche per la salute umana: le reti abbandonate sono una delle minacce più pericolose per l’ecosistema. Oltre a diventare trappole mortali per molte specie, il loro deterioramento in minuscoli frammenti genera il rilascio di microplastiche che vengono ingerite dagli animali e finiscono, di conseguenza, nella catena alimentare.

Le sole microplastiche infiltrate nell’ambiente nel 2020 sono state stimate in 2,7 milioni di tonnellate ma la quantità dovrebbe raddoppiare entro il 2040. Uno studio pubblicato su Pnas ha scoperto che in media un litro di acqua in bottiglia contiene circa 240.000 microplastiche.

Quanta plastica ci sta soffocando?

Sui fondali degli oceani sarebbero presenti fino a 11 milioni di tonnellate di materie plastiche e questa quantità, secondo i trend attuali, raddoppierà entro il 2040. È quanto emerge dallo studio Plastics in the deep sea – A global estimate of the ocean floor reservoir pubblicato dal Commonwealth scientific and industrial research organization (Csiro), in collaborazione con l’Università di Toronto. Entro il 2050 si prevede che avremo generato 26mila milioni di tonnellate di plastica e la metà diventerà rifiuto.

Nel 2021, dati del Parlamento europeo, ogni persona residente nell’Ue ha generato una media di 36,1 chili di rifiuti di imballaggio in plastica. Per dare un parametro, il volume dei rifiuti di imballaggio in plastica generati per abitante è aumentato di circa il 29% (+8,1 chili per persona) tra il 2010 e il 2021. Il totale dei rifiuti di plastica prodotti nell’UE era pari a 16,13 milioni di tonnellate. Di queste solo 6,56 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica sono stati riciclati. L’anno dopo, appena il 9,5% della plastica prodotta a livello mondiale è stata ricavata dal riciclo su un totale di 400 milioni di tonnellate di plastica annua, di cui la gran parte è stata poi smaltita in discarica, incenerita o dispersa nell’ambiente.

Considerato che la plastica è il terzo materiale umano più diffuso sulla Terra dopo l’acciaio e il cemento, e che due terzi della plastica prodotta annualmente è di tipo monouso, c’è da preoccuparsi senza aver bisogno di troppa immaginazione.

800 milioni di plastica l’anno entro il 2050

Sul sito World Environment Day si legge che il mondo produce più di 430 milioni di tonnellate di plastica ogni anno: un “torrente di bottiglie d’acqua e shampoo, contenitori di dispenser, magliette in poliestere, tubi in Pvc e altri prodotti in plastica è parte integrante di una crisi di inquinamento da plastica che, secondo gli esperti, sta devastando gli ecosistemi, esponendo le persone a inquinanti potenzialmente nocivi e alimentando il cambiamento climatico”. Elisa Tonda, responsabile della Divisione Risorse e Mercati del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, dice: “L’inquinamento da plastica è una delle più gravi minacce ambientali che la Terra si trova ad affrontare, ma è un problema che possiamo risolvere. Farlo potrebbe non solo migliorare il benessere delle persone e del pianeta, ma anche sbloccare una serie di opportunità economiche”.
Anno dopo anno, la plastica si accumula, nuova plastica viene prodotta e altrettanta in poco tempo finisce nei rifiuti, nei mari, per terra.

L’analisi pubblicata sulla rivista Communications Earth & Environment sotto la guida di Quanyin Tan, dell’Università Tsinghua in Cina, indica che  la produzione di plastica ha raggiunto 400 milioni di tonnellate nel 2022, con una previsione di 800 milioni l’anno entro il 2050 ma anche che solo il 27,9% della plastica nel mondo è stata avviata alla selezione e al potenziale riciclo. Meno della metà della plastica selezionata è stata effettivamente riciclata. Delle 268 milioni di tonnellate di plastica smaltite nel corso dell’anno il 36,2% è stato inviato direttamente in discarica e il 22,2% all’incenerimento, il resto è stato trasferito attraverso vendita di rifiuti oppure disperso nell’ambiente.

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Cambiamento climatico: quale consapevolezza?

