Gas, Italia sotto di 6 miliardi di mc. Le imprese rischiano due volte

(Ph Svklimkin da Pixabay)

“Se le imprese chiudono, l’Italia muore e l’Europa non può essere sorda”

 

Alessandro Spada, presidente di Assolombarda, lo ha scritto agli associati in un momento di grande incertezza e preoccupazione per il prossimo futuro dell’economia e delle dinamiche geopolitiche. “Le nostre aziende continuano a rappresentare un vero e proprio traino per l’intero Paese” ma il problema del gas è evidente.

A fine agosto il prezzo del gas in Europa è schizzato a oltre 300 euro/Mwh, 4 volte di più rispetto al periodo antecedente la guerra in Ucraina e 8 volte di più del periodo di giugno/luglio 2021.

Nei mesi scorsi Gazprom ha realizzato entrate formidabili: i profitti crescevano grazie all’aumento del prezzo del gas. Ma ora, con il gas in calo e le importazioni europee ai minimi storici, la situazione cambia. Si spiegano così il veto russo al price cap e le trattative per rendere la Turchia l’hub energetico attraverso cui smistare il gas diretto verso l’Europa.

Secondo Ispi le importazioni italiane di gas russo sono scese ai minimi dal 1969 e oggi importiamo -94% di gas rispetto a prima della guerra ma ci sarebbe una relazione inversa fra consumo di energia e crescita economica per l’Italia.

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Meno energia, rallenta la crescita economica

Per il prossimo inverno serviranno all’Italia oltre 55 miliardi di metri cubi di gas, non solo per uso domestico, ma per il rilancio di un’economia oggi in forte contrazione. A disposizione, ce ne sarebbero soltanto 49 miliardi. Quei 6 miliardi mancanti costringeranno il governo ad attuare misure volte a ridurre i consumi. A risentirne sarà la crescita economica.

A dimostrare il nesso di causalità tra consumo di energia e crescita economica per l’Italia, mettendo in evidenza, attraverso il sistema di Wavelet Analisys, come una riduzione del consumo di gas avrebbe provocato un rallentamento della crescita economica sono i professori Marco Mele di Unicusano e Cosimo Magazzino di Roma Tre nel loro ultimo lavoro pubblicato su Energy Reports.

“Non potendo contare su uno scostamento di bilancio a causa dell’enorme debito pubblico accumulato dopo la crisi pandemica -spiegano -, si dovrebbe effettuare una politica mirata di spending review il cui risparmio potrebbe essere utilizzato per abbattere i costi energetici di famiglie e imprese”.

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Chiuderanno 90mila imprese: bollette da 11 miliardi di euro 

Sono oltre 90mila le imprese che in Italia rischiano la chiusura entro la metà del 2023, anche a causa delle maxi-bollette in arrivo nei prossimi 12 mesi. Per loro la stangata sarà di 11 miliardi di euro. A rivelarlo l’ultima infografica pubblicata da Unicusano con cui l’ateneo telematico studia le conseguenze dell’embargo deciso dall’Unione Europea a greggio e prodotti dalla Russia.

(Ph Gerd Altmann da Pixabay)

Il mondo si avvicina alla soglia di deficit di gas naturale, il cui costo, insieme a quello dell’energia, è aumentato di quattro volte in un anno, costringendo i Governi a ricorrere a soluzioni drastiche che coinvolgono cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni al fine di utilizzare con cautela le rimanenze (ad oggi, al netto di ulteriori scorte di emergenza in arrivo entro ottobre, si contano 900 migliaia di scorte di gas globali fino a fine anno) e fronteggiare possibili interruzioni dell’approvvigionamento.

Da un grado e un’ora in meno di riscaldamento al giorno a veri e propri lockdown energetici, come in Italia dove, secondo quanto riportato nel Piano nazionale di contenimento dei consumi di Gas naturale, dal prossimo autunno i termosifoni verranno accesi con 15 giorni di ritardo rispetto ai periodi standard, con una media di 19 gradi per uffici pubblici, luoghi di ritrovo e abitazioni.

