Le dune s-vincolate in Puglia. Dal Wwf ai Verdi, il lungo “cordone” della protesta. Piemontese: «Nulla cambia»

Le dune di Campomarino a Maruggio, nel Tarantino (Fonte: Wikipedia)

Un emendamento del Pd, approvato dalla Regione a dicembre 2022, consente di inserire gli accumuli sabbiosi tra le aree soggette a concessione demaniale

 

Sarà stata la distrazione ma, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, non è stata un’associazione ambientalista, bensì il quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno, a sollevare la questione sull’inserimento dei cordoni dunali nelle concessioni demaniali. In Puglia, nel 2015, l’allora giunta guidata da Nichi Vendola aveva vietato questa possibilità con una legge ad hoc: lo scopo era appunto quello di preservare gli accumuli di sabbia, caratteristici del territorio pugliese, da interessi politici ed economici. Sette anni più tardi, a fine dicembre 2022, la Regione ha previsto (e approvato) nella manovra di bilancio una nuova norma che ha di fatto cancellato le dune dall’elenco di tutte le aree non assoggettabili a concessione. Dopo l’articolo apparso lunedì scorso, si sono succedute una serie di reazioni da ambo le parti. Da un lato, gli ambientalisti che si domandano in che modo i privati riusciranno a tutelare un simile patrimonio naturale; dall’altro i rappresentanti della giunta Emiliano, in primis il vicepresidente regionale con delega assessorile al Demanio, Raffaele Piemontese, secondo cui nulla è cambiato sulla gestione delle dune, se non i soggetti chiamati a salvaguardarle: dai Comuni (senza fondi per farlo) ai concessionari (prima deresponsabilizzati da questo onere). Insomma, una mossa mirata ad assicurare la manutenzione delle stesse.

La sede del Consiglio regionale della Puglia (Fonte: Regione Puglia)

La norma del 2015 e il “recente” emendamento

Tra gli ultimi atti della giunta Vendola ci fu proprio la legge regionale n. 17 del 2015, che all’articolo 14 elencava le aree in cui era vietato rilasciare le concessioni demaniali. Tra queste rientravano appunto i cordoni dunali. Pochi giorni prima del Capodanno 2023, invece, il Pd ha presentato un emendamento alla legge di stabilità regionale 2023, ossia la legge n. 32 del 2022, in cui, all’articolo 66, oltre a rimuovere le dune dalle aree sottoposte a vincolo, specifica che su di esse si possono installare solo passerelle rimovibili ed è possibile ristrutturare gli immobili legittimamente esistenti.

L’articolo 66 della legge regionale n. 32/2022

L’allarme del Wwf-Italia

«I cordoni dunali sono un ecosistema complesso ricco di biodiversità e rappresentano l’anello di congiunzione tra gli ecosistemi marini e quelli terrestri» si legge in un comunicato stampa diramato dal delegato Wwf-Italia per la Puglia, Lara Marchetta. «Svolgono un’essenziale difesa delle coste dall’erosione, contribuiscono a proteggere l’entroterra dall’azione delle mareggiate e dal vento, e costituiscono un accumulo di sabbia in grado di alimentare la spiaggia e, quindi, di contrastare gli effetti dell’erosione» prosegue la nota.  Ma «i cordoni dunali, stante le loro peculiarità, non devono essere assolutamente né curati né attrezzati, bensì deve essere consentita la naturale dinamica di accumulo della sabbia legata all’azione del vento» spiegano dal Wwf pugliese. Qualsiasi attività antropica altera negativamente questa dinamica naturale, sicché non si comprende davvero come la realizzazione di strutture possa avere un impatto positivo su un siffatto fenomeno geomorfologico.  A preoccupare, oltre alle attività svolte dai privati, è anche il fatto che «in molti casi questi sistemi dunali sono presenti all’interno di Siti di Importanza Comunitaria o Zone Speciali di Conservazione ai sensi della direttiva Habitat 92/43/CEE; la maggior parte degli habitat presenti sulla duna sono classificati prioritari o comunitari dalla stessa direttiva e pertanto qualsiasi intervento che non sia prettamente di ripristino ecologico mal si adatta alla loro tutela».
Pertanto, la sezione regionale del Wwf spera nella revoca di questo provvedimento.

