Chiude la centrale a carbone Federico II a Brindisi. Il commento di WWF e Greenpeace

Dal 1° gennaio 2021 la centrale ENEL a carbone di Brindisi chiuderà per passare progressivamente al gas. Ma Greenpeace e WWF non sono d’accordo

Il 2020 dovrebbe chiudersi con una buona notizia, cioè la chiusura della centrale termoelettrica a carbone Federico II a Brindisi Torre Cerano.  Il Ministero dello Sviluppo Economico ha infatti dato parere favorevole alla chiusura anticipata al 1° gennaio 2021 del Gruppo 2 della centrale. restano invece in funzione gli altri tre gruppi. Enel ha contemporaneamente annunciato la richiesta di chiusura col carbone in Cile  e precisamente dell’Unità I dell’impianto di Bocamina entro il 31 dicembre 2020 e l’Unità II del medesimo impianto entro il 31 maggio 2022, con un piano per completare 2 GW di capacità rinnovabile nel Paese attraverso Enel Green Power Chile. Greenpeace e WWF, le maggiori organizzazioni ambientaliste, esprimono moderata soddisfazione per la notizia, “un segnale positivo” dicono, ma non privo di problemi.

WWF: Entro il 2025 dismissione completa della centrale

centrale ENEL Federico II Brindisi_foto paolo Anichini da Facebook
La centrale a carbone ENEL Federico II Brindisi (foto Paolo Anichini da Facebook)

L’augurio, come scritto in una nota del WWF, è che l’accelerazione della decarbonizzazione costituisca sempre più una traiettoria coerente e sistemica, oltre che globale, e venga accompagnata da piani veri e propri da parte del gruppo di viale Regina Margherita.

La notizia della chiusura del Gruppo 2 di Brindisi è sicuramente positiva e per certi versi attesa dal momento che è in corso la procedura di riesame dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per tutto l’impianto a carbone Enel, una procedura che tra le prescrizioni imponeva proprio che sul gruppo BS 2 venissero installati nuovi filtri a manica, in sostituzione dei meno efficienti filtri elettrostatici. Un’operazione costosa che sicuramente non era giustificabile in considerazione del fatto che l’impianto, costituito da 4 unità a carbone da 660 MW, negli ultimi anni sta operando a meno di 1/3 della capacità produttiva, per ragioni di mercato.

Enel a gennaio 2020 aveva chiesto allo Sviluppo economico e a Terna di poter anticipare la chiusura del Gruppo 2 entro il 2021. “Quindi bene – continua la nota WWF –  che si inizi a vedere formalmente la fine dell’uso del carbone in una città come Brindisi, che tanto ha pagato in termini di impatti ambientali proprio per l’uso del più inquinate dei combustibili fossili. Ma a questo punto è fondamentale che l’azienda, contestualmente alla procedura di riesame AIA, invii come richiesto dal Ministero dell’Ambiente, il piano dettagliato per la dismissione completa dell’uso del carbone da completarsi entro il 2025.”

Allo stesso tempo il WWF auspica che si rinunci al processo di riconversione a gas che vedrebbe la nascita di un impianto di ben 1680 MW, una potenza assolutamente ingiustificata per un sistema energetico che dovrebbe essere decarbonizzato (cioè ad emissioni di carbonio nulle) e quindi dovrebbe puntare sulla massiccia produzione da fonti rinnovabili, su un adeguamento della rete elettrica e sulla realizzazione di adeguati sistemi di accumulo.

Greenpeace: «Ottima notizia, ma a Brindisi si punti su rinnovabili e non su gas»

Anche Greenpeace commenta la richiesta di Enel di anticipare al 1° gennaio 2021 la chiusura del Gruppo 2 della centrale termoelettrica Enel “Federico II” di Brindisi Torre Cerano e di chiudere le proprie centrali a carbone in Cile. Tuttavia Greenpeace ritiene che i piani di Enel relativi alla trasformazione dell’impianto in una centrale a gas siano assolutamente negativi.

«La decisione di Enel di voler anticipare la chiusura delle centrali a carbone in Cile e in Italia è un’ottima notizia, attesa a lungo da chi ha a cuore le sorti del clima del Pianeta e da chi subisce direttamente, e quotidianamente, gli impatti dei combustibili fossili, ovvero chi vive nei pressi di questi impianti», dichiara Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia. «È ormai tempo che il carbone vada in pensione, ma è importante che al suo posto si punti sulle energie rinnovabili, e non su altri combustibili fossili inquinanti come il gas».

«La scelta di iniziare a chiudere la centrale a carbone di Brindisi, una delle più inquinanti d’Europa, a partire dal primo gennaio 2021 è senza dubbio positiva, purtroppo però rovinata dalla volontà dell’azienda di convertire l’impianto a gas fossile», continua Giannì. «Da un punto di vista climatico, passare dal carbone al gas significa non accelerare come necessario verso la vera soluzione, ovvero energie rinnovabili, efficienza energetica e sistemi di accumulo. Cittadine e cittadini di Brindisi meritano un futuro diverso. Dopo decenni di inquinamento legato al carbone, per la città occorrerebbe una transizione energetica che metta al centro i lavoratori e l’ambiente».

 

 

Articoli correlati