Uranio impoverito e amianto, condannati i Ministeri della Difesa e Interno

Foto di HUNG QUACH da Pixabay

Il Tribunale di Verona ha condannato i dicasteri a riconoscere come vittima del dovere il tenente Sergio Cabigiosu che aveva contratto la leucemia mieloide cronica

 

Il tenente di fanteria alpino, Sergio Cabigiosu, malato di leucemia mieloide cronica a causa dell’esposizione a vari cancerogeni, è stato riconosciuto dal Tribunale di Verona come vittima del dovere, condannando i Ministeri della Difesa e dell’Interno. Ora riceverà tutti i benefici spettanti per legge attraverso la speciale elargizione di 285mila euro, oltre agli assegni vitalizi mensili per un importo complessivo di 2.100 euro che percepirà a vita.

SERGIO CABIGIOSU CON COMMILITONE

Il tenente Cabigiosu, 50 anni, residente a Verona, dopo un primo periodo nel centro di addestramento, è stato collocato in servizio presso il VI Reggimento Alpini, con diversi trasferimenti, tra i quali è stato anche impiegato in diverse missioni all’estero, tra cui l’operazione Joint Forge a Sarajevo.

Nel 2017, all’età di 44 anni, ha ricevuto la diagnosi della patologia asbesto correlata che gli ha causato un grave danno biologico al 100%, inequivocabilmente, quindi, legata all’esposizione a radiazioni dovute all’uso di proiettili all’uranio impoverito. Il tenente ha subìto anche esposizione all’amianto, sia nelle caserme in Italia, che a Sarajevo.

Per il riconoscimento dei benefici amianto il tenente si è quindi rivolto all’Osservatorio Nazionale Amianto, che ha presentato ricorso innanzi il Tribunale di Verona, ottenendo ragione dal giudice il 10 luglio 2024, sentenza appena passata in giudicato, quindi definitiva e inappellabile.

Si tratta di un caso analogo a quello del giornalista Rai Franco Di Mare, impegnato anche lui come inviato di guerre, e che ha frequentato gli stessi luoghi di Cabigiosu, con alte contaminazioni di amianto e di radiazioni a nanoparticelle di metalli pesanti dovuti anche all’uso di proiettili all’uranio impoverito. È stato accertato che i nostri militari non furono informati del rischio dell’esposizione, né del fatto che fossero impiegati in zone altamente contaminate, né dotati di strumenti di protezione e prevenzione.

Si tratta di una sentenza molto importante perché inverte l’onere della prova per esposizione a radiazioni e nanoparticelle di metalli pesanti e radioattivi ed è molto importante anche nell’ottica di risarcimento del danno subito dal militare per le esposizioni nel nostro Paese e nel territorio balcanico” – sottolinea Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio.

Sono più di 8mila i malati e più di 400 i morti, solo per l’uso di proiettili all’uranio impoverito. Una strage nella strage che richiede giustizia per entrambe.

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