Clima, per Papa Francesco c’è ancora molto da fare

Papa Francesco al Sinodo sull'Amazzonia del 2019, che ribadì la necessità di rispettare il Pianeta

L’esortazione apostolica del Papa “Laudate Deum” per riprendere il filo della riflessione sulla questione ecologica

 

Non vuole essere un modo per ricordare quanto già espresso con la Laudato si, né per ribadire ancora una volta che la cura del creato appartiene alle responsabilità quotidiane degli uomini e delle donne. Piuttosto quello del Papa è un grido di dolore ed insieme una contestazione molto precisa alla pletora di parole che si spendono sulla crisi climatica, cui non corrispondono azioni radicali e incisive per modificare la situazione. Vi è anche chi contribuisce ad allontanare il tema dello sgretolamento ecologico del pianeta, sposando tesi negazioniste, spesso veicolate e amplificate in modo irresponsabile e superficiale dagli stessi organi di informazione.

Un’esortazione scritta in spagnolo: perché?

(foto Vatican News)

Stranamente l’esortazione è scritta in lingua spagnola, un dettaglio per alcuni, che è stato spiegato con l’intenzione del Pontefice di voler raggiungere un maggior numero di abitanti dell’ecumene terrestre, ma più probabilmente l’obiettivo è quello di raggiungere con maggiore forza comunicativa quanti non praticano il latino, dunque i milioni di poveri esclusi dai benefici del “progresso” e di fatto vittime degli sconvolgimenti e dello sfruttamento inconsulto del pianeta, che agevola solo i paesi ricchi e le minoranze di regioni e governi che possono davvero condizionare le sorti della politica e dell’economia locale e internazionale.

No incapacità, sì azioni concrete

Papa Francesco appare molto critico verso coloro che saranno “ricordati per la loro incapacità di agire quando era urgente e necessario farlo” e allo stesso tempo sottolinea che qualsiasi forma di leadership potrà germinare – a livello culturale, politico, economico, sociale e scientifico – soltanto per chi includerà nell’agenda sul futuro i temi della sostenibilità e dell’equità ambientale, includendo nei propri programmi azioni concrete sulla transizione energetica ed ecologica.

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Rispettare la dignità della persona

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Quel che Papa Francesco addita è un cambiamento inclusivo per tutti i territori del pianeta (Foto Save the children)

Riconosce invece come fattore positivo per il cambiamento il ruolo delle società civili che si impegnano per contrastare e “compensare le debolezze della Comunità internazionale, la sua mancanza di coordinamento in situazioni complesse, la sua carenza di attenzione verso i diritti umani”. Ancora una volta, il pensiero cosmologico del Papa parte da una passione antropologica per la dignità di ogni persona, che necessita di azioni eque che servano al bene comune. Questo significa che ognuno deve fare la sua parte con comportamenti giusti e qualificati, ma allo stesso tempo deve saper intervenire con i giusti strumenti per controllare e sanzionare decisioni e prassi che non rispettano gli obiettivi inclusi nell’orientamento alla transizione ecologica.

Una nuova grammatica politica fatta da comunità e non da singoli

Una sottolineatura, questa, che richiama alla serietà quanti avranno precise responsabilità nell’evento della Cop28 di Dubai previsto per il prossimo futuro, ma anche a chi nelle diverse società locali deve abilitarsi a vivere il senso della cittadinanza e la partecipazione politica con una rinnovata grammatica politica, declinata sui paradigmi propri della comunità e non dei singoli. Dunque, quel che Papa Francesco addita è un cambiamento inclusivo per tutti i territori del pianeta: un aggettivo può fare la differenza.

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