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Cambiamento climatico, l’emergenza non fa notizia

60 milioni di persone nel mondo soffrono la fame a causa di El Niño, molti altri milioni si trovano nella stessa situazione a causa del cambiamento climatico: eppure i principali organi di informazione europei e americani non trattano la questione come una notizia da prima pagina. Lo rivela il rapporto di un nuovo studio finanziato dal Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).

«È incredibile che in un anno in cui abbiamo registrato temperature record, 32 gravi siccità e perdite di raccolti di entità straordinaria i media non mettano le notizie sul cambiamento climatico in prima pagina», spiega il presidente dell’IFAD, Kanayo F. Nwanze. «Il cambiamento climatico è la sfida più grande che oggi il nostro mondo si trovi ad affrontare e il modo in cui i media lo descrivono è di vitale importanza per prevenire crisi future».

Badoulerey (Nigeria): arbusti piantati per prevenire l'erosione delle dune a causa del vento (©David Rose/Panos Pictures)

Badoulerey (Nigeria): arbusti piantati per prevenire l’erosione delle dune a causa del vento (©David Rose/Panos Pictures)

Il rapporto, “La storia non detta: il cambiamento climatico non fa notizia” analizza l’ampiezza della copertura mediatica relativa al cambiamento climatico in due periodi distinti: due mesi prima della ventunesima sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP21) a Parigi, e due mesi dopo. La presentazione del rapporto giunge pochi giorni prima che i leader mondiali si riuniscano nella sede delle Nazioni Unite di New York per firmare l’accordo di Parigi raggiunto a conclusione della COP21.

Queste alcune delle conclusioni più rilevanti emerse dallo studio:

Le notizie sul cambiamento climatico mancavano del tutto, o erano presenti in numero ridotto, nei servizi e negli articoli dei principali organi di informazione in Europa e negli Stati Uniti prima e dopo la COP21.

Il numero di notizie sulle conseguenze del cambiamento climatico, come le migrazioni, risultava dimezzato nei mesi successivi alla COP21 e raramente persone colpite in prima persona dall’impatto del cambiamento climatico venivano intervistate (o anche solo menzionate) negli articoli o nei servizi.

Inoltre «lo studio dimostra che in media il pubblico di fruitori abituali dell’informazione vuole sentire notizie costruttive che diano risalto a possibili soluzioni alla questione del cambiamento climatico, mentre è proprio questo che manca nei notiziari dei principali organi di stampa e di informazione televisiva», spiega Sam Dubberley, ex giornalista e direttore della Kishnish Media Ltd, nonché autore del rapporto.

I risultati della ricerca sono ricavati da un’analisi dei contenuti delle notizie pubblicate e trasmesse da alcuni tra i media più diffusi e autorevoli: TF1 e France 2 in Francia, RAI e LA7 in Italia, BBC e Channel 4 nel Regno Unito e CBS e NBC negliUSA, oltre alle prime pagine delle edizioni cartacee di Le Monde, Libération, Corriere della Sera, La Repubblica, The Guardian, Daily Mail, New York Times e USA Today. Il rapporto, inoltre,  è arricchito da uno studio di gruppi campione che analizza sia ciò che i lettori comprendono sulle migrazioni causate da scarsità di cibo e problemi climatici, sia le loro impressioni sulla copertura mediatica fornita per queste notizie. Il rapporto verifica inoltre di quali esperti sia riportato il parere negli articoli e nei servizi e se sia dato o meno spazio alla voce di migranti e agricoltori.

Nel 2014 l’IFAD aveva finanziato una ricerca che analizzava l’approccio di 19 importanti organi di informazione locali e internazionali alle notizie relative alle migrazioni e, in particolare, a sicurezza alimentare e agricoltura, e a come influenzassero le migrazioni. La ricerca era incentrata su due notizie finite in prima pagina durante l’estate del 2014 (la crisi al confine tra Stati Uniti e Messico e il conflitto in corso nel Sudan del Sud, che hanno creato un gran numero di migranti). Anche quel rapporto ha evidenziato che la copertura relativa a tali argomenti era piuttosto superficiale e in particolare che spesso nei servizi non veniva dato spazio alle voci dei migranti.

Per scaricare il rapporto

 

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