La letteratura mondiale è ricca di esempi dove il cammino dell’uomo e quello della natura si incontrano e intrecciano le loro fila in una trama ora romantica e paradisiaca, ora crudele e violenta; basti pensare – su tutte – a Il Libro della giungla di Kipling o Robinson Crusoe di Defoe. La storia di Angelo Naj Oleari, tuttavia, pare ricordare più alcuni passi di Eugenio Montale in Ossi di seppia, dove il Premio Nobel per la Letteratura ha saputo creare suggestioni quasi tangibili del mare della sua terra piuttosto che dei colori e degli odori delle piante.
Angelo Naj Oleari, uomo abbracciato alla natura – Armonia selvatica. Semi coraggiosi. È questo il titolo del nuovo libro di Naj Oleari, disponibile da giugno di quest’anno ed edito da Ponte alle Grazie. Terzo di tre figli della nota azienda tessile che soprattutto negli Ottanta e Novanta è stato un marchio apprezzatissimo per il suo style e per il suo “spirito libero”, Angelo ha da sempre mostrato la sua totale simbiosi col mondo vegetale; quando, nel 1975, fa nascere a Milano il Centro Botanico concretizza quello che è il suo percorso personale: il Centro – oltre alla grande varietà di piante – accoglie ricerche, mostre, edizioni e tanti altri prodotti naturali divenendo meta di appassionati e turisti e punto riferimento per i ricercatori. Questa non è la sua prima opera scritta; già in passato ha dato sfoggio della sua abilità di scrittore, ma Armonia selvatica ci riporta alla sua fanciullezza e in modo nitido ci fa capire da dove nasce questo suo incondizionato amore verso la natura.
Le piante, «vere, uniche amiche» –Da un’infanzia che lo stesso autore vede «in fuga da un’esperienza terribile», il bambino trova rifugio nel giardino di casa, in quel gioco di luci e ombre che sembra quasi tenderlo verso una dimensione ultraterrena; la silenziosa e religiosa osservazione di un seme che nasce o di un fiore che sboccia ergono questo mondo strabiliante e colorato a «maestro di vita, di evoluzione, di socialità».
Il testo, però, non si vuole soffermare a questa semplice alleanza tra un ragazzino e l’ambiente selvatico che lo circonda; lo scorrere delle pagine corrisponde ad una crescita mentale e psicologica. Il bambino si fa uomo e la riflessione viaggia su un piano decisamente più maturo, dalla critica del sistema della monocultura – che «snatura e depaupera le piante» – fino alla controproposta di un nuovo protocollo di coltivazione che lascia l’uomo in secondo piano e che si affida al mondo naturale, non lo domina ma ne viene dolcemente dominato, metafora di come andrebbe rivisitata la vita a trecentosessanta gradi. E guai a leggere nel concetto di agricoltura selvatica il caos, perché la natura segue un suo ordine sano che, senza interferenze, lo rendono un cosmo perfetto e straordinario. «Non perdiamo tempo, rientriamo nell’ordine delle cose con spirito collaborativo, impostiamo il percorso insieme alle piante, per la vita. Ci aspetta un meraviglioso, impressionante lavoro: la formazione del giardino globale». Una sfida, una missione.
Angelo Naj Oleari, Armonia selvatica. Semi coraggiosi, Ponte alle Grazie, 2014, pp. 116, € 12,00


