Coronavirus, prodotti Made in Italy rifiutati. Anzi, no

Alcuni Paesi europei chiedono il marchio “virus free” per tutti i prodotti provenienti dall’Italia, ma la diplomazia ha sbloccato tutto. Nel frattempo si lavora per tutelare la filiera

I prodotti Made in Italy non sono più graditi in Europa. A causa del Coronavirus, alcuni Paesi non vogliono più i prodotti italiani. Già gli Stati Uniti, con la guerra dei dazi ha frenato sensibilmente le importazioni di prodotti agroalimentari, e non solo, italiani; ora hanno chiuso i voli dall’Italia e dall’Europa per paura del contagio.

Stessa storia con l’Europa e con le Nazioni vicine, dove le frontiere sono presidiate e rallentano pesantemente i trasporti a causa dei numerosi e legittimi controlli, anche delle merci. Ma con la chiusura forzata di fabbriche e industrie, l’agroalimentare è l’unica merce oggi che può e deve circolare perché fondamentale per il sostentamento della popolazione.

Qualche giorno fa il Sottosegretario alle Politiche Agricole Giuseppe L’Abbate ha denunciato, a seguito di numerose segnalazioni da parte di esportatori, la pratica sleale di alcuni Paesi europei che chiedevano una certificazione di “virus free” dai prodotti agroalimentari italiani. Questa pratica è una chiara violazione del decreto-legge 2 marzo 2020 n. 9 che prevede importanti sanzioni a chi non dovesse rispettare la legge.

Duro il braccio di ferro del Governo con i Paesi europei confinanti con l’Italia che hanno deciso di sospendere le forniture “per timore di contrarre il virus”. Prima l’Austria, poi la Polonia e i Paesi dell’Ex Jugoslavia.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è riuscito ora a sbloccare la situazione, riaprendo i contatti con gli Stati confinanti, rassicurandoli sulla qualità e non pericolosità delle merci. Sarà solo controllata la febbre agli autotrasportatori. Anche la catena polacca di distribuzione alimentare Zabka e la francese Carrefour hanno deciso di riprendere l’approvvigionamento dei prodotti enogastronomici italiani, rassicurati sulla loro non infettività.

M5S L'Abbate agricoltura
Il Sottosegretario alle Politiche Agricole on. Giuseppe L’Abbate

Nessun annullamento ordini dai supermercati in Polonia, pertanto, sebbene la situazione inizi ad essere complicata anche negli altri Stati dove, a fronte dell’allargamento del contagio, saranno prese le medesime decisioni già attuate in Italia – ha dichiarato il Sottosegretario alle Politiche Agricole Giuseppe L’Abbate – Ringrazio il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e tutta la diplomazia italiana che stanno conducendo un lavoro egregio per tutelare le imprese agroalimentari del nostro Paese. Purtroppo,  la chiusura di ristoranti e bar negli altri Paesi comporterà sicuramente un annullamento di ordini e un calo delle esportazioni agroalimentari”.

Intanto, con il “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”, stipulato tra i Ministeri dell’Economia, del Lavoro e delle Politiche Sociali, dello Sviluppo economico e della Salute, si cerca di dare le linee guida alle aziende del settore per evitare il contagio dei dipendenti. Quindi, mantenere le distanze, sanificare gli ambienti di lavoro, utilizzare dispositivi sanitari idonei, evitare di toccarsi il volto e toccare gli altri e lavarsi sempre le mani. “Sappiamo bene della difficoltà di reperimento sul mercato – ha detto l’on. L’Abbate – e ci stiamo adoperando in tutti i modi per garantirne l’approvvigionamento. In campo aperto è alquanto possibile raggiungere questi obiettivi, ma ciò può divenire più complicato negli altri luoghi di lavoro lungo la filiera agroalimentare. Lo sforzo che sta compiendo la filiera agroalimentare italiana in questo periodo di emergenza è qualcosa di eroico – ha concluso L’Abbate – Pertanto, non posso che rinnovare l’invito ai consumatori a prediligere i prodotti freschi e locali così da sostenere il Made in Italy e le nostre imprese. È un momento in cui siamo chiamati tutti ad essere solidali e ad avere maggiore sensibilità”.

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