Carissima energia, ma quanto mi costi

L’allarme lanciato dal ministro Cingolani relativo all’aumento del 40% delle bollette di luce e gas ha evidenziato la necessità di rivedere tutto il sistema energetico italiano

 

Abbiamo fatto la scoperta dell’acqua calda. L’energia in Italia costa… e costa tanto! Pochi giorni fa, il ministro Roberto Cingolani ha lanciato l’allarme: dal 1° ottobre è previsto l’aumento del 40% delle bollette di luce e gas. L’ennesimo scandalo italiano al quale siamo tutti abituati ma non ci abitueremo mai. La novità questa volta è che un ministro, proprio il ministro della Transizione Ecologica, solleva il caso e vuole risolverlo. Cingolani sta ora cercando di riscrivere il metodo di calcolo della bolletta, ma ci sarà poco da fare, perché i costi di gestione dell’energia e delle materie prime crescono costantemente.

Foto di CheapStockImage_com da Pixabay

L’Italia acquista il gas dall’estero non solo come energia ma anche come vettore energetico. Ecco perché la richiesta di gas dal nostro Paese è sempre molto alta. Al Ministero si sta anche cercando di ridurre i tempi burocratici per realizzare impianti per le energie rinnovabili, perché la burocrazia italiana frena, e in alcuni casi cancella, gli investimenti nel settore energetico di quegli imprenditori e di quei progetti che puntano ad aumentare la produzione di energie rigorosamente green. Ad oggi, la produzione di energie da fonti rinnovabili incide sulle bollette fino ad un massimo del 30%, nel migliore dei casi. Siamo ancora schiavi degli idrocarburi, ma con i cambiamenti climatici in atto l’Europa e gli altri Paesi industrializzati di tutto il mondo stanno accelerando sulla sostenibilità e su nuove politiche energetiche basate su fonti rinnovabili.

Tra queste fonti ritorna anche lo spettro del nucleare, molto utilizzato da alcuni Paesi europei, come la Francia, dalla quale acquistiamo energia elettrica prodotta proprio dalle centrali nucleari. L’Italia ha detto “no” al nucleare tempo fa, ma non è da escludere che con l’arrivo di nuove tecnologie e nuove scoperte si potrebbe riaprire il dibattito, mentre il Ministero potrebbe dirsi persino favorevole.

Su questa questione, interviene Alfonso Fimiani, presidente dei Circoli dell’Ambiente, che chiarisce che in «Italia per decenni è stato assente ingiustificato un Piano Energetico Nazionale e quando sono finalmente stati abbozzati una Strategia Energetica Nazionale e un PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia ed il Clima) ci si è “dimenticati” di inserire l’unica fonte in grado di ridurre costi ed emissioni in atmosfera. Per fortuna al Ministero della Transizione Ecologica abbiamo uno scienziato che, con molto tatto e diplomazia, sembra abbia intrapreso la strada giusta, quella della riapertura all’atomo anche in Italia: speriamo di potergli sottoporre il Piano Energetico Nazionale che abbiamo presentato alla Camera, perché la verità è che senza nucleare il nostro Paese rimarrà indietro e non riuscirà a sfruttare il vento in poppa dei fondi europei per la Transizione Energetica».

Intanto, al Cdm si dovrebbe discutere di un intervento di 4 miliardi di euro per sostenere le spese energetiche delle famiglie in difficoltà, attraverso il taglio di oneri ed extra bonus, mentre sembra invece tramontata la proposta di tagli dell’Iva.

Noi italiani da tempo siamo abituati agli aumenti di gas e luce: anche se i costi diminuiscono, gli utenti sono costretti a pagare sempre molto per un servizio necessario e fondamentale. Basta leggere la bolletta: il costo dell’energia influisce per circa la metà del totale, mentre la restante parte riguarda oneri, tasse e costi aggiuntivi per servizi non richiesti ma imposti dai gestori. E tutto ciò influisce pesantemente sulle tasche degli italiani.

Produrre energia dalle fonti rinnovabili però dovrebbe ridurre sensibilmente i costi: fotovoltaico, eolico, biogas, biomasse, idrogeno producono energie pulite che l’Italia può generare in casa, invece di acquistarle dall’estero. Basti pensare che a Brescia hanno inaugurato il primo impianto di produzione di energia elettrica attraverso il biometano prodotto in loco. Il fotovoltaico, poi, è ben radicato ma oggi l’energia prodotta viene prima immessa nella rete e poi ritornare indietro, in minima parte e scontata. L’eolico è frenato dall’impatto ambientale, mentre le biomasse e l’idrogeno necessitano di sistemi di distribuzione capillari e autonomi dal gestore della rete elettrica.

Ecco perché siamo arrivati al punto che è diventato necessario cambiare subito l’intero sistema energetico, partendo dalla produzione dell’energia in loco. Solo in questo modo potremo abbattere tutti i costi e azzerare il consumo di CO2 e l’inquinamento.

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