
“Il tema – dice l’architetto Mario Cucinella – è costruire case pensate per un nuovo modo di abitare, che è la grande opportunità della città moderna”
A Bari ha presentato “MyCityBari” un progetto di architettura rigenerativa che definisce “iconico” perché, tra terrazze verdi, un parco centrale chiuso alle auto, raffrescamento passivo e riuso dei materiali di demolizione, sarà un “laboratorio di soluzioni architettoniche che bilanciano con estrema attenzione lo spazio costruito e la natura per favorire l’interazione sociale e il senso di comunità”.
Quello proposto sarà una “operazione classica di rigenerazione urbana nel senso più vero del termine, con la demolizione di un mostro di cemento, che viene in parte recuperato nei materiali per costruire il nuovo edificio, e poi con l’inserimento della costruzione in un tessuto urbano che aveva bisogno di un elemento qualitativo, con un grande giardino per rilanciare il quartiere”.

I 162 appartamenti che sorgeranno in via Fanelli, al posto del rudere dell’ex clinica Santa Lucia mai portata a termine e abbandonata per 25 anni, propongono il concetto del “paesaggio architettonico” e l’importanza di ripensare gli spazi urbani: “Per me è molto importante – ha detto Cucinella – che un edificio non sembri un oggetto stravagante in mezzo al niente. Deve piuttosto saper riprendere, con un linguaggio moderno, la storia del territorio, deve essere un edificio contemporaneo in cui si può leggere il Dna del luogo“.
Non è un caso, ad esempio, che si preveda l’impiego di ceramica bianca e che il sole giochi un ruolo da protagonista: “La luce è uno degli elementi più straordinari di questa terra” spiega ricordando che conosce bene Bari e che da anni ha casa a Ceglie Messapica. “Queste ceramiche bianche di lunga durata riflettono la luce”.
Qualità architettonica, come ottenerla?
Ma l’altro concetto che si fa spazio tra il design contemporaneo e le soluzioni di “qualità architettonica” che cercano di contrastare le isole di calore, mitigare le temperature elevate e aggiungere quote verdi alla città, proposto dall’architetto che con il suo studio internazionale Mario Cucinella Architects ha realizzato il progetto esecutivo del Padiglione Italia che a Osaka nel 2025 esprimerà il tema della “città ideale”, è che l’estetica ha un impatto decisamente meno superficiale di quello che si pensa.
Insomma, vivere in un luogo bello, fa vivere meglio.
“Tema – ha detto a Bari – che purtroppo questo Paese ha un po’ dimenticato. Siamo stati innovatori, abbiamo creato i luoghi più belli del mondo: le nostre città sono le più belle del mondo e bisogna dirlo senza arroganza perchè è un fatto vero, basta girare per il mondo”. Il punto, ha spiegato, è che “nei secoli la bellezza è sempre stata la rappresentazione di noi stessi. Facevamo le cose bene perché noi volevamo fossero fatte bene, perchè ci rappresentavano. Tornare quindi a questa storia è molto importante”.
Non solo perchè “alla fine, costa uguale” ma perchè tutto ciò che si costruisce entra nella geografia cittadina ovvero è culturalmente importante riscoprire e riproporre quella che Cucinella definisce “scenografia urbana”.
In questo senso, anche il progetto del Parco della Giustizia, che sorgerà a poca distanza dal complesso da 50 milioni di euro promosso dalla Manelli Impresa di Monopoli, che conta di realizzarlo entro il 2026, secondo l’archistar “non è qualcosa di privato, ma diventa parte pubblica perchè diventa parte della scenografia urbana e la qualità è anche un messaggio a tutti: vogliamo fare le cose bene perchè le abbiamo sempre fatte. Qui stiamo cercando di recuperare una storia che ci siamo dimenticati”.
I cantieri, spiega Cucinella, vanno visti con uno sguardo d’insieme, come pezzi di un progetto più ampio di riqualificazione: “Tutti i tasselli insieme mettono in moto un meccanismo di rigenerazione che non è teorico ma fatto con gli edifici”.
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Il progetto: quartiere green nel quadrante sud-est di Bari

Una corte verde con attorno 162 appartamenti, un parco, negozi e aree per lo sport. Linee sinuose, terrazze digradanti e superfici aggettanti per schermare il calore.
L’intervento, su un’area di 22.500 metri quadri tra via Giuseppe Fanelli e via Girolamo Giusso, si sviluppa su tre corpi di fabbrica uniti fra di loro da livelli interrati comuni e collegati da un sistema di ampie terrazze poste al primo e secondo piano fuori terra. Gli edifici ospiteranno un complesso residenziale di 162 appartamenti, locali comuni a servizio delle residenze, spazi commerciali al piano terra lungo via Giuseppe Fanelli)ed autorimesse ai piani interrati.
La rigenerazione urbana del quartiere è favorita dall’inserimento di nuove aree verdi e dalla creazione di spazi e funzioni collettive a beneficio della comunità: un nuovo parco attrezzato per il gioco e lo sport farà da cornice all’intervento mettendo in relazione la grande corte verde attorno a cui si articolano i volumi residenziali con il sistema urbano al loro intorno. L’ampia varietà di aree esterne pertinenziali e pubbliche è frutto della consapevolezza della necessità di fruire di spazi all’aperto e del contatto visivo con la natura.
La geometria della facciata esterna segue le linee spezzate originarie del lotto creando un fronte dalla forte identità, in continuità plastica e materica con il contesto. All’interno – verso la corte residenziale, cuore verde del progetto – le geometrie del sistema di terrazze e ballatoi che cingono i volumi si fanno organiche e sinuose, dando origine ad un ambiente accogliente, a misura d’uomo, ricco di scorci prospettici suggestivi e caratterizzato da un’armoniosa integrazione tra natura e spazio costruito, pensato per promuove la vita all’aperto, l’interazione sociale ed il senso di appartenenza dei futuri abitanti.

Il sistema verde della corte si configura in questo modo come un paesaggio architettonico dalla forte iconicità, aperto a nord verso il nuovo parco attrezzato. L’intero edificio è scolpito dai raggi solari: l’erosione del volume, dal basso verso l’alto, consente la definizione di spazi e geometrie che creano un sistema di terrazze verdi discendenti, secondo il principio del “solar carving”, con volumi progressivamente più arretrati man mano che si sale verso l’alto, per favorire l’accesso della luce anche ai livelli più bassi. Al contempo, l’inserimento di aggetti consente di schermare la componente diretta della radiazione e contenere il fabbisogno di raffrescamento attraverso l’impiego di strategie energetiche passive.
L’impiego di superfici verdi integrate all’involucro edilizio delle residenze, la creazione di zone in ombra mediante gli aggetti e l’impiego delle superfici di colore chiaro che consentono di mitigare la temperatura percepita ed incrementare il comfort in ambiente outdoor, sono caratteristiche che hanno orientato lo sviluppo del progetto. Ne risulta un laboratorio di soluzioni architettoniche capaci di fornire risposte concrete agli scenari del cambiamento climatico, che nelle regioni del sud si caratterizza per l’innalzamento delle temperature e l’incremento del fenomeno dell’isola di calore urbana (con il rischio che vivere all’esterno si trasformi in un’esperienza sempre meno gradevole).
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