Dalla BAT a Tarquinia per pescare ricci a San Silvestro

Sorpresi nella notte dalla Guardia di Finanza due sub non autorizzati. Sequestrati 9 mila ricci e sanzioni per 24 mila euro

In Italia, si sa che se a Natale si mangia carne, a Capodanno si mangia pesce. È una delle pochissime tradizioni italiane che ancora resiste al volgere del tempi. Il Belpaese è pieno di tradizioni che la globalizzazione e l’evoluzione della società e dei territori vogliono erroneamente cancellare, eliminando così anche le nostre ataviche identità, senza le quali oggi noi non saremmo ciò che siamo. Ma in cucina, le tradizioni restano, più o meno, invariate. Per cui, a Capodanno, pesce, non si discute. Nella cucina pugliese, e soprattutto in terra di Bari, il capitone o l’anguilla o il grongo sono fondamentali per finire l’anno e iniziare il nuovo anno nel migliore dei modi. A questo va aggiunto ogni tipologia di pesce, da gustare in ogni forma e pasto, e molluschi, tra cui il tanto amato e ricercato riccio di mare.

I ricci sono una prelibatezza per i pugliesi. Sono come le ciliegie: uno tira l’altro. In Puglia ci sono anche gli allevamenti, ma non bastano. Prima della legge che ne regolamentasse la pesca, i fondali pugliesi erano pieni di ricci, ma la pesca smodata e amatoriale ne ha cancellato quasi ogni traccia. Così i pugliesi più scaltri hanno pensato bene di pescarli in altre zone d’Italia o nei vicini Balcani, dove il riccio non viene consumato.

Da tempo, i pescatori pugliesi hanno individuato nei fondali del Lazio un ottimo luogo dove pescare i ricci, durante tutto l’anno, con le bombole, in contrasto con la normativa, che invece prevede la pesca in apnea, in determinati periodi dell’anno e con un limite di quantitativo giornaliero.

Queste attività di pesca quindi illegale non è sfuggita alla Guardia di Finanza che ha organizzato un servizio ad hoc per frenare e bloccare le trasferte. Tante le operazioni in un solo anno. Ma il riccio è importante per i fondali marini perché tiene pulito l’ecosistema e filtra l’acqua trattenendo le impurità.

Nell’ultima operazione in ordine di tempo, i finanzieri della Stazione Navale di Civitavecchia hanno sorpreso due subacquei con circa 9 mila ricci. L’operazione si è svolta nel corso della notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio. I militari durante il pattugliamento via terra e via mare, persino con l’utilizzo di visori notturni, nella zona litoranea delle Piscine San Giorgio, nel Comune di Tarquinia, in provincia di Viterbo, hanno sorpreso i due pescatori non professionali, provenienti dalla provincia di Barletta-Andria-Trani (BAT). Uno dei sub era già conosciuto dalle Fiamme Gialle perché era stato fermato in passato per lo stesso reato amministrativo. Ai due sono state sequestrate tutte le attrezzature e sono stati elevati verbali pari a 12 mila euro ciascuno. Tutto il pescato, invece, è stato rigettato in mare perché ancora vivo.

L’area è molto “quotata” dai pescatori di frodo, vista la conformazione naturale della scogliera e viste le grandi dimensioni e l’eccellente qualità, a quanto pare, dei ricci. Per queste ragioni il Lazio e Civitavecchia sono diventate mete preferite dei pescatori pugliesi.

Questi ricci sarebbero stati venduti nei mercati o sulle bancarelle abusive in Puglia a circa 1 euro ad esemplare. Dopo i tanti interventi sulla pesca di frodo di ricci, non si esclude, anzi è necessario, un aumento dei controlli e interventi mirati che possano così preservare i ricci dall’estinzione, come è avvenuta in molte zone pugliesi, ed evitare la desertificazione dei fondali.

Articoli correlati