
Tutela delle risorse, rispetto del mare e dei fiume, e proteine di qualità, ma l’Italia sceglie ancora l’estero
Anche l’acquacoltura è agricoltura. Al pari della terra, riguarda la coltivazione, o meglio l’allevamento, sia in mare e sia nei fiumi e nei laghi, perché anche queste sono risorse che vanno tutelate per il bene di tutti.
Con questa consapevolezza l’Associazione Piscicoltori Italiani-API, aderente a Confagricoltura, ha partecipato a Fieragricola 2026, portando al centro della principale manifestazione agricola nazionale il ruolo dell’acquacoltura come segmento avanzato dell’agricoltura italiana.
Aprendo il convegno “Acquacoltura è agricoltura”, il Presidente dell’API Matteo Leonardi ha ribadito che il benessere animale costituisce una priorità strutturale dell’acquacoltura italiana, sia negli impianti a mare sia in quelli in acqua dolce. «Il benessere animale non è un adempimento. È una responsabilità e una scelta strategica per l’intero comparto».
Nel quadro delle attività previste ai sensi del PNT 2025–2027, l’attenzione al benessere si dovrà tradurre anche nell’adozione diffusa di tecnologie intelligenti e sistemi di gestione avanzata. Oltre l’80% degli impianti italiani – dalla troticoltura agli allevamenti di orata e spigola – sta progressivamente dotandosi di sensori di ultima generazione, monitoraggio ambientale continuo e strumenti di gestione digitale.
Si parla sempre più di acquacoltura 4.0: controllo in tempo reale dei parametri dell’acqua, gestione dell’alimentazione, analisi dei dati e possibilità di intervento da remoto anche tramite smartphone. Una trasformazione che consente di prevenire situazioni di stress nei pesci di allevamento, migliorare la stabilità delle produzioni e rafforzare la sostenibilità ambientale.
Innovazione biologica e innovazione digitale convergono così in un sistema che integra conoscenza scientifica e gestione tecnologica avanzata.
L’acquacoltura italiana ha prodotto 51.000 tonnellate di pesce per un valore di 287,6 milioni di euro. Le principali specie allevate sono la trota, in prevalenza in impianti a terra, e le specie marine come orata e spigola.
Nonostante questo, circa l’85% del pesce consumato in Italia proviene dall’estero. Il comparto italiano si distingue per standard elevati di sostenibilità, tracciabilità e controllo sanitario, ma necessita di condizioni strutturali e pianificatorie coerenti per favorire investimenti e sviluppo.
Coltivare il mare e coltivare i fiumi significa investire in tecnologia, benessere animale e sostenibilità. Significa rafforzare un comparto che contribuisce alla produzione di proteine di qualità, nel rispetto dell’ambiente e delle regole sanitarie.
L’acquacoltura italiana è agricoltura. Ed è sempre più tecnologia e responsabilità.


