Sono tante le bellezze che rendono l’Italia uno dei Paesi più affascinanti del mondo; dai musei ai capolavori architettonici, dalle Chiese ai monumenti storici, senza tralasciare le meraviglie naturali. Proprio ad una di queste le istituzioni hanno voluto restituire una giusta dignità estetica e soprattutto ambientale: Scala dei Turchi.
L’“ecomostro” in riva al mare – Scala dei Turchi è una parete rocciosa creata naturalmente dalle onde, dal vento e dalle piogge, una spettacolare gradinata naturale di color bianco, «un paesaggio (fonte guidavalledeitempli.it) per il quale vale più il silenzio che mille parole»; la scogliera si erge lungo la costa di Realmonte, vicino Porto Empedocle, in quel di Agrigento. Su quella zona, tuttavia, campeggia da anni una costruzione – anzi, un vero e proprio “scheletro” di cemento armato – di un albergo di proprietà della Scatur srl: è il 1989 quando si dà inizio alla sua edificazione, ma già l’anno dopo Legambiente ha manifestato una forte protesta per l’area scelta, tanto da ottenere nel ’92 il blocco dei lavori dalla magistratura. La struttura – iniziata e mai finita – è rimasta così per 24 lunghe annate su un piedistallo naturale deturpandone l’immagine e creando anche un parziale freno allo sbocciare completo del turismo.
Una vittoria attesa vent’anni – Si potrebbe avanzare una critica sulla lentezza procedurale – perché 21 anni per decidere il destino di un edificio pochi non sono –, ma almeno l’attesa è stata ripagata dal cosiddetto “lieto fine”: nell’ottobre 2012 la magistratura ha ordinato l’abbattimento dell’ecomostro, e malgrado i tentativi di rallentamento della Scatur, lo scorso 6 maggio sono cominciati i lavori di preparazione della demolizione. E il 6 giugno, alle 8 in punto, le ruspe sono entrate in azione,per attuare il processo di autodemolizione portato avanti dalla stessa azienda costruttrice, per evitare un aggravio dei costi da parte del Comune.
È la vittoria degli attivisti e degli ambientalisti contro l’abusivismo e la galoppante speculazione edilizia degli anni Ottanta, la rinascita di «una delle spiagge italiane più incantevoli», per riprendere le parole del Ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando. Ora che viene restituita al Bel Paese questa bellezza naturale, si riprenderà a valutare la proposta – lanciata nel 2007 e poi rimasta in sospeso per le vicissitudini sopra descritte – di rendere Scala dei Turchi patrimonio naturale dell’Unesco. Con tutto ciò che ne consegue. Perché in questo modo si può ridare nuova linfa vitale al turismo, che – malgrado la presenza dell’albergo – è stato comunque in grado di richiamare ogni anno decine di migliaia di visitatori (che per i comuni medio-piccoli come Realmonte rappresenta la primaria risorsa economica) e che ora potrà farlo giocandosi una carta in più, o per meglio dire, avendo un problema un meno.


