Metano, dal passo in avanti al G7 di Venaria alla roadmap verso G20 e Cop 29

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Ridurre le emissioni di metano del 75% entro il 2030 è uno degli obiettivi fissati dal G7 di Venaria.

 

Tra i tanti obiettivi messi nero su bianco nel Documento Finale, come lo stop al carbone entro il 2035, il vertice ministeriale su Energia e Ambiente ha registrato importanti impegni per la riduzione delle emissioni del gas serra identificato come il secondo maggior responsabile del riscaldamento globale, con un potenziale climalterante oltre 80 volte superiore a quello dell’anidride carbonica nei primi 20 anni dopo la sua immissione nell’atmosfera.

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Cosa ha detto il G7 sul metano?

“Rilevando con preoccupazione che la concentrazione di metano nell’atmosfera continua ad aumentare, sottolineiamo che la riduzione delle emissioni di metano, che sono causa di circa un terzo del riscaldamento che sperimentiamo oggi, è fondamentale per mantenere entro portata il limite del riscaldamento di 1,5°C, evitando punti di non ritorno climatici”.

Nel documento finale del G7 di Venaria si riconosce non solo che le emissioni di metano devono essere ridotte in tutti i settori responsabili delle emissioni. Ma, secondo lo scenario net-zero dell’IEA, la riduzione dell’intensità delle emissioni e del consumo di petrolio e gas dovrebbe raggiungere il 60% delle emissioni di gas serra derivanti dalle operazioni di petrolio e gas a partire dal 2030 per limitare il riscaldamento a 1,5°C.

Foto di gruppo del G7 a Venaria (Ph courtesy www.g7italy.it)

“Sottolineiamo – prosegue il documento – che la riduzione della domanda di petrolio, carbone e gas è essenziale per ridurre le emissioni complessive di CO2 e metano e limitare il riscaldamento a 1,5°C. Considerando l’elevato potenziale del settore dell’energia fossile nel contribuire a riduzioni tangibili delle emissioni di metano nel breve e medio termine, riconosciamo che tagliare le emissioni di metano derivanti dalle attività legate ai combustibili fossili mediante tecnologie già esistenti è ampiamente fattibile ed economicamente vantaggioso per il settore petrolifero e del gas, e dovrebbe svolgere un ruolo centrale negli sforzi nazionali per ridurre tali emissioni insieme allo sviluppo di un mercato globale per gli idrocarburi associati a minori emissioni di metano”.

Il G7 ha sottolineato inoltre la necessità di migliorare la misurazione e la rendicontazione delle emissioni di metano derivanti dalle operazioni dell’industria petrolifera e del gas utilizzando quadri riconosciuti a livello globale come Oil and Gas Manthrop Partnership OGMP 2.0.  peraltro invitando il settore privato a contribuire. “I Paesi del G7 – si legge ancora – stanno mettendo in atto misure per ottenere collettivamente riduzioni delle emissioni di metano in tutti i settori, tra cui energia, rifiuti e agricoltura, in linea con l’obiettivo collettivo del Global Meater Pledge di una riduzione di almeno il 30% entro il 2030. Riconosciamo l’importanza di intraprendere azioni concrete per raggiungere questo obiettivo al fine di identificare le migliori pratiche, opzioni e misure normative”. Per questo i Paesi del G7 hanno chiesto all’IEA di monitorare ulteriormente gli sforzi e i risultati di mitigazione del metano a livello nazionale e di sviluppare raccomandazioni concrete per raggiungere l’impegno collettivo globale sul metano entro il 2030.

Per accelerare ulteriormente, vengono indicati 6 impegni:

1) perseguire uno sforzo collettivo verso una riduzione del 75% delle emissioni globali di metano da combustibili fossili, anche riducendo l’intensità delle emissioni di metano delle operazioni di petrolio e gas entro il 2030 attraverso lo sviluppo di una metodologia solida e l’uso di dati misurati, e collaborare con i Paesi produttori non G7 per ridurre l’intensità delle emissioni di metano dei combustibili importati, riconoscendo lo scenario di riduzione delle emissioni dell’Iea;

2)  accelerare le misure sul metano in linea con il livello di riduzione globale di almeno il 35% delle emissioni di metano entro il 2035 riflesso negli scenari IPCC di 1,5°C;

