BritNed, il supercavo da 260 chilometri

Dopo circa quattro anni di lavori, ha finalmente preso avvio BritNed. Ma cos’è BritNed? Nel nome è già nascosto un indizio: questo nasce, infatti, dall’unione di due Paesi europei, la Gran Bretagna e i Paesi Bassi (in inglese, Britain e Nederlands). Ebbene, queste due nazioni sono, a partire dal primo aprile 2011, connesse elettricamente, e BritNed è proprio il cavo di collegamento. Tale cavo – dalla incredibile lunghezza di 260 chilometri – parte dall’isola di Grain, in provincia di Rochester, una delle zone più a sud-est dell’Inghilterra, e, attraversando il Mare del Nord, arriva fino a Maasvlakte, vicino una delle principali città del “Paese dei tulipani”, Rotterdam, sulle coste occidentali.

Il logo contiene l'abbreviazione dei due paesi: Great Britain and Netherlands

Il progetto – Progettato fin dal maggio 2007, con un costo superiore ai 500 milioni di sterline, ed una collaborazione tra i gestori dei sistemi di trasmissione National Grid Plc e Tenne T (inglese la prima, olandese la seconda), BritNed riesce a sopportare un passaggio pari, addirittura, a 1000 MW; per intenderci, il quantitativo energetico che sarebbe in grado di produrre una centrale nucleare di medie dimensioni. La connessione tra la grande e potente isola britannica e il blocco europeo diventa, così, una grandissima opportunità per l’Europa intera, poiché aprirebbe – e di fatto aprirà, come ricorda Nick Winser, direttore esecutivo di National Grid – nuovi, vasti orizzonti nel mercato della produzione, del consumo ed anche dello scambio di energia: «La possibilità di muovere energia attraverso le frontiere – spiega –  significa poter sfruttare meglio l’eolico, importando elettricità quando non c’è vento ed esportando quando c’è un surplus». Il direttore esecutivo Winser non a caso cita il vento e non altre fonti di energia, perché è proprio questo l’elemento naturale di cui si dispone in abbondanza nella zona del Mare del Nord; al punto da essere definita come una delle aree più ricche al mondo in termini di energie alternative da Louise Hutchins di Greenpeace.

E si va oltre…-Non è una novità, ormai; l’Europa occupa sempre più un posto in prima fila in fatto di sfruttamento delle fonti rinnovabili, e non essendo un unico grande Stato come gli Stati Uniti d’America o la Cina, sono da lodare ancor di più le iniziative, ambientali ma chiaramente anche politico-economiche, figlie di collaborazioni e condivisione di intenti.

La fortunata ed importante realizzazione del supercavo fa da trampolino di lancio per simili progetti in cantiere: entro il 2020, infatti, si vuol cercare di attuare altri elettrodotti che colleghino la Gran Bretagna alla Francia, al Belgio e alla Norvegia (ovviamente tutte nazioni bagnate dallo stesso mare). Ma, soprattutto, c’è la ben più ambiziosa idea di creare un collegamento tra la Scozia e l’Islanda, di modo che l’Europa riesca ad allacciarsi in modo diretto alle fonti geotermiche dell’ “isola di ghiaccio”, per un beneficio in termini di elettricità ancora più imponente.

BritNed avrà una capacità di 1000MW e sarà lungo 260 km

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