

Chi l’avrebbe mai detto che a proteggere ed aiutare la salvaguardia degli alberi ci avrebbero potuto pensare… i telefoni cellulari. In questo mondo dove spesso natura e tecnologia tendono più a cozzare invece di cooperare, ecco dall’Amazzonia una – forse – bizzarra ma quanto mai efficace idea di difendere gli imponenti arbusti di una delle foreste più famose e importanti del mondo.
La Rainforest Connection di Topher White – Come una di quelle storie a metà tra il caso e l’ineluttabile destino, l’autore di questa originalissima applicazione, l’ingegnere e fisico americano Topher White, racconta di una passeggiata nella foresta del Borneo – sud est asiatico – nel 2011, in cui ha notato come il “rumore armonico” della natura andava a sovrastare tutto il resto… anche quello provocato da una motosega, per esempio.
Da qui la sua idea. Con qualche anno di sviluppo e sperimentazioni, ecco venire alla luce la Rainforest Connection: recuperando vecchi telefoni cellulari (che tra l’altro sono diventati negli ultimi anni uno dei fattori di inquinamento visto il massiccio utilizzo e il non facile smaltimento) e applicandovi attorno dei piccoli pannelli solari, come un fiore, questi possono essere in grado di recepire i suoni che provengono dal bosco, scindendone quelli naturali (cinguettii, versi di animali, foglie al vento) da quelli più artificiali e di matrice antropologica. Sugli smartphone vengono registrati quei rumori di motosega o altri congegni utilizzati nell’abbattimento degli alberi; in questo modo può essere più facile rintracciare – addirittura nel raggio di qualche chilometro – i “bracconieri degli alberi” che riescono abilmente a mimetizzarsi nella natura sfuggendo ai rangers, in difficoltà nel dover controllare costantemente ettari ed ettari di foresta.
Low tech contro la deforestazione – Un successo su tutta la linea, quella del 33enne statunitense. Benché il WWF, in occasione del World Environment Day 2015, abbia parlato di un trend in miglioramento negli ultimi 10-15 anni rispetto all’ultimo decennio del XX secolo, il dato resta tuttavia a dir poco allarmante: il tasso di deforestazione si attesta sui 13milioni di ettari l’anno. Combatterla è un dovere morale di ogni individuo; combatterla in maniera intelligente, originale e riciclando è il passo in avanti che ha compiuto White: non solo i telefonini sono riciclati, ma anche i pannelli solari vengono realizzati con materiale di scarto. Dal garage di casa dei genitori, dove tutto è nato, ora Rainforest Connection si sta diffondendo a macchia d’olio. E chi ne ha richiesto qualche prototipo da installare nella propria zona, nella maggior parte dei casi, è diventato un collaboratore.
Un successo su scala mondiale, insomma. E pensare che tutto comincia con un vecchio cellulare, di quelli che molte volte, troppo frettolosamente, accantoniamo perché magari è soltanto passato di moda…
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