Via Amendola e dintorni: storia di una lunga lottizzazione “made in Bari”

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Bari, via Amendola

Ultima puntata del resoconto di una lunga e complicata storia che coinvolge l’area intorno a Via Amendola, a Bari. Scarsa chiarezza, superficialità, indifferenza ai vincoli paesaggistici e architettonici? Ricostruiamo cosa è successo dal 2010 ad oggi

(L’autore, il giornalista Enzo Del Vecchio, è rappresentante del Comitato dei residenti dell’Executive Center di via Amendola, a Bari)

Le vicende legate all’imponente massa di lavori che stanno interessando una vasta area del comprensorio barese che insiste attorno a via Amendola, dall’inserzione con via Capruzzi all’innesto con la statale 100, hanno una loro ben precisa data di inizio. E si sono dispiegate con azioni che hanno avuto ora andamento quasi “carbonaro” per non dire fortemente elusivo, ora con “sorprese” a colpi di annunci e conferenze stampa.

Su Via Amendola interventi “a sorpresa”

Una prima sorpresa arrivò come uno schiaffo nella primavera di dieci anni fa quando si scoprì che uno dei suoli destinati ad aree al servizio  della residenza dell’Executive Center era stato concesso dal Comune di Bari all’Associazione “Custodi del Creato onlus” per la realizzazione di un centro per la pet-therapy destinato ai minori colpiti da malattie oncologiche. Fu quello il primo atto di un’azione che, ferma restando l’utilità del progetto in sé, comunque progressivamente  cancellava i diritti delle migliaia di famiglie residenti nell’Executive Center.

Un secondo atto, molto più grave del primo, si verificò sempre in quello stesso periodo: era per la precisione l’estate del 2011 quando, in una delle mattinate afose di fine luglio, i residenti di via Amendola dell’Executive Residence, videro a prima ora alcune persone in giacca e cravatta che davano di piccone e di martello per spianare una area a ridosso della masseria De Tullio del 1500. Lavori in pieno svolgimento con piccole macchine movimento terra, fatti senza alcuna informativa (con cartelloni o altro elemento segnalatore), che indussero molti dei residenti  a scendere subito in strada per chiedere chi fossero quei tizi e cosa stessero facendo: e tutto ciò mentre in effetti si distruggevano in rapida successione, prima una costruzione,  un trullo adibito a deposito di materiale agricolo, coevo della masseria cinquecentesca, e poi si abbattevano alcuni alberi secolari tra cui un bellissimo carrubo.

Una visita negli uffici del Comune di Bari e il ricorso alla Polizia Edilizia consentirono di scoprire che quei signori erano i titolari di una concessione rilasciata dagli Uffici Tecnici del Comune di Bari alla Associazione dei Testimoni di Geova di Carrassi e Poggiofranco per la costruzione del più grande tempio religioso di Puglia riservato a questa comunità.

La cosa più sorprendente di tutte è che i responsabili degli uffici tecnici del Comune di Bari, dopo un bando che dettava tempi strettissimi per accedere alla concessione, avevano dato il via libera 1) in piena estate e 2) senza curarsi minimamente di sapere e soprattutto verificare se quel terreno, a ridosso di una masseria cinquecentesca, fosse o meno idoneo per quel fine visto che si trovava e si trova, peraltro, proprio in linea con il futuro innesto stradale della futura stazione ferroviaria FS-Rfi e SudEst.

Freneticamente ci mettemmo in azione per cercare di fermare questo sfregio, mentre gli operai in giacca e cravatta della Comunità religiosa a loro volta acceleravano i lavori preliminari innalzando muretti e reticolati addirittura muro a muro con la masseria storica. Un autentico sfregio che beffardamente si stava compiendo a danno di un patrimonio che proprio il Comune per primo avrebbe dovuto proteggere .