Una via di fuga da questa impasse energetica potrebbe allora derivare dalle fonti rinnovabili. Sebbene gli imprenditori ne siano a conoscenza e auspichino l’attuazione individuale di soluzioni green, più del 38% non ha fissato un termine entro il quale conseguire l’obiettivo di transizione energetica.

Al contrario, la Commissione Europea, con il piano RePowerEu prevede di ridurre dell’80% in un anno la dipendenza dai combustibili fossili russi, con l’obiettivo di azzerarla, entro il 2030, ricorrendo alle fonti pulite (energie idroelettrica, eolica, geotermica, fotovoltaico) e al nucleare. Ad oggi, solo in Europa, sono in procinto di essere attivati altri 20 reattori nucleari oltre gli oltre 440 già in funzione in tutto il mondo. Ma l’approvvigionamento globale da fonti rinnovabili rappresenta soltanto il 38%, mentre in Italia è il 27%.

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Scommettere sul fotovoltaico

L’obiettivo di 52GW di rinnovabili da raggiungere entro il 2030, non può più essere sufficiente: servono almeno 100 GW, 10 all’anno nei prossimi dieci anni. La difficile fase che stanno attraversando le imprese italiane non può che tenere conto dei nuovi scenari. Il sostegno della politica alle aziende deve necessariamente passare per uno sviluppo sistematico e programmatico dei progetti per l’energia rinnovabile, senza i quali ogni altra misura di supporto economico rischia di essere un palliativo”. Lo dichiara l’Alleanza per il fotovoltaico, che rappresenta alcuni dei principali operatori energetici impegnati nello sviluppo di soluzioni per l’energia solare utility scale sul territorio italiano.

(Ph Sebastian Ganso da Pixabay)

Ovviamente la soluzione alle difficoltà che si trovano ad affrontare oggi famiglie e imprese italiane, a causa dell’aumento del costo dell’energia non può essere costituita unicamente da misure emergenziali, ma deve essere legata allo sviluppo dell’energia rinnovabile.

Puntare sul solare significherebbe da Nord a Sud, per famiglie e imprese,  aumentare fin da subito la produzione di energia da fonte rinnovabile contribuendo sia alla transizione green sia all’indipendenza energetica del Paese. Disporre di maggiore energia prodotta a livello nazionale consentirebbe un abbassamento dei costi delle bollette e un atto finalmente decisivo nella lotta al cambiamento climatico.

Negli ultimi 15 anni l’Italia è stata tra i paesi leader in Europa nella ricerca e sviluppo di soluzioni per l’energia rinnovabile, in primis fotovoltaico ed eolico. Una ricchezza unica per il nostro Paese in termini di know how tecnico, competenze maturate, posti di lavoro creati, sempre nell’ottica di coniugare al meglio la produzione di energia pulita con la salvaguardia dell’ambiente e talvolta il ripristino della sua biodiversità.

“La questione dell’occupazione di suolo, di frequente indicata come la causa dell’opposizione alla realizzazione dei parchi solari – spiega l’Alleanza – non costituisce un reale problema. In via ipotetica se tutti i 100 GW necessari fossero prodotti da impianti su area agricola sarebbe sufficiente utilizzare il 3% dei terreni non coltivati. La maggior parte dei progetti presentati a livello regionale e nazionale va infatti in questa direzione: la loro realizzazione non grava sulla collettività, in quanto non beneficiano di incentivi pubblici, ma sono il frutto di investimenti totalmente privati. E, soprattutto, la realizzazione di parchi solari non mette a rischio la produzione agroalimentare che, al contrario, potrebbe avere solo benefici da un miglioramento delle condizioni climatiche”.

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Transizione energetica negli uffici pubblici

Il ministero della Transizione Ecologica ha messo a disposizione 320 milioni di euro per finanziare la transizione energetica negli edifici pubblici e iniziative per la produzione di energia da fonti rinnovabili.  Una quota pari al 50% delle risorse è riservata agli interventi di efficientamento energetico e di produzione di energia da fonti rinnovabili su edifici situati nei territori delle Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia).