3)  accelerare le misure sulle emissioni di metano e sostenere i Paesi in via di sviluppo nella riduzione delle emissioni di metano dal settore dei rifiuti, anche attraverso il miglioramento dell’efficienza delle risorse e degli approcci di economia circolare e il miglioramento della gestione delle discariche, per contribuire a raggiungere entro il 2030 il potenziale di riduzione delle emissioni di metano globale stimato dal settore dei rifiuti del 30-35%;

4) esplorare opzioni per approcci normativi e strumenti basati sul mercato per sostenere azioni di riduzione delle emissioni di metano;

5)  migliorare la trasparenza e l’accuratezza dei dati, utilizzando i dati di osservazione satellitare e sostenendo il lavoro dell’Osservatorio internazionale sulle emissioni di metano dell’Unep;

6) ridurre significativamente tutte le attività di flaring e venting di routine domestica entro il 2030, invitando anche i fornitori di gas del G7 a farlo.

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Il ruolo chiave del G7 per la riduzione delle emissioni

Il satellite MethaneSat (Ph MethanSat.org)

“L’impegno preso dai Paesi del G7 di ridurre del 75% le emissioni di metano provenienti da fonti di energia fossile entro il 2030 rappresenta un passo importante per raggiungere gli obiettivi di riduzione fissati dal Global Methane Pledge e un ulteriore avanzamento rispetto alla Cop28”, ha dichiarato Flavia Sollazzo, Senior Director Eu Transition Energy di Environmental Defense Fund Europe. commentando la dichiarazione finale del G7 Clima, Energia e Ambiente. “Le emissioni di metano sono responsabili di circa un terzo del riscaldamento globale attuale e una parte importante deriva dal settore energetico. I Paesi del G7 possono svolgere un ruolo fondamentale per ottenere riduzioni tangibili delle emissioni di metano nel breve e medio termine promuovendo l’applicazione di tecnologie già esistenti, spesso a costo zero, e mettendo fine a pratiche dispendiose e inutili come il flaring e il venting. A questo proposito – continua Sollazzo- come organizzazione no profit impegnata da anni nella ricerca scientifica al servizio dell’ambiente, esprimiamo soddisfazione per il riconoscimento dell’importanza del monitoraggio e delle misurazioni scientifiche come strumenti cruciali per aumentare la trasparenza delle emissioni lungo tutta la filiera dell’Oil & Gas e guidare gli sforzi globali verso riduzioni concrete. Per raggiungere questo obiettivo sarà necessario, infine, che i Paesi industrializzati supportino in maniera decisa i processi di transizione energetica dei Paesi in via di sviluppo promuovendo la riduzione delle emissioni di metano nelle regioni produttrici di petrolio e gas come il Nord d’Africa in cui l’Unione europea e l’Italia possono svolgere un ruolo chiave”, ha concluso.

Insieme a numerosi partner tra cui Google, Space X e Harvard University, Environmental Defense Fund ha sviluppato un satellite rivoluzionario in grado di tracciare le emissioni di metano provenienti dal settore energetico in tutto il mondo. Si chiama MethaneSAT ed è stato lanciato in orbita lo scorso marzo. I primi dati pubblici saranno disponibili a inizio 2025.

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Una roadmap per il G20 e la Cop 29

In un webinar dal titolo “Decisioni del G7 Energia e Ambiente sulle emissioni di metano” organizzato da Amici della Terra insieme ad Environmental Defense Fund Europe, sono stati analizzati i risultati ottenuti nel corso del G7 Energia, Clima e Ambiente relativamente alla riduzione delle emissioni di metano e si è discusso delle prospettive per il settore energetico. Al centro del dibattito, anche il ruolo che l’Italia può giocare a livello internazionale per la riduzione delle emissioni di metano.

In tale occasione, Gilberto Dialuce, capo delegazione italiana al G7 Energia e ambiente e presidente di Enea ha detto: “Tutti si rendono conto che un terzo del riscaldamento globale deriva dalle emissioni del metano e la discussione si è sviluppata sulla base dei dati forniti dall’Agenzia Internazionale per l’Energia sui livelli complessivi di emissioni da cui emerge che più del 50% del potenziale concreto di abbattimento risiede nei fossil fuel” che corrispondono a 122 mln di tonnellate di emissioni, mentre sono 142 arrivano dall’agricoltura e 75 dai rifiuti.

