
Diminuisce l’inquinamento nelle città a causa del blocco totale ma servono interventi immediati, risolutivi e congiunti da parte dei governi e delle aziende in tutto il mondo per sconfiggere l’inquinamento
Il Coronavirus ha obbligato i governi di tutto il mondo a prendere misure drastiche per arginare il contagio. La Cina, per esempio, ha chiuso completamente le aree da dove è partito il virus per quasi due mesi; l’Italia ha prima chiuso alcune zone del Nord per poi chiudere tutto il Paese; ora anche altri Paesi europei e gli Stati Uniti stanno seguendo l’esempio dell’Italia.
Senza traffico cala l’inquinamento

Queste chiusure hanno portato un abbattimento netto del traffico cittadino e delle circolazione stradale, dalla sera alla mattina, riducendo quasi del 100% il transito dei veicoli. La quasi totale assenza di trasporti nelle strade cittadine ed extra urbane e la riduzione netta del pendolarismo, contestuale alla chiusura, su disposizione del Governo per arginare l’emergenza Coronavirus, delle aziende non necessarie per i bisogni primari, ha immediatamente portato una decisa diminuzione dello smog e dell’inquinamento atmosferico. Le colonnine installate nelle città e le immagini del satellite Sentinel-5P dell’ESA dimostrano che l’aria nelle città e nelle strade è più pulita.
A Venezia, per esempio, l’acqua della laguna è tornata limpida, mentre la cortina di smog che di solito insiste sul Nord Italia e sulla Pianura Padana, visibile persino dal satellite, è praticamente scomparsa. Milano e Roma sono improvvisamente diventate “smog free”. Tutti i valori sono nei limiti e, in alcuni casi, sono molto al di sotto. La situazione è simile in molte parti d’Italia e anche del mondo. L’area della Cina, da dove è partito il contagio da Coronavirus, è ancora sgombra da smog e inquinamento atmosferico.
In Europa più attenzione all’ambiente
La riduzione degli agenti inquinanti è fondamentale per ridurre il riscaldamento globale. Questo è un dato di fatto. E di questo ora ne sono convinti molti cittadini: infatti, il 94% degli europei si preoccupa di ambiente e clima e cerca di attuare le pratiche per una corretta differenziata. Il sondaggio, di Eurobarometro, dimostra come i cittadini chiedono maggiori investimenti e maggiori responsabilità per la tutela dell’ambiente. In molti chiedono anche più finanziamenti per la ricerca e una svolta green di tutto il mondo economico e industriale. Dunque, l’ambiente è diventato il primo interesse dei cittadini, così come insegnare le buone pratiche per la raccolta dei rifiuti. Tutti sono inoltre concordi a puntare sul riciclo e sull’abolizione della plastica e chiedono ulteriori sforzi da parte delle istituzioni e dei vari settori lavorativi per potenziare l’economia circolare.
Ma il cambiamento climatico avanza

Ma il Coronavirus non è la soluzione al cambiamento climatico. L’inquinamento c’è e sta facendo danni al noi e al pianeta. Il rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale evidenzia come lo scioglimento dei ghiacciai, l’aumento della temperatura globale, l’innalzamento dei mari e la violenza dei fenomeni atmosferici siano segnali inconfutabili di come l’inquinamento stia condizionando il clima a livello globale. Questa situazione, ovviamente, ha un impatto notevole, oltre che sugli ecosistemi, anche sugli sviluppi sociali ed economici delle popolazioni. Influisce anche, inevitabilmente, sulla salute e sull’alimentazione. Secondo il rapporto, il 2019, con una temperatura media globale di 1,1°C al di sopra dei livelli preindustriali, è stato l’anno più caldo dal 1850 e dagli anni ’80 in poi le temperature sono salite progressivamente. “Attualmente – ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres – non siamo in grado di raggiungere gli obiettivi di 1,5°C o 2°C richiesti dall’accordo di Parigi – continua Guterres – Abbiamo appena trascorso il gennaio più caldo mai registrato. L’inverno è stato insolitamente mite in molte parti dell’emisfero settentrionale. Fumo e inquinanti provocati dagli incendi in Australia hanno circumnavigato il globo, provocando un picco delle emissioni di CO2. Le temperature record segnalate in Antartide sono state accompagnate da una fusione del ghiaccio su larga scala e dalla frattura di un ghiacciaio che avrà ripercussioni sull’innalzamento del livello del mare“.
Dopo il Coronavirus bisogna agire
La riduzione dell’inquinamento a causa del blocco alle attività umane imposto dall’alto è senza dubbio una bella notizia per l’ambiente ma non è del tutto rassicurante: se la circolazione stradale è ridotta quasi a zero e molte fabbriche hanno chiuso gli impianti per l’emergenza, i cittadini, chiusi in casa, comunque usano energia elettrica e gas più del solito; inoltre, l’energia prodotta non è al 100% green e rinnovabile. Per cui, questa condizione passeggera potrebbe rimanere tale se dopo lo sblocco i governi e le aziende non si attivino subito ad una riduzione drastica e immediata dell’inquinamento.
Le epidemie e le pandemie dipendono dai comportamenti umani e dipendono dal modo di inquinare gli ecosistemi da parte dell’uomo. Se riusciamo a capire questo passaggio, dopo il Coronavirus potremo a livello globale attuare insieme ogni intervento possibile per salvare il pianeta. Se rifiutiamo questa connessione, allora dobbiamo prepararci al peggio.