La misura interviene a sostegno degli investimenti dei comuni favorendo la transizione verde e contrastando gli effetti negativi dell’aumento dei prezzi delle forniture energetiche, attraverso il finanziamento di: 

  • impianti fotovoltaici
  • impianti solari termici
  • impianti a pompa di calore per la climatizzazione
  • sistemi di relamping
  • chiusure trasparenti con infissi e sistemi di schermatura solare
  • generatori di calore.

Il finanziamento sarà concesso nella forma del contributo a fondo perduto fino al 100% dei costi ammissibili secondo una procedura a sportello che prevede la semplificazione degli adempimenti burocratici sia per la procedura di acquisto sia per concessione ed erogazione del finanziamento.

Nel frattempo, il presidente Anci Puglia Ettore Caroppo ha inviato una nota al presidente nazionale Antonio Decaro in cui ha rappresentato la grande preoccupazione dei sindaci pugliesi per i rincari energetici che si stanno abbattendo sui bilanci dei Comuni che inevitabilmente porteranno squilibri finanziari con conseguente rischio di paralisi della macchina amministrativa.

Per Caroppo MISE e il MITE dovrebbero operare per un intervento straordinario e urgente teso a congelare il prezzo dell’energia fornita agli enti locali, bloccando i contratti di fornitura in scadenza e offrendo ai Comuni la possibilità di accedere ad un mercato dell’energia, vincolato e dedicato, magari gestito da Enel per evitare ai Comuni di dover sottoscrivere nuovi contratti, con i prezzi attuali aumentati, i quali protraendosi nel tempo richiederebbero ulteriori risorse sui bilanci futuri innescando pericolosi meccanismi di penalità da accantonare.

 

Caro bollette e decreto Aiuti bis: modifiche illegittime dei contratti 

Come se non bastassero i rincari e le speculazioni, i consumatori devono guardarsi anche dalle aziende. È qui che nasce l’intervento dell’associazione Codici, che, oltre a richiamare i fornitori ad un comportamento corretto, si è attivata per fornire assistenza ai consumatori in difficoltà.

(Ph VV1ntermute da Pixabay)

“I nostri Sportelli – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – stanno ricevendo diverse segnalazioni da parte di utenti che lamentano il comportamento di alcune aziende fornitrici di luce e gas. La questione riguarda nello specifico la modifica unilaterale dei contratti del mercato libero imposte da alcuni operatori ai propri clienti.

Il decreto Aiuti bis ha introdotto una norma che stoppa questi cambiamenti fino al 30 aprile 2023. La sospensione ha effetto retroattivo, scatta dal 9 agosto 2022, e non c’è distinzione per quanto riguarda la durata dei contratti, se annuale, biennale o indeterminato. Il comportamento di chi sta, di fatto, ignorando il decreto Aiuti bis, quindi, è grave e scorretto. Stiamo raccogliendo le segnalazioni dei consumatori e siamo pronti ad avviare un’azione collettiva per tutelare gli utenti che hanno visto modificare il proprio contratto in maniera unilaterale.

In questa fase ci sono anche offerte che riguardano la stipula di nuovi contratti a fronte della prossima scadenza di quelli in vigore. Il nostro consiglio, soprattutto in un momento così caotico e al tempo stesso delicato, è quello di verificare con attenzione il contratto e la bolletta. Le spese stanno aumentando in maniera importante, i conti a volte non tornano, non è semplice orientarsi nel mercato energetico e quindi è bene controllare che sia tutto in regola e segnalare eventuali cambi di fornitore, così da evitare brutte sorprese, ritrovandosi con contratti non richiesti e prezzi esorbitanti e ingiusti da pagare”.

Gli Sportelli dell’associazione Codici sono a disposizione dei consumatori per fornire assistenza e chiarimenti sulle bollette. In caso di dubbi o problemi è possibile telefonare al numero 06.55.71.996 o scrivere all’indirizzo segreteria.sportello@codici.org.

 

 

 

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