In occasione della Giornata, l’Osservatorio della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, che in Italia studia i temi della sostenibilità digitale nei suoi impatti ambientali, economici e sociali, presenta i risultati della ricerca “Sustainable Environment 2025” che ha analizzato e messo a confronto le percezioni e i comportamenti di 4 generazioni di italiani – Generazione Z (18-28 anni), Millennial (29-44 anni), Generazione X (45-60 anni) e Baby Boomer (61-75 anni) – sul ruolo della tecnologia come strumento di sostenibilità in relazione alla conservazione dell’ambiente e al contrasto al cambiamento climatico.

plastica ragazzi
Per i giovanissimi il cambiamento climatico è un problema molto serio, da affrontare subito

“I risultati della ricerca mostrano come il nostro Paese sia ancora poco preparato ad affrontare la grande sfida ambientale che ci riguarda tutti. Questo scenario è preoccupante e sottolinea l’urgenza, da parte delle Istituzioni, di supportare i cittadini attraverso un’adeguata formazione e la messa a disposizione degli strumenti tecnologici e culturali necessari. Purtroppo – dice Stefano Epifani, presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale – inora le Istituzioni stanno dimostrando carenza sia di impegno concreto sia di una visione strategica efficace”.

La ricerca mette in evidenza come la percezione della gravità della crisi ambientale superi le barriere generazionali:

  • quasi un italiano su quattro (circa il 27%) continua a pensare che il cambiamento climatico, per quanto grave, non richieda un intervento urgente e immediato. Un dato significativo, ma ancora più preoccupante se consideriamo che, contrariamente alle aspettative, questa percentuale non migliora tra i giovani.
  • i Millennials (31%) hanno una visione attendista, convinti che ci sia ancora tempo per affrontare il problema.
  • tra i giovanissimi della Generazione Z la situazione non è migliore. Il 27%, esattamente in linea con la media delle altre generazioni, ritiene ancora possibile agire con calma.
  • i Baby Boomers mostrano una sensibilità lievemente maggiore al cambiamento climatico, con il 77% che dichiara il problema non più procrastinabile.

Consapevolezza a macchia di leopardo

Se i più giovani riescano a trasformare in modo coerente i valori ambientali in azioni concrete, nelle generazioni più adulte, come i Baby Boomer, si rileva una distanza tra ciò che si considera importante e ciò che si fa realmente nella vita di tutti i giorni. In questo contesto, la tecnologia gioca un ruolo fondamentale. Per i più giovani rappresenta un alleato naturale per la sostenibilità, mentre per le generazioni più mature, resta spesso una risorsa difficile da utilizzare.

Lo studio descrive i diversi atteggiamenti delle quattro generazioni riguardo ai temi ambientali e all’uso degli strumenti digitali per affrontarli:

GenZ: il cambiamento climatico è un problema molto serio, da affrontare subito. Sentono una responsabilità personale e cercano di vivere in modo sostenibile ogni giorno. Usano la tecnologia per informarsi, studiare e fare scelte più ecologiche. App e strumenti digitali aiutano a ridurre il loro impatto sull’ambiente e la tecnologia è un aiuto importante per costruire un futuro migliore.

Millennial: sanno che il cambiamento climatico è un problema serio e urgente, ma fanno fatica a trasformare questa consapevolezza in azioni quotidiane. Vedono la sostenibilità come un valore importante, ma ancora un po’ lontano dalla vita di tutti i giorni. Usano spesso la tecnologia, più per comodità che per motivi ambientali. Cominciano a capire che il digitale può aiutarli a vivere in modo più sostenibile. App e strumenti per ridurre sprechi e consumi sono usati, ma non con costanza.

GenX: sente che il cambiamento climatico è un problema serio, ma questa consapevolezza non si riflette sempre nelle scelte di tutti i giorni. Usa la tecnologia per semplificare la vita, non tanto per motivi ambientali. Anche se riconoscono che il digitale potrebbe aiutare l’ambiente, non lo usano in questo senso. Le app per la sostenibilità sono poco conosciute o poco utilizzate. Per ora, danno più importanza alla praticità che all’impatto a lungo termine.

Baby Boomer: riconoscono che il cambiamento climatico è un problema reale, ma non lo considerano una priorità. Usano la tecnologia con cautela e per bisogni essenziali, come comunicare o informarsi. L’uso di strumenti digitali per la sostenibilità è molto limitato, perché li trovano poco accessibili o troppo complicati. Capiscono che il digitale potrebbe aiutare, ma non si sentono abbastanza sicuri per usarlo. Se le tecnologie fossero più semplici e adatte a loro, sarebbero più motivati a contribuire in modo attivo alla tutela dell’ambiente.

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La tecnologia al servizio dell’ambiente

Secondo la Fondazione per la Sostenibilità Digitale, che è la più importante Fondazione di Ricerca in Italia (costituita da esperti indipendenti, istituzioni, imprese e università) che analizza le correlazioni tra trasformazione digitale e sostenibilità con l’obiettivo di supportare istituzioni e imprese nella costruzione di un futuro migliore,  i più giovani (Generazione Z e Millennials) esprimono maggiore vicinanza a posizioni ambientaliste e tendono ad essere più digitalizzati. Al contrario, nelle generazioni più mature (Generazione X e Baby Boomers), l’ambientalismo spesso si accompagna ad una forte diffidenza verso le soluzioni digitali.