“Nello zero-scenario bisogna ridurre le emissioni del 75% entro il 2030 cosa che prevede un taglio molto consistente anche in termini economici, 77 miliardi di dollari, di cui la metà a carico dei Paesi con le maggiori economie” ha detto Dialuce.

Esempio del monitoraggio che può realizzare il satellite MethaneSat (Ph MethanSat.org)

Se non ci sono sistemi codificati, standardizzati, per capire dove è più importante intervenire e dove agire più rapidamente, “si è deciso di adottare una metodologia solida, basata su misurazioni e dati tecnici, e si è fatto un passo in avanti rispetto al Methane Global Pledge, proiettandolo in avanti, puntando a ridurre del 35% le emissioni nel 2035 con una roadmap e con un’azione che si svilupperebbe anche nei Paesi in via di sviluppo, non solo in ambito G7”.

Se l’Italia continuerà a lavorare in previsione della G20 in Brasile e della Cop 29 in Azerbaigian, la forte apertura verso i Paesi in via di sviluppo rappresenta un altro aspetto particolarmente importante per ottenere risultati evidenti.

Lo ha messo in evidenza anche Alessia Clocchiatti, Team leader di Methane International and Fossil Fuel Phase Out della Commissione Ue che ha sottolineato come da “Cop 28 è cambiata la narrazione sul metano, che ora è visto come un criterio per selezionare i Paesi da dove importare i combustibili fossili nei prossimi anni, quando la domanda poi diminuirà a favore delle rinnovabili”.

L’Ue, ha detto ancora, “è stata la prima a mettere su carta un regolamento per ridurre le emissioni di metano con obiettivi ambiziosi e oggi punta ad avere dati in chiaro, sempre più precisi e affidabili utili a guidare le decisioni di acquisto. La Commissione Europea creerà un database con schede per ogni Paese e area di produzione dei combustibili, indicando azioni messe o meno in campo, con un’azione abbastanza forte di trasparenza per mettere tutto online e rendere visibili a tutti quello che succede”.  Se l’obiettivo finale è indurre le compagnie importatrici a scegliere i produttori più attenti a rispettare certi parametri, inducendo un circolo virtuoso, Clocchiatti ha specificato che si sta lavorando a una roadmap per Cop 29.

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Fondamentale il regolamento Ue

Commentando l’approvazione da parte del Parlamento Ue della prima regolamentazione europea in materia di emissioni di metano, Sollazzo aveva detto: “Il voto del Parlamento europeo rappresenta l’ultimo decisivo passo verso l’adozione di una legge fondamentale per la riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico. In qualità di maggiore importatore di gas naturale al mondo, l’Ue può svolgere un ruolo fondamentale nella riduzione delle emissioni di metano e, così facendo, ridurre anche il riscaldamento globale e raggiungere gli obiettivi climatici. Il regolamento fisserà nuovi e severi limiti alle emissioni prodotte dalle attività legate ai combustibili fossili nei 27 Stati membri indicando anche standard rigorosi alle importazioni energetiche. L’approvazione da parte del Parlamento è un segnale forte ma il lavoro non finisce qui. Dopo il via libera del Consiglio dell’Ue, la fase di attuazione sarà fondamentale per garantire che la legislazione sia efficace nel guidare l’azione per la riduzione del metano”.

In proposito, Tommaso Franci, responsabile Energia dell’associazione Amici della Terra ha sottolineato che “la sfida più importante ora è tradurre in pratica le indicazioni che saranno espresse nel regolamento Ue” mentre Clocchiatti ha sottolineato che “altrettanto importante sarà strutturare il dialogo con i Paesi con economie meno forti. In questo l’Italia potrebbe avere uno strategico ruolo di mediazione”.

Amici della Terra è un’associazione che da 40 anni promuove politiche e comportamenti orientati alla protezione dell’ambiente e allo sviluppo sostenibile e che sul tema ha in corso una campagna avviata nel 2020. Con Edfe ha elaborato una proposta per la riduzione delle emissioni di metano inviata al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito della consultazione sulla Proposta italiana del Pniec- Piano Nazionale Integrato Energia e Clima)

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