Fu in quel momento che scoprimmo che, incredibilmente, secondo gli allora incartamenti catastali, l’unico bene vincolato di tutta via Amendola, a Bari, era Villa Bonomo. Rapidamente ci recammo presso la Soprintendenza ai Beni Architettonici di Puglia, retta allora  dal dr. Larocca (oggi soprintendente della Campania), ed ottenemmo – dopo la tempestiva perizia operata dall’arch. Pellegrino e dal geom. Gagliardi (della stessa Soprintendenza) – l’apposizione di vincolo sia per la struttura che per l’area di rispetto della masseria cinquecentesca e dell’annessa chiesetta di San Gaetano del 1700.

E così finalmente, prima con l’intervento della polizia edilizia, poi con il sopralluogo dell’allora assessore all’urbanistica Elio Sannicandro e infine  con la visita dell’ing. Decaro, oggi sindaco e all’epoca delegato ai trasporti della giunta Emiliano, si arrivò al blocco dei lavori della Chiesa dei Testimoni di Geova. Blocco che -a quanto si seppe poi- era stato deciso con l’impegno di trovare un altro suolo, in altra zona di Bari, da adibire a tempio religioso della stessa comunità. Ma quel cantiere è tuttora lì sotto gli occhi di tutti e i residenti dell’Executive Center mantengono alta attenzione e preoccupazione.

Sarà un caso infatti ma, mentre in proposito l’ex assessore all’urbanistica Carla Tedesco (nella prima amministrazione Decaro) aveva dato disponibilità a trasformare quel terreno in area a verde, a tutt’oggi nulla si muove. Anzi tale impegno non pare affatto confermato dall’attuale amministrazione: basti dire in proposito che l’assessore ai Lavori Pubblici Giuseppe Galasso, richiesto di un chiarimento, non ha mai voluto fornire alcuna risposta.

Nasce il Comitato Executive Center

La terza sorpresa che i residenti dell’Executive Center hanno dovuto fronteggiare  è relativa all’ormai famigerato parcheggio di scambio che l’amministrazione comunale di Bari intende realizzare al servizio della futura stazione FS e SudEst.  Non è un caso che proprio questo annuncio sollevò le maggiori proteste delle migliaia di famiglie ospitate nel grande centro direzionale, con la decisione irrevocabile di costituire il Comitato Executive Center, con un avvocato come presidente, il dr. Maurizio Attanasi, e con un avvocato come consulente nella persona del noto amministrativista dr. Felice Lorusso.

Il primo atto del neonato Comitato fu la richiesta di accesso agli atti della Conferenza dei Servizi tenuta presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti relativamente al progetto definitivo del “riassetto del nodo di Bari-zona Bari sud- (variante tratta Bari centrale- Bari Torre a mare)”.

Una richiesta di accesso agli atti quanto mai faticosa e complessa che alla fine consentì di scoprire che vi avevano partecipato, per la Puglia, un rappresentante della Regione, uno del comune di Triggiano, e uno del comune di Bari. Leggendo gli atti si leggono i nomi di tutti i funzionari ministeriali, dell’Anas e delle Ferrovie Sud Est mentre stranamente per i rappresentanti della Puglia appaiono le generiche diciture “comune Bari”, “comune Triggiano”, “regione Puglia”.

La doccia fredda

Inutilmente abbiamo chiesto, a chi di dovere,  chi fossero i funzionari o gli amministratori designati. Non una mera curiosità ma una necessità sostanziale. E spieghiamo perché. Seguiteci con attenzione.  Mossi dalla evidente necessità di scongiurare la realizzazione del megaparcheggio  decidemmo, con tutti i componenti del Comitato Executive, di incontrare  i tecnici di Rfi-FS . E quale non fu la nostra sorpresa quando scoprimmo che a differenza di quanto ci veniva detto in sede comunale, il parcheggio non era previsto nelle opere Cipe a cura di FS-Rfi ma era stato esplicitamente richiesto solo ed esclusivamente dal Comune di Bari?! Ma chi lo avesse fatto, con tanto di nome e cognome, per conto del Comune di Bari, non è dato saperlo. E tutti i funzionari ai quali lo abbiamo chiesto non hanno saputo o voluto rispondere!

