Tutti i giorni scegliamo il cibo da mettere sulla nostra tavola, però quasi nessuno più, ormai, lo fa senza rendersi conto di quello che mangiamo: da dove viene? È stato ottenuto nel rispetto della sostenibilità ambientale? È sano? A rispondere a queste domande si è preposta Slow Food, l’associazione della chiocciola, che quest’anno, alla sua quinta edizione, celebra lo Slow Food Day, una giornata di riflessione sull’importanza delle etichette e delle confezioni, per esempio, all’insegna del cibo quotidiano “buono, pulito e giusto”. Ma che, soprattutto, deve essere di tutti!
Leonardo Manganelli apre lo Slow Food dayCentocinquanta gli eventi che sabato scorso, 18 aprile, si sono tenuti da nord a sud della penisola. Eventi nel corso dei quali le Condotte Slow Food si sono messe a disposizione degli ospiti per divulgare, insieme con i diretti interessati – esperti, contadini, pescatori e pastori – le buone pratiche con cui il cibo prodotto si contrappone a quello industriale banale e standardizzato. La manifestazione di due giorni fa ha visto anche cittadini di tutto il mondo mobilitati per protestare contro i trattati di libero scambio, a sostegno di un’economia rivolta allo sviluppo dei popoli e del pianeta.
L’evento di Bari è stato caratterizzato dal Convegno dal titolo “Difesa del cibo: Sostenibilità e legalità – Slow Food e Libera insieme contro le mafie per il futuro del cibo Buono, Pulito e Giusto”, in cui sono stati approfonditi i temi dell’agricoltura sostenibile, attenta alla tutela dell’ambiente e della biodiversità. La presenza di Attilio Chimienti, responsabile Settore Beni Confiscati dell’associazione di don Ciotti Libera, che ha introdotto l’argomento, scottante, della “Difesa della tipicità regionale dei prodotti provenienti dai beni confiscati alla mafia”. Il fenomeno del racket, infatti, impera anche in agricoltura; un cibo giusto, quindi, è quello prodotto rispettando la legge.
Un angolo del percorso scolastico sul cibo “Tavola dei Popoli”, creato negli ambienti della sede dei Missionari Comboniani di BariHa aperto la serata il fiduciario Slow Food Bari Leonardo Manganelli cui sono seguiti i saluti di Padre Nicola Di Iorio e la descrizione del percorso scolastico sul cibo “Tavola dei Popoli”, creato negli ambienti della sede dei Missionari Comboniani. Quindi è stata la volta di Angelo Santoro, presidente della Cooperativa Semi di Vita, con ragazzi diversamente abili; coltivano un “orto sociale di 2 ettari, che serve settanta famiglie, al quartiere Japigia di Bari, un quartiere “difficile”: più volte le coltivazioni hanno subito danni ma queste azioni hanno spinto i ragazzi ad andare avanti.
Molta attenzione il pubblico l’ha mostrata per la presentazione di Hamid El-Bilali, ricercatore CIHEAM Bari, che ha parlato di “Sostenibilità dei sistemi alimentari e delle diete: l’esempio della Dieta mediterranea”. «Un sistema alimentare sostenibile – ha spiegato El-Biali -, è un sistema alimentare che garantisce la “sicurezza alimentare e nutrizionale” a tutti in modo tale che non siano compromesse le basi economiche, sociali ed ambientali per generare la sicurezza alimentare e nutrizionale delle future generazioni».
L’origine del termine dieta – ha continuato il ricercatore di origini marocchine – deriva dalla parola greca “diaita”, stile di vita, «cioè una pratica sociale fondata sul “savoir faire”, conoscenze e tradizioni che spaziano dal paesaggio alla tavola e che riguardano, nel bacino Mediterraneo, la coltivazione, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione, la cottura e, soprattutto, il modo stesso in cui si consumano gli alimenti»
Hamid El-BilaliQuindi è stata la volta di Dora Giannatempo della Cooperativa Sociale ALTERECO di Cerignola che ha parlato dell’esperienza sulla produzione di olive in campi confiscati alla mafia, di Dario Giannoccaro, vice presidente della Cooperativa Sociale Unsolomondo di Bari e di Pietro Fragasso, presidente della Cooperativa Sociale Pietra di Scarto di Cerignola che hanno introdotto l’argomento del commercio equo e solidale, una forma di negoziazione basata soprattutto sul giusto prezzo che è praticato e riconosciuto ai produttori.
«In uno dei miei viaggi, ad Haiti e Repubblica Dominicana – ha detto Dario Giannoccaro – ho visto la realtà di lavoratori sfruttati, maltrattati e derubati, con un’aspettativa di vita bassissima. Invece nelle cooperative dove si pratica il commercio equo e solidale ho trovato una realtà migliore per loro: bimbi ben vestiti, posti di primo soccorso e scuole. Nel giro di pochi chilometri, insomma, la realtà era diversa».
Dopo la crisi del 2008, ha spiegato Giannoccaro, i nostri artigiani stanno vivendo una situazione simile a quella dei contadini e artigiani del Sud del mondo. «Per questo si sono aperte le botteghe di commercio equo e solidale, come luogo privilegiato per loro». La cooperativa Unsolomondo gestisce due di botteghe, una delle quali è presente nel mercato coperto di Via Giovanni XXIII a Bari, unica esperienza in tutta Italia di bottega in un mercato. Oggi, nelle botteghe, oltre ai prodotti di agricoltura sostenibile si trovano manufatti anche “made in carcere”. «Quando escono dalle carceri, noi entriamo e formiamo i nuovi artigiani» conclude Giannoccaro.
All’evento abbiamo partecipato anche noi di Ambient&Ambienti, come media partner di Slow Food, con un breve intervento per presentare il nostro web magazine. Nel corso della serata sono stati allestiti banchetti di prodotti locali, provenienti da cooperative legate a Slow Food e Libera, per chi avesse voluto fare un po’ di shopping; quindi una cena-buffet offerta dalla Condotta di Bari, a base di prodotti tipici regionali. Dopo gli interventi, il ricevimento è stato allietato dal sottofondo musicale delle ragazze del Clavice Trio di Bari.
PHOTOGALLERY
[nggallery id=411]


