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Mario Cucinella: «abbiamo bisogno di prenderci cura delle nostre città»

Italiano, classe 1960, Mario Cucinella è uno dei più importanti e creativi architetti del mondo. La sua laurea nel 1987 gli apre le porte dello studio di Renzo Piano che lo vuole con sè prima a Genova poi a Parigi. nel ’92 fonda la Mario Cucinella Architects, con cui ottiene numerosi riconoscimenti e premi (l’ultimo è il premio MIPIM il 2011).

Mario Cucinella per la seconda volta miglior architetto ecosostenibile

Attento sperimentatore dei prodotti di design industriale, Cucinella ha poi dedicato i suoi interessi ai temi della progettazione ambientale e all’architettura sostenibile. Tra i progetti più significativi, il Sino Italian Ecological Building di Pechino, il nuovo palazzo del Comune di Bologna, i nuovi uffici Istat a Roma, l’Istituto Koo Lee, Centro per le tecnologie per le Energie Sostenibili a Ningbo in Cina, la stazione Villejuife Leo – Lagrange per la metropolitana di Parigi. C’è la sua mano anche in Puglia: la stazione marittima di Otranto (Lecce) vede la sua firma come ideatore e coordinatore del progetto. Capace di pensare ad un futuro più florido, Cucinella ha progettato a Settimo Torinese la Casa da 100 k, autosufficiente quanto a fornitura elettrica grazie al montaggio di un impianto fotovoltaico. Proprio sulla Casa 100 k, e su altro ancora, Ambient&Ambienti ha sentito l’architetto Cucinella (ha collaborato Pierluigi de Santis).

Nel numero 250 di l’Arca lei scrive una lettera dal titolo Chiedo asilo, indirizzata ai Primi Ministri di Giappone, Regno Unito, Canada, Russia, Germania, USA, Francia, Spagna, Svezia. Scrive «Chiedo asilo perché voglio continuare a fare l’Architetto». Lei è profondamente critico sul nostro paese: perchè ha scritto questa lettera?

«La lettera era nata proprio da un commento al fatto che in molti paesi gli architetti sono persone socialmente utili, portatori di cultura, innovazione, attenzione ai temi dell’ambiente, dell’edilizia e molto ascoltati. Sono persone che guardano al futuro. Nel sistema italiano gli architetti, purtroppo, non sono molto utili e spesso compromessi con la politica. La politica poi non trova nell’architettura una forma di espressione. Ho scritto questa lettera per dire che, se voglio continuare a fare il mio mestiere, devo avere dalla mia parte qualcuno che consideri l’architettura importante per rappresentare la società, la cultura. Da questo punto di vista l’architettura è uno strumento molto potente».

Nuova stazione marittima e capitaneria del porto di Otranto

Attualmente l’Italia sta attraversando una grande crisi, resa ancora più grande dalle crisi che attraversano i paesi a noi legati e tutta l’Eurozona. Ci sono ancora spazi per l’architettura?

«Ci sono spazi perché bisogna ricordare che l’architettura, ed in generale il mondo dell’edilizia, sono grandi segmenti dell’economia dell’Europa e del mondo. Di fatto l’architettura è molto importante perché genera molta economia e risorse occupazionali. Credo che siano diverse, per esempio in Italia, le modalità con cui usare questo spazio. Per cui più che di costruire, abbiamo bisogno di prenderci cura delle nostre città, completarle e fare in modo il nostro lavoro diventi “chirurgico”, soprattutto nel rispetto delle nostre tradizioni e di un ambiente che è sempre più fragile».

Crediamo che la vera architettura possa esprimere vera bellezza. Questa ci salverà veramente, come dice il titolo del convegno cui ha partecipato anche lei? E come?

«La bellezza di fatto è molto difficile da definire ma nasconde dietro di sé una tensione che in questi ultimi anni non c’è stata. Porsi la domanda da parte di un amministratore o un imprenditore di come le risorse private e pubbliche siano buttate sul territorio, vuol dire già ripensare alle modalità di pianificare il territorio e costruire i nostri edifici».

Lei ha proposto la casa 100K ovvero da centomila euro: la casa del futuro, un primo segnale verso la costruzione di nuovi eco-quartieri. Come potrebbe applicarsi in Italia?

«La casa 100K rispondeva ad una domanda molto semplice di accesso alla casa da parte di milioni di persone che non hanno più le risorse per comprarla o fare mutui. E’ una risposta ad un’esigenza vera del mercato che non è presa in considerazione da nessuno, neanche dalla parte pubblica. I comuni e le Regioni, così come i privati, non si occupano più di edilizia popolare. C’è un vuoto enorme in quel segmento di edilizia e nonostante ciò si continua a costruire edilizia di pessima qualità per un ipotetico mercato che sta scemando. La vera sfida è combinare la qualità a basso costo con le energie rinnovabili costruendo il nuovo patrimonio edilizio in modo che sia la soluzione del problema energetico».

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