La burocrazia delle fonti energetiche rinnovabili

Idrogeno, eolico, fotovoltaico, biometano e biomasse sono frenati in Italia da leggi, cavilli e sentenze in contrasto tra di loro. Nel frattempo l’inquinamento aumenta

Cosa sta facendo la Regione Puglia per sviluppare tecnologie in grado di effettuare la transizione ecologica verso fonti energetiche rinnovabili?

Una bella domanda a cui è difficile dare una risposta. Per tanti motivi. Perché, ci sono gli investimenti, ci sono i progetti, ci sono le idee, c’è la voglia di avere un approccio più ambientalista verso l’energia. Ma questi “buoni propositi” si devono scontrare contro la macchina burocratica italiana, tra le più ostiche al mondo, e le direttive del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, voluto dal Governo Draghi per far ripartire l’Italia dopo il Covid-19. Tanti sperano che con questo decreto il Governo possa trovare la “quadratura del cerchio”, anche perché il presidente Mario Draghi ha la giusta fama di riuscire a districare anche le situazioni più difficili, visto il salvataggio dell’Euro da presidente della BCE.

Ma le Regioni come si rapportano con il PNRR? Vediamo la Puglia. Su richiesta del presidente della I Commissione, Fabiano Amati, se ne è discusso nelle Commissioni regionali IV e V congiunte.

«Tutti diciamo di volere l’idrogeno – tuona Amati – ma nel frattempo vengono bocciati tutti i progetti per la realizzazione di impianti per fonti rinnovabili, anche in aree inquinate e quindi non disponibili alla coltivazione agricola. Ma si sa che per produrre idrogeno c’è bisogno di energia da fonti rinnovabili? Ma si sa che i maggiori impegni del PNRR sono su questi argomenti? Si predica di ambiente, decarbonizzazione, idrogeno, riduzione gas serra e PNRR ma si razzola su inquinamento e bollette salate, ritardando l’autorizzazione dell’unica cosa che realizza quegli obiettivi: la produzione di energia da fonti rinnovabili».

Per avviare il processo di decarbonizzazione, la Puglia attende l’autorizzazione, per il momento, di oltre 400 pratiche per rinnovabili, tra eolico, fotovoltaico, biometano e biomasse, per una potenza di 27 miliardi di watt, in grado quindi di contribuire all’obiettivo italiano di 70 miliardi di watt in 10 anni. Ma questo obiettivo diventa irraggiungibile se manca la coesione di intenti in politica. Se si considera poi che la Puglia punta a diventare un “Centro nazionale di Alta tecnologia per l’idrogeno”, si comprende come la macchina organizzativa, politica e burocratica, deve funzionare alla perfezione. E questo aspetto non è assolutamente da sottovalutare, visto il tripudio di leggi, vincoli, sentenze e cavilli, anche in contrasto tra di loro, che frenano i Comuni e le Province, ma anche le sezioni interne della Regione, ovvero Energia e Paesaggio, costringendo tutti gli attori nel limbo.

Paolo Pagliaro_foto Regione Puglia

La nota del consigliere regionale Paolo Pagliaro, capogruppo La Puglia Domani (nella foto), conferma questa situazione: «Valutazione d’impatto ambientale: è in quest’autorizzazione che si gioca la partita del sì o del no agli impianti energetici da fonti rinnovabili. Le cosiddette energie pulite che pretendono di avere licenza di distruggere il territorio, divorando suolo agricolo, vetrificando le campagne e innalzando spaventose torri eoliche che sfigurano il paesaggio. A questa avanzata bisogna opporsi con chiarezza, ponendo paletti inamovibili, preservando i suoli agricoli e relegando gli impianti eolici e fotovoltaici nelle zone già degradate, nelle aree industriali, nelle cave dismesse, sui tetti delle abitazioni come si fa nei Paesi più avanzati sul fronte della tutela ambientale».

Ecco perché, come suggerisce Amati, è necessario un intervento legislativo incisivo e risolutivo, che sblocchi la Puglia allineandola alle direttive comunitarie e nazionali perché, «mentre la burocrazia tiene bloccate queste istruttorie – chiude Amati – l’Italia continua a fare i conti con inquinamento e con le bollette salate. La causa maggiore dell’incremento tariffario è addebitabile a carenze nelle forniture, per cui l’obiettivo del 30% del fabbisogno nazionale da rinnovabili, da raggiungere entro il 2030, è una necessità economica».

Di fronte ad una situazione politica e burocratica del genere è inevitabile che la confusione regni sovrana e che la transizione ecologica subisca un duro colpo. È facile così ottenere vantaggi, anche illeciti, “lavorando” tra le “pieghe” legislative, mentre l’inquinamento procede indisturbato. Ma superare questo scoglio è abbastanza semplice: basta eliminare la burocrazia e semplificare al massimo ogni passaggio. Ma siamo pronti a fare questo passo?

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