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L’Uragano Sandy, risultato di politiche energetiche errate

Cinquanta morti (la cifra è provvisoria), di cui dieci a New York, 45miliardi di dollari di danni, 8milioni di persone rimaste senza luce, allagamenti, crolli, case spazzate via, vita pubblica e trasporti bloccati. È quanto ha lasciato alle sue spalle Sandy, l’uragano che si è abbattuto sulla costa nord-orientale degli Stati Uniti. Un evento meteorologico di tale portata che la storia della metropolitana della City, completamente allagata, non riportava da 108 anni a questa parte.

Un evento estremo, sicuramente indotto dal cambiamento climatico – il cosiddetto global warming – esclama Greenpeace. Senza un radicale cambiamento di rotta nelle politiche energetiche dei Paesi – affermano gli ambientalisti -, fenomeni di questo tipo sono destinati a moltiplicarsi e diventare sempre più distruttivi e a colpire zone del pianeta tradizionalmente estranee a calamità del genere. Uragani di questa intensità, a quelle latitudini, sono una novità degli ultimi anni: gli Stati e le contee costiere del nord degli USA rientrano oramai nella dinamica di fenomeni tipicamente tropicali.

Lo scorso settembre la temperatura dell’oceano al largo delle coste del medio Atlantico era di 1,3°C superiore alla media: solo in un altro caso questo record è stato superato da quando si dispone di questo tipo di dati. L’anomalia si è prolungata fino a ottobre, consentendo a Sandy di alimentarsi di molta più energia dall’oceano di quanto accada di solito per gli uragani autunnali. Il riscaldamento dei mari causa inoltre molta più evaporazione e quindi Sandy è più piovoso della norma: ha già scaricato su Haiti 250 millimetri di pioggia e sta facendo registrare precipitazioni record anche negli Stati Uniti.

«Dobbiamo prepararci al fatto che eventi di questo genere, nel mondo, si andranno intensificando – ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia –, divenendo sempre più violenti. Il cambiamento climatico è qui, ora: non possiamo più pensare si tratti “solo” di scioglimento dei ghiacci artici, o di qualche isola tropicale minacciata dall’innalzamento dei mari».

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