Preoccupazione anche dall’Ordine dei Geologi della Puglia

A interessarsi della vicenda è anche Giovanna Amedei, presidente dell’Ordine dei geologi della Puglia (Org), che si dice «esterrefatta» per una decisione che «oggi risulta ancora più pericolosa per la realizzazione di passerelle sopraelevate e piattaforme per permettere l’accesso alle spiagge libere e non». Secondo il parere di Amedei, la conservazione e la valorizzazione di tali sistemi verrebbe compromessa dall’eliminazione dei vincoli e dalla realizzazione di passerelle e piattaforme, «che di fatto diventerebbero un nuovo ostacolo nella naturale evoluzione geomorfologica delle spiagge». «Tali opere – conclude – potrebbero contribuisce alla riduzione dei sedimenti sabbiosi che consentono l’evoluzione delle dune, determinandone di fatto la loro erosione e questo ricordando come in passato la categoria dei geologi aveva già sollevato preoccupazioni circa la distruzione delle dune in occasione, ad esempio, dei concerti di Jovanotti su alcune spiagge regionali».

Angelo Bonelli (Fonte: Europa Verde)

Bonelli: «Privatizzazione dune? La Puglia segue il modello Santanché»

«Che un governo di centrosinistra, guidato dal presidente Emiliano, si renda responsabile di dare in concessione i cordoni dunali agli stabilimenti balneari, togliendo i vincoli decisi giustamente da una legge regionale del 2015, è a dir poco vergognoso». È la sintesi del parere espresso dal co-portavoce nazionale di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli.
«La tutela ambientale dovrebbe essere una priorità – afferma – Invece sembra che la Puglia, sotto la guida del centrosinistra, stia seguendo le orme del centrodestra e delle proposte di Daniela Santanché, che mira alla privatizzazione delle spiagge italiane e all’occupazione di aree particolarmente sensibili dal punto di vista ambientale».
Per l’esponente ambientalista, con la legge 66/2022 la Regione si «assume la pesante responsabilità di concedere ai privati ulteriori tratti di costa di fondamentale rilevanza ambientale». Da qui il «preoccupante» parallelismo tra centrosinistra e centrodestra e l’appello al presidente Michele Emiliano: «È fondamentale tornare alle disposizioni normative precedenti, ripristinando l’art.14 della legge 17/2015 e abrogando l’art.66 della legge 32/2022».
«La tutela del nostro patrimonio ambientale – conclude Bonelli – non può e non deve essere compromessa per interessi economici o politici».

Il vicepresidente della Regione Puglia, Raffaele Piemontese (Fonte: Consiglio regionale della Puglia)

Il vicepresidente Piemontese: «Nulla cambierà»

La risposta alla lunga serie di polemiche arriva, sempre dalle pagine della Gazzetta, in un’intervista al vicepresidente della giunta regionale, Raffaele Piemontese. L’assessore con delega al Demanio ha giustificato l’adozione della nuova norma con la scarsità dei fondi a disposizione dei Comuni per far fronte alle spese per la pulizia, i controlli e gli attraversamenti delle dune demaniali. Il risultato, secondo le sue dichiarazioni, sarebbe stata la rinuncia a ogni forma di tutela da parte degli enti.
Per il numero due della Regione, in questo modo si è conferita una maggiore responsabilità ai concessionari, chiamati ora a far fronte a quei compiti spettati un tempo alla parte pubblica, compensando così il reddito prodotto attraverso l’attività di operatori balneari.
Dunque, per Piemontese, l’aspetto oggettivo della tutela delle dune è rimasto immutato: le stesse opere che si potevano fare ieri, si potranno fare anche oggi e attraverso le medesime procedure burocratiche. Ciò che cambia è solo il soggetto che deve provvedervi.

LEGGI ANCHE: Nasce la Carta delle Dune Costiere, Mediterraneo  protagonista dell’educazione ambientale

Articoli correlati