Le tecnologie digitali possono aiutare a vivere in modo più sostenibile e rispettoso del pianeta, soprattutto nella gestione dei rifiuti e nel monitoraggio della qualità dell’ambiente. Ma quanto sono davvero conosciute e usate queste app? I dati raccontano un’Italia ancora poco digitale su questo fronte, anche se con qualche segnale positivo tra i più giovani.

  • Courtesy Osservatorio della Fondazione per la Sostenibilità Digitale

    App per l’assistenza nella raccolta differenziata : solo il 17% degli italiani usa app per la raccolta differenziata (6% regolarmente, 11% saltuariamente), mentre l’83% non le utilizza. L’adozione cresce tra le generazioni più giovani: la Gen Z è la più attiva (25%), seguita da Gen X (18%), Baby Boomer (12%) e Millennial (9%). Tra i Boomer, il 59% non conosce queste app, ma quando le scopre, circa la metà inizia a usarle almeno saltuariamente. Il vero ostacolo, quindi, non è la mancanza di interesse, ma la scarsa informazione e le competenze digitali insufficienti.

  • App per la prenotazione del ritiro di rifiuti ingombranti: queste app non sono molto diffuse. Il 79% degli italiani non le utilizza, e solo il 7% lo fa regolarmente. I giovani della Gen Z sono i più attivi nell’uso saltuario (19%), ma usano queste app in modo continuativo solo nel 5% dei casi, una percentuale molto bassa, superata solo dai Baby Boomer. Le persone tra i 40 e i 50 anni mostrano un approccio più pratico: l’8% le usa con costanza, soprattutto quando il servizio è utile e immediato (come il ritiro gratuito a domicilio), dimostrando una maggiore tolleranza verso i diversi passaggi burocratici.
  • App per prenotare l’accesso all’isola ecologicanon è utilizzata dall’86% degli italiani, mentre a servirsene regolarmente è solo il 5%. La conoscenza di queste app è particolarmente bassa tra gli over 60, con il 54% dei Baby Boomer che dichiara di non conoscerle, rispetto al 37% dei Millennials, al 38% della Gen X e al 30% della Gen Z. Tra i più giovani, l’interesse è maggiore: il 17% le usa occasionalmente, ma solo il 7% le utilizza come routine quotidiana. Tra i Baby Boomer, invece, solo il 2% ne fa un uso abituale, il valore più basso tra tutte le generazioni, mentre Gen Z e Millennials si attestano al 5% e la Gen X al 7%.
  • App che controllano la qualità dell’acqua: sono utilizzate regolarmente solo dal 2% della popolazione e raramente dell’8% degli intervistati. I Baby Boomer sono i meno informati, con il 63% che non conosce queste app, seguiti dalla Gen X (48%), Millennials (41%) e Gen Z (37%). Tra i giovani sotto i 28 anni, il 75% sa che esistono, ma solo il 4% le usa regolarmente. Tra gli over 60, il 63% non le conosce e solo l’1% le utilizza con continuità. Inoltre, il 14% dei più giovani conosce l’app ma non la può usare perché non è disponibile nella propria zona, segnalando una carenza di soluzioni locali e una comunicazione frammentata.
  • App che controllano la qualità dell’ariasono utilizzate regolarmente solo dal 3% della popolazione e raramente dell’9% degli intervistati. Tra i Baby Boomer, il 59% non le conosce, il doppio rispetto al 30% della Gen Z. Quando la preoccupazione per l’ambiente è più alta, aumenta l’uso occasionale delle app (15% Gen Z, 10% Millennials), ma l’uso quotidiano resta basso (6% Gen Z, 3% Millennials). Tra gli over 60, il 59% non ne ha mai sentito parlare e solo il 3% le usa regolarmente. L’interesse per l’ambiente cresce dopo i 30 anni, ma non si traduce in un maggiore uso delle app, probabilmente a causa di problemi come la difficoltà d’uso e l’offerta digitale frammentata.

