
I negoziati della Cop29 si intrecciano con il G20. E se qualcosa si muove, lo fa di poco. Perché a Baku arriva dal Brasile il mandato politico a trovare il nuovo obiettivo di finanza climatica. Ma sulla mitigazione i leader non fanno grandi passi avanti
A Baku attendevano un segnale da Rio de Janeiro. Ma le comunicazioni tra Azerbaijan e Brasile sono rimaste se non fredde, quanto meno tiepide. Questione di clima, infatti: perché al G20 i leader hanno trovato un compromesso che però risolve poco. Nella dichiarazione finale manca un impegno concreto e stringente sulle risorse per sostenere i Paesi in via di sviluppo per affrontare i cambiamenti climatici. E, sulla mitigazione nessun passo avanti.
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Nessuna cifra
Il mandato politico in realtà c’è ma non abbastanza concreto. Nel testo, infatti, si resta generici, riconoscendo “la necessità di catalizzare e incrementare gli investimenti da tutte le fonti e i canali per colmare il divario di finanziamento delle transizioni energetiche a livello globale, soprattutto nei paesi in via di sviluppo”. E i capi di Stato e di governo riaffermano inoltre “che quest’ultimi devono essere sostenuti nella loro transizione verso basse emissioni di carbonio”, con l’impegno a “facilitare i finanziamenti a basso costo per loro”. Sulle cifre, però, nessun richiamo. La dichiarazione, in sostanza, ha riaffermato l’impegno del G20 a incrementare i finanziamenti per il clima, ma non ha fornito indicazioni sulla cifra o su altre domande relative al nuovo obiettivo finanziario che si sta negoziando alla COP29, noto come Nuovo Obiettivo Collettivo Quantificato (NCQG).
Segnali deboli
“Questo non è stato il chiaro segnale politico che cercavamo dal G20 – commenta Manuel Pulgar-Vidal , responsabile globale clima ed energia del WWF -. In quanto raggruppamento dei Paesi con le maggiori emissioni e che rilevano l’85% del PIL globale, il G20 ha la responsabilità di assumere un ruolo guida nell’affrontare la crisi climatica. Non inviando segnali più forti sul livello di finanziamenti per il clima necessario o sull’urgenza di eliminare gradualmente tutti i combustibili fossili, ha perso l’opportunità di dare uno slancio alla COP29. Spetta ora ai negoziatori e ai ministri di Baku cercare il consenso sul rafforzamento dei finanziamenti per il clima e su un’azione più incisiva per garantire un risultato forte alla COP29”.
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I combustibili fossili
La lentezza dei negoziati nella prima settimana della Cop29, pertanto, non fa ben sperare. E prende sempre più corpo l’idea – palesata al via da tanti analisti – che quello di Baku si possa rivelare un summit interlocutorio in attesa del prossimo anno e della Cop30. Segnali deboli, anche sui combustibili fossili: sebbene i Paesi del G20 abbiano affermato il loro impegno nel mettere in pratica le raccomandazioni dell’esito della COP dello scorso anno – noto come Global Stocktake – e a realizzare piani climatici nazionali allineati all’obiettivo di 1,5°C, non hanno esplicitamente menzionato la necessità di eliminare i combustibili fossili per ridurre rapidamente le emissioni.
A salvare la Cop29 dal fallimento, però, ci ha pensato la presidenza, intervenuta a salvare i negoziati sulla questione chiave della mitigazione dei cambiamenti climatici. Non un’azione rituale ma quanto mai utile. Vista la distanza tra le parti, infatti, il lavoro tecnico sul Programma di lavoro per la mitigazione – l’organismo destinato a fornire indicazioni sulla riduzione delle emissioni in questo decennio – si era praticamente arenato. Il timore, più che fondato, era i colloqui sul punto, nella seconda settimana di Cop29, potessero essere rinviati al prossimo anno. Ma la presidenza della Cop29 si è presa la scena e ha annunciato che il programma di lavoro avrebbe continuato a lavorare questa settimana per raggiungere un accordo, ma ora nell’ambito dell’organismo dell’Accordo di Parigi, noto come CMA. In sostanza, ci sono ancora circa 72 ore per trovare un accordo.
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Il ruolo dell’Italia e i giovani
In questo quadro si pone anche l’impegno del governo italiano, presente a Baku anche con il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica: “È un periodo di guerre e di cambio di vertici – ha commentato Gilberto Pichetto Fratin (nella foto) intervenendo durante l’evento ‘Dal G7 a COP29. L’Italia per il coinvolgimento dei giovani nell’azione climatica’ organizzato da Earthday Europe nel Padiglione del Mediterraneo per COP29 -. Non penso solo agli Stati Uniti ma anche all’Unione Europea a sei mesi dalle ultime elezioni. Per il clima è un momento difficile, ma questo deve darci lo stimolo per essere ancora più concreti e determinati”. L’evento è stata occasione per ribadire la centralità dei giovani nella questione ambientale e climatica e il Ministro ha ricordato l’impegno speso per l’iniziativa Youth4Climate che sta permettendo lo sviluppo di progetti di centinaia di giovani provenienti soprattutto dai paesi in via di sviluppo.