In ogni caso, a prescindere da chi -per conto del Comune- abbia avanzato tale proposta, questo è quanto disse testualmente alla delegazione del Comitato Executive (composta da ben 5 persone, tra le quali chi scrive) il rappresentante delle FS-Rfi:” il megaparcheggio di scambio ce lo ha chiesto il Comune di Bari e se il Comune di Bari vuol ridimensionarlo o cancellarlo a noi sta bene, perché così risparmiamo tempi, costi e lavoro”.

A partire da questo momento il confronto con l’Amministrazione Comunale, e in particolare con l’ass. Giuseppe Galasso, ha avuto un andamento altalenante tra ammonimenti fuori di luogo (“perché avete parlato con FS-Rfi, non ne avevate titolo!”) o affermazioni di disponibilità affidate però “alla necessità di verificare la disponibilità di FS-Rfi” (verifica tuttora in corso e della quale ancora non si conosce l’esito, in relazione alla desiderata richiesta di forte ridimensionamento del megaparcheggio con un numero ridotto di posti auto). Noi del Comitato chiediamo che sia una cifra ridotta al massimo, poche decine di posti auto più taxi e biciclette, per favorire quanto più possibile il trasporto su rotaia a quello su gomma.

Oggi: la mobilitazione sul megaparcheggio

rendering parcheggio Bari
Il rendering del parcheggio di scambio in corrispondenza della Stazione FS e Sud-est

Oggi, nell’anno di grazia 2021, tutta la partita legata a questo megaparcheggio, con le prese di posizione rilanciate dalla stampa locale (con interviste ed editoriali della Gazzetta del Mezzogiorno, in particolare) ha innescato una mobilitazione pressochè totale, non solo dei residenti dell’Executive ma anche di tutti i condominii che si affacciano su via Amendola: da via Sette, a via Hanehmann, da via Laforgia a viale Einaudi. E ora sono veramente molte migliaia le persone che hanno aperto gli occhi sul futuro di tutta l’area, nella convinzione che occorre fare ogni sforzo per salvaguardare quel  poco di verde e territorio naturale che questa parte di Bari ha miracolosamente salvato dalle speculazioni edilizie degli ultimi 50 anni. In proposito anzi è stata lanciata una sottoscrizione online che ha raggiunto cifre ragguardevoli e che si arricchisce ogni giorno di più di adesioni e richieste di intervento. Lo stesso proprietario di Villa Serena si è detto disponibile a sviluppare a sue spese un ulteriore rimboschimento della zona interessata.

Adesioni che partono anche dalla scoperta che esiste da anni un grande parcheggio di scambio, alle spalle dell’ Ikea in zona Mungivacca, a circa 600 metri in linea d’aria dal luogo nel quale il Comune vuole realizzare il megaparcheggio in zona Executive. Se il Comune dovesse alfine decidere per la soluzione Ikea, in un colpo avrebbe dato un contributo reale allo snellimento del traffico in via Amendola, invitando di fatto migliaia di automobilisti a fermarsi nel parcheggio Ikea, per prendere poi il trenino SudEst in grado di portarli in pochi minuti negli uffici dell’Executive o in stazione centrale o in aeroporto. Una soluzione ottimale che proietterebbe Bari in una moderna dimensione di green new deal. Resterà un sogno? Oppure finalmente, con una presa di coscienza da tutti auspicata, ne terrà conto l’amministrazione del sindaco Decaro che detiene anche la delega di assessore all’urbanistica?

Una cosa è certa però: da più parti, sia nel Comitato Executive che negli altri gruppi organizzati attorno alla sottoscrizione on line, si ribadisce la necessità di operare con tutte le vie legali percorribili, per non assistere inermi alla devastazione dell’ultimo lembo di territorio naturale di questa parte di Bari. (3.Fine)

 

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