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La plastica fantasma: c’è ma non la vediamo

giornata ambiente plastica nei RAEE
Stime plastiche nei piccoli elettrodomestici (Dati Sistema Ecolight)

Sono piccoli, silenziosi, spesso dimenticati nei cassetti o abbandonati in fondo a un mobile. Eppure, nascondono una quantità sorprendente di plastica. Telecomandi, asciugacapelli, caricabatterie: oggetti comuni che celano un’anima “plastificata” e che, se non correttamente smaltiti, finiscono per alimentare la crescente montagna dei RAEE – Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, dedicata all’inquinamento da plastica, il consorzio Ecolight, da oltre vent’anni impegnato nella raccolta e nel riciclo dei RAEE, lancia un appello: imparare a riconoscere il valore e l’impatto ambientale nascosto in questi beni smaltendoli correttamente.

Secondo recenti stime del consorzio, ogni famiglia italiana può custodire inconsapevolmente circa 3 kg di plastica “fantasma” nei piccoli elettrodomestici presenti in casa. Di questi oggetti, meno di 1 su 5 segue un corretto percorso di raccolta differenziata. Ecolight ha individuato tre prodotti di uso quotidiano che tutti possediamo per analizzare la quantità di plastica presente:

  • Il telecomando – piccolo, maneggevole, onnipresente. Dal divano alla camera da letto, è il re degli oggetti perduti tra i cuscini. Un solo telecomando può contenere fino all’85% del suo peso in plastica. Quando smette di funzionare o viene sostituito, spesso finisce dimenticato in un cassetto. E con lui, centinaia di grammi di plastica che potrebbero essere recuperati.
  • L’asciugacapelli – lo usiamo quasi ogni giorno, ma raramente ne valutiamo la composizione. In media, un asciugacapelli può contenere fino a 500 grammi di plastica, tra scocca, impugnatura e griglia protettiva. Eppure, alla fine della sua vita utile, molti lo gettano nell’indifferenziata, perdendo materiali preziosi e generando un impatto ambientale invisibile ma significativo.
  • Il caricabatterie – spesso dimenticato quando si cambia il telefono o accumulato in eccesso, contiene plastica in proporzioni notevoli, fino al 75% del suo peso totale, tra rivestimenti e componenti. Nonostante ciò, raramente viene trattato come un rifiuto elettronico, finendo invece troppo spesso nei rifiuti generici.

RAEE, non buttiamoli nella pattumiera

“Parliamo di una plastica invisibile, che non finisce nei nostri mari ma rischia comunque di inquinare il nostro futuro. Ogni caricabatterie non riciclato, ogni telecomando dimenticato in un cassetto, è un’occasione persa per l’ambiente e per l’economia circolare. Dobbiamo iniziare a pensare ai nostri dispositivi elettronici non più come semplici oggetti, ma come contenitori di risorse da restituire al pianeta” spiega Giancarlo Dezio, direttore generale del consorzio Ecolight.

Evento per la presentazione della campagna digitale “Fai la tua mossa”

Le soluzioni? La plastica che si nasconde nei nostri dispositivi può diventare una risorsa, ma se impariamo a gestirla correttamente. Il primo passo è riconoscere i RAEE: quando un apparecchio elettrico o elettronico smette di funzionare, non va buttato nell’indifferenziata, ma consegnato presso un centro di raccolta comunale o nei punti vendita dotati di ecoisole. Inoltre, è importante sfruttare il diritto al ritiro “uno contro uno” – che prevede la possibilità di restituire gratuitamente il vecchio prodotto al momento dell’acquisto di uno nuovo – e “uno contro zero”, per i piccoli elettrodomestici fino a 25 cm, anche senza obbligo di acquisto. Solo attraverso questi semplici accorgimenti possiamo evitare che plastica preziosa venga sprecata, e contribuire concretamente a una filiera più sostenibile.

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Peccato che oltre 6 italiani su 10 non portano abitualmente i RAEE al centro di raccolta comunale.

“Fai la tua mossa”

Per questo, in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente, Erion WEEEJunker AppA Sud ed EconomiaCircolare.com lanciano “Fai la tua mossa”, la campagna di sensibilizzazione dedicata al corretto conferimento dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), nata in risposta ad un problema sostanziale: solo il 29% afferma di recarsi più volte all’anno in un centro di raccolta comunale e, tra chi non lo fa, il 76% ammette di tenere le apparecchiature rotte o inutilizzate in cantina oppure abbandonate in qualche cassetto della propria abitazione, fino al punto di dimenticarsene.

La campagna digitale Fai la tua mossa , presentata nel corso dell’evento “A che ora è la fine del mondo?” organizzato da A Sud ed EconomiaCircolare.com,  si pone non solo l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini, soprattutto le nuove generazioni, sulle diverse tipologie di RAEE e sulle varie possibilità di conferimento, rendendo quante più persone possibili consapevoli dell’impatto ambientale di questi rifiuti, che comprendono smartphone, tablet, pc, tv, ma anche grandi elettrodomestici

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