
Una “sentenza storica” arrivata grazie all’appello del Tribunale di Milano
Alla fine, è arrivata la sentenza della Corte di giustizia europea. E la definiscono già “storica”: l’acciaieria deve fermarsi se c’è un pericolo per l’ambiente e per la salute umana. L’organo ha accolto il ricorso di dieci membri del collettivo “Genitori tarantini” e di Andrea, oggi undicenne, affetto fin dalla nascita da una malattia rarissima: la mutazione del gene sox4, che interessa non più di dieci casi al mondo. 
La pronuncia della Corte europea si basa sulla direttiva sulle emissioni, la 2010/75, che mira a ottenere benefici significativi per l’ambiente e la salute umana riducendo le emissioni industriali nocive in tutta l’UE. I Genitori tarantini si erano rivolti al Tribunale delle imprese di Milano, che a sua volta si è rivolta all’Europa, nel settembre del 2022. Più nel dettaglio, il Tribunale milanese rimandava alla Corte di giustizia per l’interpretazione della normativa in tre punti: proroghe all’interno dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), mancata valutazione del danno sanitario per il rilascio dell’Aia e l’aver considerato solo una certa categoria di inquinanti. La risposta per tutti e tre i quesiti è stata negativa.
L’interpretazione della normativa sulle emissioni
Per dirla in parole più semplici: se per il governo italiano la direttiva non fa alcun riferimento alla salute umana, la sentenza della Corte europea interpreta in maniera estensiva la norma, includendo quindi la valutazione del danno tanto ambientale quanto della salute dei cittadini. Dunque, la valutazione dell’impatto di un’attività come quella dell’acciaieria deve basarsi obbligatoriamente su queste due condizioni, pena l’impedimento al rilascio e riesame dell’autorizzazione all’esercizio.
Secondo il Tribunale di Milano non solo tale criterio non è stato rispettato, ma la condizione “speciale” dell’ex Ilva avrebbe consentito il rilascio delle autorizzazione considerare talune sostanze inquinanti o i loro effetti nocivi sulla popolazione. La Corte europea, adesso, rileva che il gestore di un’attività deve, nella sua domanda di autorizzazione iniziale, dichiarare ogni informazione relativa al potenziale effetto negativo delle emissioni che possono essere prodotte dalla sua installazione.
Acciaierie d’Italia, commentando la sentenza, ha risposto sostenendo che “sono fatti risalenti al 2013, oggi ampiamenti superati grazie agli investimenti effettuati per il risanamento ambientale”: “L’obiettivo della nuova gestione straordinaria – si legge nella nota – è stato sin da subito quello di lavorare per ottemperare a tutte le prescrizioni del Piano ambientale. Recentemente è stata consegnata al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e al Ministero della Salute la Valutazione di impatto sanitario (VIS) sulla quale si baserà il riesame e dalla quale emergono elementi tranquillizzanti, fermo restando le valutazioni degli organi competenti.
Il commento dalla Regione Puglia
Intanto, festeggia anche la Regione Puglia. «Oggi è un giorno memorabile non solo per la comunità di Taranto, ma per tutti i cittadini dell’Unione europea. La Regione Puglia condivide pienamente l’orientamento della Corte di Giustizia perché le esigenze della produzione non possono prevalere sulla tutela della salute e dell’ambiente», ha commentato Michele Emiliano. Che definisce la sentenza “epocale”: “Vedremo se lo Stato italiano ottempererà agli obblighi imperativi e non più procrastinabili stabiliti dall’Unione europea”. Anche il presidente della Commissione Ambiente della Regione Puglia, Michele Mazzarano, parla di ” sentenza storica”: “Si tratta di un’indicazione inequivocabile sulla priorità della tutela della salute spesso sacrificata invece sull’altare del profitto.
La Corte di Giustizia Europea ha detto in merito finalmente una parola chiara e definitiva”.


