Archeologia, Venafro “culla” un bimbo di 8 mila anni fa

I reperti recuperati sono costituiti da ossa umane e animali e da vasellame

L’archeologia al Sud ha una nuova frontiera: è Venafro, in Molise. I tecnici della Soprintendenza dei Beni Culturali continuano a scavare senza sosta nelle località Tenuta Nola e Camiciola, sperando che il sottosuolo porti alla luce altri tesori come i due insediamenti neolitici scoperti recentemente e che porteranno inevitabilmente a riscrivere la storia dell’archeologia nel centrosud. Nei giorni scorsi, infatti, durante i lavori  per un metanodotto sono venuti alla luce due insediamenti neolitici  rimasti intatti nel tempo.

Bambini ed elefanti – Ma cosa è stato scoperto di così clamoroso  da far esclamare agli esperti che da Venafro si riscrive la storia dell’archeologia? Andiamo a scoprirlo insieme: nel sito di località Camiciola, trovato intatto grazie ad un’esondazione  del Volturno che lo ha praticamente sigillato con il limo, sono stati trovati importanti resti faunistici e ossa umane di adulti. Per gli esperti  costituirebbero il segno evidente di come fosse abitudine diffusa seppellire i defunti all’interno dei villaggi. Nel sito, che presenta una stratigrafia intatta, sono venute alla luce anche strutture abitative, mura e alcune tombe.

Purtroppo i reperti sono ancora custoditi in una tenda all’interno dell’area degli scavi

Ancora più interessante però è il sito di Tenuta Nola dove il clou dei ritrovamenti è costituito dall’impronta di un bambino molto piccolo vissuto  probabilmente 5-6 mila anni prima di Cristo di cui solo le ossa lunghe sono chiaramente leggibili. Di grande effetto anche il ritrovamento di una costola di elefante, ma in questo caso bisognerà attendere i risultati delle indagini al Carbonio 14 per risalire all’epoca giusta. Nel sito di Tenuta Nola, inoltre sono state trovate anfore, olle e e ceramiche tutte molto ben conservate.

Archeologia preventiva – «Il materiale scoperto – ha detto il direttore regionale dei Beni Culturali, Gino Famiglietti – è molto significativo e rappresenta il frutto della cosiddetta archeologia preventiva, fatta di verifiche previste dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio propedeutiche alla realizzazione di lavori pubblici in aree ritenute di interesse archeologico». Resta però da capire dove raccogliere i reperti per valorizzarli adeguatamente. Famiglietti pensa al Verlasce, l’anfiteatro di epoca romana in fase di restauro. Il direttore regionale dei Beni Culturali lo ritiene infatti  il luogo più idoneo per il Museo  del Neolitico, dove i villaggi dell’Homo Venafranus potrebbero essere ricostruiti e mostrati al pubblico nella loro interezza come avviene in altre parti d’Europa. Al momento però molti reperti si trovano nell’area degli scavi all’interno di una tenda assolutamente priva di protezione. Cosa che ha già fatto storcere il naso a più di qualcuno.

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