Oasi Lago Salso, la vittoria amara degli ambientalisti

Oasi Lago Salso e l'habitat naturale distrutto

 “Perso troppo tempo, se ci avessero dato retta…” Hanno avuto ragione il Comune di Manfredonia e le associazioni ambientaliste, WWF e Federazione Pro Natura in primis. E’ stato bocciato l’Ente Parco Nazionale del Gargano.  Ma sostanzialmente, è una vittoria amara. E ad aver perso (tempo e investimenti) è proprio l’ “oggetto” del contendere: l’Oasi Lago Salso.

“Avevamo ragione noi associazioni ambientaliste”. Esultano, ma con un po’ di rammarico, per una vittoria “tanto annunciata e scontata quanto amara”. WWF e Federazione Pro Natura, su tutte, lo avevano sempre detto: “Nell’Oasi Lago Salso l’habitat naturale è stato compromesso”. E il Tar Puglia ha dato ragione a loro e al Comune di Manfredonia, bocciando il ricorso proposto da Oasi Lago Salso S.p.A.. La società in liquidazione – con un ricorso caldeggiato dal liquidatore Gianfranco Ursitti e dal presidente del Parco Nazionale del Gargano, Pasquale Pazienza, contestava al Comune la revoca dei contratti di concessione del terreno agricolo comunale dell’area Oasi Lago Salso, con una ulteriore richiesta di 1,9 milioni di euro a titolo di indennizzo in considerazione degli investimenti in precedenza realizzati nel sito dall’Ente Parco nel sito e per lucro cessante.

Al Tar spettava verificare la legittimità dell’atto assunto dall’allora terna commissariale del Comune di Manfredonia (oggi con un nuovo sindaco, Gianni Rotice).  E per i giudici della Terza Sezione “la revoca del contratto costituisce legittima manifestazione della potestà di autotutela del Comune”.  Ricorso rimandato al mittente e sonora bocciatura per il Parco del Gargano.

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Le perplessità degli ambientalisti

E del resto, come recita la sentenza la “documentazione fotografica offre sicuro elemento di prova circa il fatto che i terreni inclusi nel sito di importanza comunitaria Oasi Lago Salso sono stati coltivati in modo tale da compromettere l’habitat naturale di alcune specie faunistiche, e in violazione ad un preciso obbligo di destinazione degli stessi a pascolo“.

La documentazione fotografica con immagini satellitari

Proprio le perplessità che gli ambientalisti avevano sollevato in largo anticipo. “Noi siamo soddisfatti – spiega Maurizio Marrese, presidente WWF Foggia – ma sostanzialmente ce lo aspettavamo, sapevamo di essere nel giusto. Abbiamo cercato di mettere in evidenza le problematiche e abbiamo anche provveduto a denunciare tutto ai Carabinieri del Noe”. Una battaglia nella quale sono stati supportati anche dall’associazione a livello nazionale. “Non solo in ambito locale ma anche il WWF Italia ha inteso affiancare e supportare il Comune di Manfredonia, per difendersi dai vari ricorsi”.

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Troppo tempo perso…

C’è rammarico, però. “Per il tempo perso – sottolinea Marrese – e per il fatto che ci siamo trovati a difendere le nostre idee dalle accuse del Parco Nazionale del Gargano. E’ surreale che degli ambientalisti debbano essere in contrapposizione con un Ente per le sue idee sbagliate. E il finale della storia dimostra chi avesse ragione e chi torto”.

Proprio il rapporto con l’Ente Parco sembra definitivamente compromesso. “E’ ormai sostanzialmente irrecuperabile – ammette Marrese -. In tre anni siamo stati costantemente attaccati, sia sui giornali e siti che sull’organo ufficiale dell’Ente, senza alcun diritto di replica.  E poi abbiamo costantemente chiesto un confronto, sempre negato. A questo punto sarebbe il caso di un gesto di responsabilità…“.

Sul fronte istituzionale le richieste e le prospettive sembrano chiare. Ma quale sarà il futuro dell’Oasi? “Speriamo che venga tutto ripristinato, ma ci vorrà del tempo per riaverlo come prima. Abbiamo sostanzialmente perso dieci anni di habitat naturale – commenta Marrese -. Quello che è più importante, però, è che i costi non ricadano sul pubblico, ma che siano i responsabili di queste scellerate scelte a pagare”.

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