Coronavirus: crollano latte, Made in Italy, pesca e fiori

Crollano alcuni settori commerciali essenziali, ma il Governo con il decreto “Cura Italia” deve subito aiutare le imprese, soprattutto quelle agroalimentari, a superare senza grossi danni questo periodo difficile

Il Coronavirus inizia a segnare pesantemente alcuni settori importanti per il nostro sostentamento. La chiusura dei trasporti non essenziali in Italia e la chiusura delle frontiere esterne in Europa sta creando disagi e forti rallentamenti negli approvvigionamenti. In alcuni casi, i rincari ingiustificati e illeciti di alcuni prodotti hanno costretto le Forze dell’Ordine ad intervenire, segnalando e denunciando all’Autorità Giudiziaria i responsabili.

Da un punto di vista sanitario ed economico, l’emergenza COVID-19 sta ora sconvolgendo la Puglia.

Crollo del latte

I consiglieri regionali di Fratelli d’Italia segnalano che c’è stato un drastico crollo del consumo di latte, in particolare di latte fresco. La chiusura totale, il calo delle esportazioni e la scelta di prodotti a lunga conservazione, hanno pesantemente condizionato il settore, mettendo seriamente in ginocchio il comparto. Per cercar di salvare il prodotto e i suoi derivati e gli sforzi degli allevatori, Fratelli d’Italia suggerisce alla Regione Puglia una serie di misure straordinarie per utilizzare e distribuire il latte in eccesso, non venduto, che andrebbe altrimenti perduto. Una soluzione potrebbe essere quella di distribuire gli alimenti freschi a chi non può uscire di casa, affidando ad associazioni ed al volontariato la distribuzione gratuita di questi alimenti.

Il Made in Italy è in crisi

Nonostante il Governo sia riuscito a sbloccare l’export verso alcuni Paesi europei che, per timore del Coronavirus, avevano improvvisamente interrotto i contratti e gli approvvigionamenti con il nostro settore agroalimentare, la paura del contagio resta e sta incidendo pesantemente sull’export, ma anche sulle merci che importiamo dagli altri Paesi. Utilizzare e consumare prodotti esclusivamente nostrani, a “chilometro Zero”: è questa la soluzione alla crisi. In questo modo si sostengono le filiere locali e si evita l’inutile distruzione di prodotti freschi invenduti.

Ferma la pesca

Aiuti anche alla marineria pugliese. Il comparto, come quello degli agricoltori e degli allevatori, sarà sostenuto da finanziamenti che saranno pubblicati in questi giorni sul sito della Regione Puglia. L’avviso pubblico permetterà di dare una boccata d’ossigeno al settore in forte crisi a causa di una pesca spregiudicata, intensiva e scriteriata fatta nel tempo da alcuni, spesso nel totale disprezzo delle leggi e del rispetto degli ecosistemi marini. Il fermo biologico volontario, oltre al fermo biologico stagionale per aiutare la proliferazione dei banchi di pesce, e l’attivazione della Cassa Integrazione sono una soluzione momentanea che necessiterà dopo l’emergenza un ulteriore massiccio intervento in ambito di pesca sostenibile e di tutela dell’ambiente.

Vivaismo in ginocchio

Un settore stagionale che ha subito un grosso danno economico è il vivaismo. Secondo il presidente del Gruppo consiliare di Forza Italia del consiglio regionale della Puglia Nino Marmo, si stima che tra febbraio e giugno saranno “oltre 200 milioni di euro le perdite dei vivaisti pugliesi a causa del Coronavirus. La brusca contrazione del fatturato, purtroppo, sarà difficilmente recuperabile nel 2020 data la deperibilità del prodotto, considerando anche che la curva del mercato non si modificherà almeno per un altro mese. Ci sono milioni di euro in ballo e la vita di migliaia di famiglie e lavoratori pugliesi”. Anche in questo caso, la Giunta regionale deve prevedere misure di sussidio per il settore.

Condivisione e operatività

Ora, la Regione Puglia e lo Stato devono aiutare i comparti economici e sostenere le famiglie. Il decreto “Cura Italia” è un primo passo, va ampliato, ma potrebbe non bastare. Bisogna prevedere altre iniziative per recuperare fondi e sostenere l’Italia e gli italiani, comprese azioni che possono non piacere ai politici ma chiese a gran voce dai cittadini (come la riduzione o la donazione dello stipendio e delle indennità parlamentari per le necessità del Paese). Per evitare inutili sprechi e sostenere il settore economico, incentivare le donazioni, a chi è in difficoltà o lavora per la nostra sicurezza, creando un circuito che si autosostiene, una sorta di “do ut des”, magari gestito dalla Protezione Civile per evitare inutili strumentalizzazioni.

Ora dobbiamo superare l’emergenza, lavorando tutti insieme. Dopo, tutti insieme ripartiremo con la consapevolezza dei nostri errori.

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